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Pensieri in libertà

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PERCHE’ DOBBIAMO RINASCERE

Hippolyte Léon Denizard Rivail nacque a Lione nel 1803 e morì nel 1869. Le sue spoglie riposano a Parigi. Fu educatore della gioventù, scrittore, esperto di esperienze medianiche e medium egli stesso.

Ebbe il coraggio di mettere nero su bianco le proprie esperienze che ha racchiuso in diversi libri:

 

  • Il libro degli Spiriti
  • Il Vangelo secondo gli Spiriti
  • Il libro dei medium
  • Genesi, miracoli, profezie
  • Il Cielo e l’Inferno

I libri sono firmati Allan Kardec, uno pseudonimo suggeritogli da un’entità. Lo scrittore fa presente che spiritualismo è l’opposto di materialismo; perciò, coloro che credono di avere in sé qualche cosa di diverso dalla sola materia sono spiritualisti. Nel campo della comunicazione con gli spiriti, per non creare fraintendimenti, egli preferisce utilizzare i termini “spiritico/spiritismo” piuttosto dei preesistenti “spirituale/spiritualismo” già utilizzati nel modo di parlare della Chiesa. Cambia la terminologia, non la sostanza delle cose.

L’insegnamento degli Spiriti, cioè lo spiritismo, ha come principio le relazioni fra il mondo materiale e il mondo invisibile, cioè fra gli uomini e gli Spiriti e il libro che meglio illustra le realtà del dopo morte è: Il libro degli Spiriti. A dettare gli argomenti del libro sono stati, fra i tanti, gli Spiriti di coloro che oggi conosciamo col nome di San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino, San Vincenzo De’ Paoli, San Luigi, lo Spirito di Verità, Socrate, Platone, Fénelon, Franklin, Swedenborg e molti altri.

Esaminiamo alcune domande e risposte, relative alla vita e all’evoluzione spirituale dell’uomo, che sono presenti nel libro:

166 – In qual modo l’anima, che non ha conseguito la perfezione durante la vita corporea, può finire di purificarsi?

«Col subire nuove esistenze».

Dunque, l’anima ha più esistenze corporee?

«Sì, noi tutti abbiamo avuto parecchie esistenze. Coloro che dicono il contrario vogliono mantenervi nell’ignoranza in cui sono essi stessi».

– Significa che, dopo aver abbandonato un corpo, lo spirito si reincarna in un nuovo corpo?

«Precisamente».

167 – Qual è lo scopo della reincarnazione?

«Espiazione e miglioramento progressivo dell’umanità; altrimenti, dove sarebbe la giustizia?».

169 – Il numero delle incarnazioni è lo stesso per tutti gli Spiriti?

«No, chi progredisce rapidamente si risparmia nuove prove.
In ogni modo, queste incarnazioni successive sono sempre numerosissime poiché il progresso è quasi infinito».

171 – Su cosa si regge il principio della reincarnazione?

«Sulla giustizia di Dio e sulla rivelazione. Un buon padre lascia sempre aperto a tutti i suoi figli una possibilità al pentimento. Non sarebbe ingiusto privare per sempre dell’eterna felicità tutti quelli che non ebbero la possibilità di migliorarsi?».

907 – Il principio delle passioni, che viene dalla natura stessa, è cattivo di per sé stesso?

«No, il male della passione consiste nell’eccesso volontario, poiché il principio fu dato all’uomo a fin di bene. Ma egli ne abusa e lo converte in colpa».

908 – Come capire quando le passioni cessano di essere buone o cattive?

«Le passioni sono come i cavalli: utili se domati, pericolosi se selvaggi. Sappiate dunque che una passione diviene dannosa quando non potete più dominarla e, in una maniera qualsiasi, arriva a nuocere voi stessi o gli altri».

959 – Da dove proviene il sentimento istintivo che l’uomo ha della vita futura?

«Prima d’incarnarsi il suo spirito la conosceva e ancora conserva un vago ricordo di ciò che sa e che ha visto quando era nello stato spiritico».

964 – Dio segue tutti i nostri atti per ricompensarci o punirci?

«Egli ha messo le sue leggi per regolarli: se le violate è colpa vostra. Se un uomo commette un eccesso, Dio certamente non pronuncia una sentenza contro di lui per dirgli, ad esempio: “Hai disobbedito ed io ti punirò!”. Egli ha tracciato un limite: le malattie, e spesso la morte, sono la conseguenza degli eccessi. Ecco il castigo, cioè, il risultato dell’infrangere le leggi».

965 – Le gioie e i dolori dell’anima dopo la morte hanno qualche cosa di materiale?

«Il buon senso da solo vi dice di no, poiché l’anima non è materia. Quelle gioie e quei dolori non hanno niente di carnale e tuttavia sono mille volte più vivi di ciò che provate sulla Terra, perché lo Spirito disincarnato è più impressionabile, poiché la materia non ne attutisce più le sensazioni».

1.009 – Le pene imposte possono essere eterne?

«Interrogate il vostro buon senso, la vostra ragione, e chiedetevi se una condanna ad una pena eterna per qualche momento di errore non sarebbe la negazione della bontà di Dio! E, veramente, che cosa è mai la vita, anche la più lunga, in confronto all’eternità? Che gli antichi abbiano visto nel Signore dell’universo un Dio terribile, geloso, vendicativo, si capisce: nella loro ignoranza hanno attribuito alla Divinità tutte le passioni degli uomini.

Ma quello non è il Dio fatto conoscere dal Cristo, che colloca l’amore, la carità, la misericordia, il dimenticare le offese tra le prime virtù. Non è una contraddizione volere attribuirgli sia una bontà infinita che una vendetta senza fine?

Potrebbe Egli obbligare i suoi figli alla giustizia se non avesse dato loro i mezzi per comprenderla? Del resto, non è il lato sublime della Giustizia, accoppiata con la bontà, far dipendere la durata delle pene dagli sforzi del colpevole? In questo sta la verità delle parole: “A ciascuno secondo le sue opere”.

Dedicatevi con tutti i mezzi che sono in vostro potere a combattere, a distruggere l’idea della eternità delle pene, sacrilega bestemmia contro la giustizia e la bontà di Dio. L’uomo, dopo aver dissipato le tenebre del Medioevo, ne intuì la mostruosa ingiustizia, ma le autorità religiose si sono sempre astenute dal pronunciarsi chiaramente. L’eternità dei castighi corrisponde all’eternità del male; fino a che fra gli uomini esisterà il male, esisteranno i castighi. In questo senso si devono interpretare i testi sacri. La vostra intelligenza è certamente limitata, ma tuttavia è il più grande dei doni di Dio ed è gravissima colpa non farne uso. Ora, non è possibile che ci sia un uomo solo, di buona fede e che faccia uso della ragione, il quale intenda in un altro modo l’eternità delle pene.

Castighi eterni? Ma allora bisognerebbe ammettere l’eternità del male. Però, ammettere che Iddio abbia voluto creare il MALE ETERNO significherebbe negare il più magnifico dei suoi attributi, cioè la sua ONNIPOTENZA, perché non può essere onnipotente chi è costretto a creare un elemento che distrugga le sue opere. L’idea dell’inferno con le sue fornaci ardenti e con le sue bollenti caldaie, poté avere una qualche efficacia ed essere perdonabile in tempi di oscurantismo e di generale ignoranza, ma oggi è uno spauracchio che non terrorizza più nessuno».

 

IL FLUIDO COSMICO UNIVERSALE, FONTE DI GUARIGIONE

La materia elementare primitiva universalmente presente è chiamata fluido cosmico universale, come viene spiegato nel libro “LA GENESI” di Allan Kardec; questo, modificandosi e trasformandosi, genera le innumerevoli varietà dei corpi, più o meno densi, presenti nella natura degli infiniti mondi.

Questo principio elementare è disponibile in due condizioni distinte:

  • eterea, cioè, gassosa, impalpabile, trasparente, che è la condizione primitiva emanata dalla Coscienza Assoluta, Dio. Vibrazioni di energia.
  • materializzata, ossia, palpabile, consistente, ciò che chiamiamo “materia”. Le vibrazioni dello stato etereo si condensano in atomi, poi molecole, poi cellule e infine in materia fisica.

Ciascuno di questi due stati dà origine, a sua volta, a due realtà distinte. Quella eterea è responsabile dei fenomeni spirituali (mondo invisibile) e quella materiale è responsabile dei fenomeni materiali (mondo visibile).

Il fluido cosmico non è uniforme. Pur rimanendo etereo, può subire modificazioni generando una grande varietà di fluidi diversi. Nel mondo spirituale, questi fluidi sono percepiti dagli spiriti così come gli incarnati percepiscono la materia, ossia, come qualcosa di consistente, di solido. Gli spiriti possono combinare questi fluidi per ottenere determinati effetti, così come gli uomini mescolano le varie materie per ottenere i prodotti desiderati.

Nel mondo spirituale, solo gli spiriti più evoluti, buoni o cattivi, comprendono come modificare i fluidi, come sulla Terra solo persone competenti sanno maneggiare la materia base per ottenere altre materie.

Il fluido universale originario, uscito dalla Coscienza Universale, ha una purezza assoluta della quale l’uomo non può farsi un’idea (è lo stato più etereo). Il suo opposto è il fluido trasformato in “materia” (è lo stato più denso, pesante).

Tutto ciò che l’uomo chiama “materia” deriva perciò da modificazioni, condensazioni, del fluido cosmico universale, per cui, una volta disgregata, la “materia” torna ad essere fluido cosmico. La solidificazione del fluido cosmico in “materia” è in realtà uno stato transitorio, temporaneo, del fluido universale.

Uno dei prodotti più importanti del fluido cosmico è il PERISPIRITO, che è il corpo fluidico degli spiriti. Il corpo perispiritico e il corpo carnale degli essere incarnati traggono origine dal medesimo fluido cosmico; tutti e due possiamo considerarli “materia”, anche se in due stati differenti.
Un esempio può darlo la molecola dell’acqua (H2O) che possiamo trovare allo stato liquido, allo stato gassoso (vapore) e allo stato solido (ghiaccio).

Per formare il perispirito, gli spiriti utilizzano i fluidi del mondo in cui si trovano in quel momento. La natura di questo involucro è sempre in rapporto con il grado di evoluzione dello spirito che dovrà servirsene. Quando lasceremo la Terra per mondi più elevati, anche il nostro perispirito sarà più “leggero” perché utilizzerà fluidi più sottili.

Questo problema esiste anche per quelle persone che, da disincarnate, hanno un perispirito così grossolano (perchè legate alle cose che avevano sulla Terra) da scambiarlo per il loro corpo fisico. Così rimangono sulla crosta terrestre convinti di dover ancora badare alle loro faccende (spesso creando fastidi ai vivi).

Gli spiriti inferiori non possono cambiare la natura del loro perispirito a piacimento, perciò non possono spostarsi da un mondo all’altro.

Gli spiriti superiori, invece, possono trasferirsi dove vogliono utilizzando i fluidi del mondo in cui si recano per costruire il proprio corpo, quindi, anche per incarnarsi sulla Terra. È come se un ricco signore indossasse per qualche ora una tuta da lavoro per non sporcarsi gli abiti eleganti che di solito usa.

Anche sulla Terra il perispirito degli incarnati non è uguale per tutti. Man mano che lo spirito dell’incarnato progredisce, potrà utilizzare un perispirito più delicato nel quale saranno sempre meno presenti malattie genetiche o karmiche.

I fluidi vengono mossi e modificati dal pensiero e ne sono il veicolo; questo vale sia per gli incarnati che per i disincarnati. I fluidi trasportano quello che pensiamo come l’aria trasporta i suoni. Questo fatto, sconosciuto alla maggioranza delle persone, può generare tanto bene come tanto male.

Ammettiamo che una persona pensi di voler far del male a qualcuno. Anche se fisicamente non farà nulla, questo pensiero andrà a colpire il perispirito della persona odiata e, a seconda della forza di pensiero, quella potrà provare disagio, malessere o stare male. Questo pensiero maligno, però, andrà ad inquinare anche il perispirito della persona che lo ha emanato procurandogli, in futuro, ciò che ha pensato per l’altra persona.

I fluidi non sono predefiniti, ma prendono il nome, per così dire, dal sentimento/pensiero che li genera. Così, tanto per fare degli esempi, dal punto di vista morale i fluidi possono veicolare: odio, invidia, gelosia, orgoglio, egoismo, violenza, ma anche amore, carità, dolcezza, gioia ecc.

Dal punto di vista fisico possono essere: eccitanti, calmanti, irritanti, soporiferi, tossici, anestetizzanti ecc. In pratica, possono esprimere tutti i vizi e tutte le virtù di uno spirito.

Diamo una breve spiegazione su come i fluidi vengono utilizzati in tutti gli ospedali spirituali durante i trattamenti spirituali eseguiti per richiedere alla Spiritualità miglioramento e/o guarigione.

Come si è detto, il fluido universale è l’elemento base del corpo fisico e del suo perispirito, è ciò che li forma. Chi trasferisce i fluidi curativi è lo spirito di un disincarnato, il quale inserisce nel perispirito della persona le sostanze che gli servono e la guarigione avviene attraverso la sostituzione di molecole malsane con molecole sane. Il potere curativo sarà perciò proporzionale alla purezza della sostanza trasferita, alla forza di volontà che provoca l’emissione dei fluidi e alle intenzioni di colui che li invia. I fluidi che provenissero da una fonte impura possono essere paragonati a medicinali nocivi.

Nella stanza dove si eseguono i trattamenti è presente un medico spirituale, méntore e responsabile di quell’ospedale, il quale comunica attraverso il corpo di un operatore (medium ricevente). Ascolta i problemi delle persone, valuta e suggerisce il trattamento da eseguire, che è sempre di ordine spirituale. Quindi, altri spiriti buoni (medici spirituali) riversano su degli operatori appositamente preparati (medium passisti) i fluidi che servono in quel momento al perispirito delle persone.

Si tratta perciò di un intervento sinergico umano-spirituale. Il fluido spirituale inserisce nel fluido umano le qualità che mancano per un buon esito del trattamento. Poiché le guarigioni di questo genere poggiano su di un principio naturale, ne consegue che le guarigioni non possono essere considerate “miracolose”.

Gli effetti dell’azione fluidica sui malati sono comunque estremamente vari, a seconda delle circostanze e in base ai bisogni, ai meriti, alle scelte karmiche.

A tutti coloro che richiedono i trattamenti spirituali viene raccomandata la preghiera quotidiana, di credere che la Spiritualità agirà nel modo più giusto in quel momento per quella persona, di non scoraggiarsi e abbandonare i trattamenti perché anche il sacrificio e la pazienza vengono valutati dalla Spiritualità (Gesù ha detto: “Chiedete con fiducia e vi sarà dato”, e non “Pretendete e vi sarà dato”).

 

LA NASCITA DI GESU’: LE CONTRADDIZIONI NEI VANGELI

Dal quarto secolo dopo Cristo si festeggia la nascita di Gesù il 25 dicembre. Nel 313 d.C. l’imperatore Costantino dichiara che anche il cristianesimo ha diritto ad essere praticato; vengono restituiti i beni confiscati sotto gli imperatori precedenti ed inizia a prendere forma ufficialmente la religione appena legittimata. Con il concilio di Nicea, nel 325, si definiscono le prime linee guida, si scelgono quali Vangeli ritenere canonici e quali no, si definiscono le prime festività, quali paramenti vestire. Attorno al 330 si decide di sostituire la festa per la nascita del dio Mitra, molto seguito specialmente dai militari, con la ricorrenza della nascita di Gesù. Dei Vangeli, solo due parlano della nascita di Gesù (Matteo e Luca) ma nessuno parla specificatamente di data, mese o anno. Gli stessi racconti non corrispondono; anzi, si potrebbe dire che si tratti di due figure distinte.

Premesso che non ha importanza dove Gesù sia nato, da chi, se fosse primogenito o figlio unico, poiché ciò che interessa è il messaggio d’amore che Lui ha portato nel mondo e che ha cambiato la storia dell’occidente, diamo prima una lettura ai capitoli iniziali dei due Vangeli citati e mettiamoli a confronto. Ne segue che:

SECONDO IL VANGELO DI MATTEO:

Gesù nacque a Betlemme di Giudea.
(Non si dice se già vi abitavano i genitori, se sia nato in casa o in una stalla)

Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme.
(Un paio di anni dopo arrivano dei Magi dall’oriente. Chiedono informazioni ad Erode)

Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre.
(Vengono indirizzati ad una casa di Betlemme dove viveva la famiglia di Gesù. Erano già passati un paio di anni dalla nascita)

Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode.
(Avvertita del pericolo, la famiglia fugge in Egitto)

Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi.
(Erode ordina l’eccidio dei bambini sotto i due anni)

Morto Erode, andò ad abitare in una città chiamata Nazareth.
(Vanno ad abitare a Nazareth. Non è detto nel Vangelo dove abitassero prima della nascita di Gesù)

SECONDO IL VANGELO DI LUCA:

Giuseppe dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
(La coppia abita a Nazareth e si reca a Betlemme)

Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
(Gesù nasce a Betlemme e viene adagiato in una mangiatoia)

C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.
(I pastori vegliano il gregge, perciò si presume che sia estate. Appare un Angelo a portare la notizia)

Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù.
(Dopo una settimana Gesù viene portato nella sinagoga di Betlemme per la circoncisione)

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore.
(Dopo 40 giorni dalla nascita Gesù viene presentato al tempio per offrirlo a Yahwé)

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone. C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle.
(Episodi di Simeone e Anna)

Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazareth.
(Dopo i rituali ritornano a Nazareth)

Dalle informazioni dei due Vangeli si può solo conoscere che Gesù è nato, o è stato fatto nascere, a Betlemme. Le vicende a seguire sembrano appartenere a due figure diverse: una braccata da Erode, l’altra trattata con tutti gli onori. Sull’infanzia di Gesù tutti e due i Vangeli concordano che si è svolta a Nazareth.

Forse, complice il fatto che i Vangeli sono stati redatti decenni dopo i fatti, si è cercato di riempire il vuoto. Può risultare curioso che, della maggior parte delle divinità oggetto di culto nel bacino del Mediterraneo, nel Medio Oriente ed in India si dice che:

  • Nacquero il 25 dicembre o in una data assai prossima a quella
  • Furono generati da una vergine (solstizio d’inverno, il Sole rinasce nel segno zodiacale della Vergine)
  • Vennero alla luce in una grotta o una stanza sotterranea
  • Condussero una vita di strenuo lavoro in favore dell’umanità
  • Furono chiamati col nome di Portatori di luce, Guaritori, Mediatori, Salvatori, Liberatori, Avatar
  • Furono, tuttavia, vinti dalle forze delle tenebre
  • Discesero agli Inferi o in altri mondi sotterranei
  • Risuscitarono da morte e divennero pionieri del genere umano nei regni celesti
  • Fondarono gruppi nei quali si entrava a far parte attraverso un rito battesimale (di acqua o sangue)

Cosa si può dire? Non vale la pena soffermarsi su particolari dei quali quasi certamente non sapremo mai la verità. Quello che conta è conoscere e mettere in atto gli insegnamenti che Gesù, il Cristo, ha insegnato durante i suoi tre anni di predicazione. E non possiamo dire che questi insegnamenti siano troppi, perciò difficili da tenere a mente, perché il filo conduttore è uno solo: AMARE.

  • “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22, 39)
  • “Tutto ciò che desiderate che gli altri facciano a voi, fatelo anche voi a loro” (Matteo 7, 12)

NON SEMBREREBBE MOLTO DIFFICILE…..

QUANTO È LIBERO IL … LIBERO ARBITRIO?

Per LIBERTA’ si intende, generalmente, la possibilità che ha l’individuo di mettere in atto i suoi progetti, idee, desideri.

Questa libertà può essere assoluta o relativa, ma per l’uomo non è proprio il caso di parlare di libertà assoluta. La libertà dell’uomo è sempre relativa e cresce proporzionalmente alla sua evoluzione, alle sue possibilità.

Ciò è logico; infatti, se un individuo poco evoluto avesse una grande libertà, muoverebbe tante cause che lo soffocherebbero. Invece, essendo la libertà proporzionale all’evoluzione, cioè, alla coscienza acquisita, esiste un controllo naturale che restringe il campo di azione degli individui meno evoluti in modo che questi possono mettere in moto solo quelle cause che saranno poi in grado di gestire.

Abbiamo detto che la libertà dell’uomo cresce proporzionalmente alla sua coscienza; ossia, quanto più l’individuo è evoluto, tanto più è libero.

L’ampliamento della coscienza si raggiunge sottostando a tre leggi:

  • Legge di evoluzione (passaggio da mondi inferiori a mondi superiori)
  • Legge di reincarnazione (attraverso numerose incarnazioni per acquisire esperienza)
  • Legge di causa ed effetto o karma (pagando man mano i debiti accumulati)

È solo la crescita morale dell’individuo che lo rende libero, non perché lo mette nelle condizioni di poter fare qualunque cosa voglia, ma perché lo spinge sempre di più verso ciò che la sua coscienza giudica come un “bene”. Il dolore che l’uomo incontra nel suo percorso di crescita non è il castigo per le colpe commesse, ma un efficace mezzo di deterrenza, utile a fargli comprendere una verità.

La libertà relativa di cui gode l’uomo gli concede solo una certa gamma di azioni e la possibilità di realizzare alcuni suoi progetti, ma ciò non vuol dire che nascano in una atmosfera di libertà, perché possono essere dettati da certe necessità, in quanto la libertà di scelta è rappresentata dalle soluzioni disponibili. La libertà relativa permette all’uomo di soddisfare le necessità relative a un suo progetto; però, il progetto non è sempre frutto della sua libertà, ma spesso deriva da un dovere che egli si rende conto di dover assumere.

Che cosa è quindi la vera libertà? Per libertà si intende “assenza di limitazioni”. Un individuo libero, uno spirito libero, è colui che è al di fuori di ogni influenza, che non ha necessità alcuna, che non conosce limitazione alcuna, che, volendo, può fare tutto quello che vuole. Quando l’individuo ha raggiunto il massimo dell’evoluzione, allora gode della più ampia libertà.

Tuttavia, l’individuo evoluto non compie tutte le azioni possibili. Si può allora considerare che sia limitato? No. Semplicemente, l’individuo evoluto non vuole compiere certe azioni. Sarebbe limitato se dovesse compierle, perché allora farebbe qualcosa contro il suo bene.

Quando uno spirito avrà raggiunto la massima evoluzione, egli sarà consapevole di essere una sola cosa con il Tutto (“Io e il Padre siamo una cosa sola” – Giovanni 10),  si identifica con l’Assoluto, Dio, e non è soggetto ad alcuna limitazione. C’è assoluta libertà. Ma, a quel punto, pensa e desidera quello che pensa e desidera Dio e… Dio è AMORE.

A cosa è direttamente collegata la nostra libertà?

Alla legge di causa ed effetto. Certo, abbiamo per ogni azione, in ogni situazione, la possibilità di scelta, ma in base alle scelte che facciamo andiamo ad alimentare il nostro karma positivo o negativo. È inutile ricordare che nella maggioranza dei casi ci carichiamo di nuovo karma negativo e questo è il motivo per cui, dopo decine, centinaia di reincarnazioni, siamo ancora qui a cercare di pagare i debiti accumulati.

I nostri sbagli producono un effetto di triplice natura:

– effetto immediato, in quanto colui che sbaglia non progredisce;

– effetto che si ha dopo la morte, dato dal rimorso per non aver fatto ogni sforzo per migliorarsi;

– effetto nelle prossime esistenze, in quanto chi sbaglia, per giustizia, rimane vincolato alla legge karmica fino a quando non avrà rimediato a tutti gli errori.

La legge karmica non è la manifestazione della malvagità di Dio, ma è, come dice la stessa parola, una Legge.
Come chi tocca una fiamma si scotta, così chi sbaglia subisce questo triplice effetto.

Ma non bisogna vedere la legge di causa ed effetto solo come punizione ma, come già detto, un mezzo per far comprendere gli errori e permettere l’evoluzione dello spirito. Quando, nonostante i molteplici avvisi che vengono da diverse parti, non si comprende come comportarsi, ecco che il dolore costituisce l’unico rimedio, l’unica maniera per l’individuo di capire qual è l’ideale morale da raggiungere.

Quando le scelte fatte grazie alla nostra libertà, nel presente e nelle vite passate, ci hanno procurato altri debiti, come dobbiamo vedere la nostra vita su questo pianeta di espiazione e prova? Cosa è giusto fare?

  • accettarla, sapendo che non è un castigo ma è solo per colpa nostra
  • pregare l’Angelo custode e i buoni Spiriti perché ci aiutino ad accettarla e a migliorare
  • amare, renderci disponibili ad aiutare gli altri, vincere la schiavitù dell’ego, essere caritatevoli e pazienti con tutti

Ognuno conosce le proprie possibilità, i propri limiti, e deve dare il massimo per non rischiare, invece di pagare qualche debito, di accumularne altri proprio grazie al proprio libero arbitrio!

 

VIVERE NEL MONDO MA NON ESSERE DEL MONDO

Non ci siamo mai mossi al di fuori della Coscienza Divina, perché non sarebbe possibile smembrare Dio. Tutti i cosmi e gli universi sono in Dio, tanto più gli spiriti coscienti, e noi stiamo lavorando “di fantasia” per fare esperienza ed evolvere spiritualmente. Inizialmente ci siamo resi conto di “essere”, poi abbiamo capito che quello che pensiamo si rende visibile, disponibile, modificabile, perché abbiamo le stesse facoltà di Dio. Ma per capire come usarle e per non farsi del male occorre sperimentare. Un bambino delle elementare impara l’alfabeto e le prime operazioni, ma per arrivare a scrivere un libro serve l’esperienza di anni e anni. Col tempo affina le capacità. Così è spiritualmente per tutti noi. Il mondo in cui viviamo non è altro che un sogno oggettivizzato, come ha detto un grande saggio. Il corpo è solo una proiezione della mente, una marionetta mossa dai fili del proprio spirito con la collaborazione del perispirito. Non è il cervello del corpo che comanda e decide, ma lo spirito. Perciò, le disavventure della vita possiamo decidere se viverle oppure no. Siamo in grado di cambiare le condizioni della nostra vita a piacimento. Se non ci blocca la paura, l’orgoglio, la rabbia, la curiosità (per cui vogliamo vedere come va a finire), è sufficiente decidere che questo gioco non interessa più e cambiare le condizioni. L’unico vero impedimento che abbiamo è dato dalla totale mancanza di credere che possiamo farlo (“Tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute e voi le otterrete” – Matteo 21. “Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi” – Giovanni 14) . Ma, come dall’A B C si può arrivare a scrivere romanzi, così, sforzandosi di credere in ciò che siamo e possiamo, si arriva a vedere veramente il nostro corpo come un manichino mosso dal nostro spirito. Potremo usarlo a nostro piacimento per le esperienze che vogliamo fare, possiamo toglierlo da situazioni problematiche e cambiare copione. Niente è nessuno potrà obbligarci a fare qualcosa se noi non assecondiamo. Da qui nasce il distacco dalle cose “materiali”, come raccomanda Gesù, alle quali le persone sono attaccate, mentre non esistono che nella nostra mente. Occorre imparare ad usare solo quelle cose che servono a mantenere in vita e in salute il corpo che noi stiamo manovrando; tutto il resto sarà di peso. 

Così facendo non si prova invidia per quello che hanno o che sono gli altri, che siamo tenuti a rispettare e a non giudicare, perché è solamente frutto della loro fantasia. Tuttalpiù, il nostro atteggiamento verso il prossimo potrà essere di amore e compassione verso chi si perde dietro a fantasie improduttive e spiritualmente dannose.  Questo è il primo passo, la prima esperienza da fare per “essere nel mondo, ma non essere del mondo” (Giovanni 15)

 

PAURA DEGLI SPIRITI?

Chissà perché, quando si parla di “spiriti” o di “spiritismo” (studio basato sui contatti fra incarnati e disincarnati) la maggior parte delle persone fa gli scongiuri. Eppure ci viene insegnato da piccoli che noi siamo formati da un corpo e uno spirito il quale, ci viene sempre detto, è eterno. E quando i corpi muoiono? Ovviamente rimarranno gli spiriti. E dove si raduneranno? La tradizione religiosa posiziona all’inferno quelli cattivi e in paradiso quelli buoni. Il contatto viene così interrotto tra i vivi e gli spiriti? Sembra di no, perché sono infinite le preghiere che vengono rivolte a Gesù, alla Madonna, ai Santi, ai nostri cari defunti, per chiedere aiuto. Quindi, dobbiamo considerare tutti questi degli “spiriti”, perché di spiriti si tratta, ossia, di entità “reali e vive”. Allora, perché questa paura quando si parla di spiriti? Non c’è differenza di sostanza tra gli spiriti disincarnati, che si tratti di un Santo, di un nostro parente, di un nostro amico o del vicino di casa. Eppure, quando si parla di spiriti si continua a fare gli scongiuri. Purtroppo, si fa fatica a stravolgere abitudini acquisite da piccoli; solo chi vuol saperne di più, perché non trova giusto credere in qualcosa non supportato dal ragionamento, dal buon senso, arriva a conoscere le meravigliose realtà del mondo spirituale, l’unico veramente “reale”, dato che anche la scienza è arrivata al risultato che la “materia” non esiste. Le fonti a cui attingere per saperne di più sull’argomento sono ridondanti e gli autori sono ben noti. Parliamo di Swedenborg, Allan Kardec, Alice Bailey, William Barret, Helena Blavatsky, Rudolf Steiner, Ernesto Bozzano, Léon Denis, Charles Tweedale, tanto per citarne alcuni fra i numerosissimi autori degli ultimi duecentocinquanta anni. Tra le opere di questi ricercatori è certamente il caso di ricordare quelle di Allan Kardec, pseudonimo di Hippolyte Léon Denizard Rivail, che nacque a Lione nel 1804 e morì a Parigi nel 1869. Fu educatore della gioventù, scrittore, esperto di esperienze medianiche e medium egli stesso. Ebbe il coraggio di mettere nero su bianco le proprie esperienze che ha racchiuso in diversi libri: “Il libro degli Spiriti”, “Il libro dei medium”, “Il Vangelo secondo lo spiritismo”, “Genesi, miracoli, profezie” e “Il Cielo e l’Inferno”. Chi viene nella nostra Sede, a Isola della Scala, può trovare esposte alcune sue pubblicazioni. Le persone a digiuno di conoscenza sullo spirito rimangono colpite nel vedere il libro intitolato “Il Vangelo secondo lo spiritismo” e pensano che sia una versione del Vangelo per i soli studiosi dello spiritismo, ma non è così. È semplicemente una raccolta di parabole e insegnamenti di Gesù, copiate dai Vangeli che tutti abbiamo in casa, che invece di essere commentati da teologi e sacerdoti sono commentati da entità disincarnate che hanno lasciato una buona impronta morale durante la loro vita sulla Terra. Parliamo dell’apostolo Giovanni, di Agostino da Ippona, di Vincenzo De’ Paoli, di Luigi Gonzaga, del santo curato d’Ars, dello Spirito di Verità; a seguire, Socrate, Platone, Fénelon, Franklin, Swedenborg e molti altri. Quindi, nessuna paura a leggerlo e a far tesoro degli insegnamenti e delle raccomandazioni contenute. Da tener presente che i commenti di questi spiriti risalgono a più di centocinquanta anni fa; difficilmente le persone dell’epoca potevano ascoltare dai pulpiti delle chiese un simile ammaestramento, tutt’ora valido. IL VANGELO SECONDO LO SPIRITISMO è una fonte a cui attingere in abbondanza per una vera e gioiosa crescita spirituale.

 

NATURA DELL’UOMO E ALDILA’

L’anima è uno Spirito incarnato e il corpo è il suo involucro.

L’uomo è composto di tre elementi:

  1. a) corpo, sostanza materiale analoga a quella dei bruti, ed animata dallo stesso principio vitale;
  2. b) anima, sostanza immateriale, spirito incarnato nel corpo;
  3. c) perispirito, principio intermedio fra la materia e lo Spirito.

Di conseguenza ha due nature: con il corpo partecipa alla natura degli animali, di cui ha gli istinti e con l’anima a quella degli Spiriti.

Il perispirito, che lega insieme il corpo e lo Spirito, è una specie di involucro semi-materiale. Dopo la morte, che è la distruzione dell’involucro più grossolano, lo Spirito conserva il secondo, che gli serve da corpo etereo, invisibile per noi allo stato normale ma che può rendere, in date circostanze, visibile ed anche tangibile, come accade nei fenomeni di apparizione. In conseguenza di ciò, lo Spirito non è un essere astratto, indefinito, concepibile solo dal pensiero, ma è reale, circoscritto, che certe volte cade sotto i sensi della vista, dell’udito e del tatto.

Gli Spiriti non rimangono in perpetuo nella stessa categoria. Tutti migliorano passando per i differenti gradi della gerarchia spiritica. Questo miglioramento avviene per mezzo della incarnazione, che alcuni subiscono come espiazione, altri come prova ed altri ancora come missione. La vita materiale è una trafila per la quale devono passare parecchie volte, finché non abbiano raggiunto un determinato grado di perfezione: essa è per loro una specie di crogiuolo o di purgatorio, da cui escono più o meno purificati.

Abbandonato il corpo, l’anima rientra nel mondo degli Spiriti, dal quale era uscita, per poi riprendere una nuova esistenza materiale dopo uno spazio di tempo più o meno lungo, durante il quale rimane allo stato di Spirito errante.

Poiché lo Spirito deve passare per varie incarnazioni, noi tutti abbiamo avuto varie esistenze, e ne avremo delle altre più o meno progredite, sia su questa Terra, sia in altri mondi.

Le diverse esistenze corporee degli Spiriti sono sempre progressive e mai retrograde; ma la rapidità del progresso dipende dagli sforzi che fanno per accostarsi alla perfezione.

Le qualità dell’uomo sono quelle dello Spirito incarnato in esso: così, l’uomo virtuoso è l’incarnazione di uno Spirito buono e l’uomo perverso quella di uno Spirito impuro.

L’anima aveva la propria individualità prima della sua incarnazione e la conserva anche dopo la sua separazione dal corpo.

Al suo rientrare nel mondo degli Spiriti, l’anima vi ritrova tutti coloro che ha conosciuto nelle sue precedenti esistenze con la memoria di tutto il bene e di tutto il male che è intercorso.

Lo Spirito incarnato è sottoposto all’influenza della materia. L’uomo che se ne libera, con l’elevatezza e la purezza dell’anima, si avvicina ai buoni Spiriti ai quali si unirà un giorno.

L’uomo, al contrario, che si lascia dominare dalle cattive passioni e ripone ogni sua gioia nel soddisfare gli appetiti grossolani, si avvicina agli Spiriti impuri, cedendo il campo agli istinti animali.

Gli Spiriti incarnati abitano i differenti globi dell’universo.

Gli Spiriti non incarnati, o erranti, non occupano una regione determinata e circoscritta: sono da per tutto, nello spazio e accanto a noi, e ci vedono e ci seguono continuamente, formando una popolazione invisibile che si agita intorno a noi.

Gli Spiriti esercitano sul mondo morale, e anche sul mondo fisico, un’influenza perenne. Agiscono sulla materia e sul pensiero. Formano una delle forze della natura che è la causa di una quantità infinita di fenomeni finora incomprensibili, o male spiegati, e che trovano razionale soluzione solo nello Spiritismo.

Le relazioni degli Spiriti con gli uomini sono continue. I buoni ci spingono al bene, ci sostengono nelle prove della vita e ci aiutano a sopportarle con coraggio e con rassegnazione; i cattivi ci spingono al male e godono nel vederci soccombere e assomigliare a loro.

Le comunicazioni degli Spiriti con gli uomini sono occulte o manifeste. Le occulte hanno luogo per mezzo dell’influenza buona o cattiva che essi, a nostra insaputa, esercitano su noi attraverso le buone e le cattive ispirazioni che noi col nostro giudizio dobbiamo discernere. Le comunicazioni manifeste avvengono per mezzo della scrittura, della parola o di altre manifestazioni materiali, il più delle volte per mezzo di medium di cui si servono come di strumenti.

Gli Spiriti si manifestano spontaneamente o per effetto di evocazione. Si possono evocare tutti gli Spiriti, tanto quelli che hanno animato uomini oscuri, quanto quelli dei personaggi più illustri, in qualunque tempo siano vissuti, e quelli dei nostri parenti, amici o nemici ed ottenere, con comunicazioni scritte o verbali, consigli, chiarimenti sul loro stato nell’oltretomba, sui loro pensieri a nostro riguardo, come pure le rivelazioni che sono loro permesse.

I libri di Allan Kardec sono fondamentali per capire quanto detto sopra; sono stati scritti per ordine e sotto la dettatura di Spiriti superiori per porre i fondamenti di una filosofia razionale, spogliata dei pregiudizi dello spirito di sistema: essi non contengono nessuna parola che non sia l’espressione del loro pensiero e non  abbia avuto la loro approvazione.

Le comunicazioni fra il mondo spiritico e il mondo fisico sono nella natura delle cose, non costituiscono alcun fatto soprannaturale e se ne trovano le tracce presso ogni popolo e in ogni tempo. Oggi, poi, queste comunicazioni sono generali e accessibili a tutti.

Degli Spiriti che hanno cooperato alla loro compilazione parecchi sono vissuti con fama e a più riprese sulla Terra, dove hanno predicato e praticato la virtù e la saggezza, come San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino, San Vincenzo De’ Paoli, San Luigi, Lo Spirito di Verità, Socrate, Platone, Fénelon, Franklin, Swedenborg. Di altri la storia non ha conservato il ricordo, ma la loro elevatezza è attestata dalla purezza della loro dottrina e della loro unione con quelli che portano nomi venerati. BUONA LETTURA.

 

L’INCARNAZIONE: DA SPIRITO A ESSERE UMANO

Grazie alle comunicazioni degli spiriti e al grande lavoro di ricerca e codificazione da parte di Allan Kardec, possiamo conoscere in quale maniera si effettua l’unione dello spirito con il corpo per consentirne l’incarnazione.

Lo spirito è una realtà indefinita, astratta, che non può avere un’azione diretta sulla materia. Gli occorre un intermediario e questo intermediario è l’involucro fluidico che diviene, in qualche modo, parte integrante dello spirito. Questo involucro, ricavato dal fluido cosmico universale, viene chiamato perispirito.

Il perispirito consente a uno spirito di essere percepibile attraverso il pensiero, lo rende capace di agire sulla materia palpabile. Il perispirito è perciò l’anello di congiunzione tra lo spirito e la materia. Durante questa unione diventa il mezzo che permette al pensiero di trasmettere il movimento alle diverse parti dell’organismo, come pure di riportare allo spirito le sensazioni prodotte dal corpo. Il perispirito ha per fili conduttori i nervi, come in un impianto elettrico il fluido elettrico ha per conduttore i fili metallici.

Quando uno spirito devi incarnarsi in un corpo umano, un legame fluidico, che è un’espansione del suo perispirito, lo lega all’embrione verso il quale viene attratto da una forza irresistibile durante la fase del concepimento.

Man mano che il feto si sviluppa, il legame diviene più stretto; il perispirito si unisce, molecola dopo molecola, al corpo che si sta formando. Quindi, si può dire che lo spirito, attraverso il perispirito, “mette radici”, nel feto come una pianta mette radici nel terreno. Quando il feto è interamente sviluppato, l’unione è completata e il nuovo essere è pronto per nascere.

Apriamo una parentesi sul fenomeno contrario: al momento della morte, questa unione tra perispirito e fisico viene a cessare. Il perispirito si distacca, molecola dopo molecola, così come prima si era unito e lo spirito riprende la sua libertà. Perciò, non è il distacco dello spirito che causa la morte del corpo, ma è la morte del corpo che causa l’allontanamento dello spirito. Qui sta la prova evidente che il principio vitale e il principio spirituale sono due cose ben distinte.

Torniamo all’essere che deve nascere. Mentre il corpo si forma, uno stato di turbamento si impadronisce dello spirito e cresce col formarsi del corpo. Negli ultimi momenti della gestazione lo spirito perde ogni coscienza di sé stesso. Nel momento in cui la creatura incomincia a respirare, lo spirito incomincia a recuperare le sue facoltà.

Nello stesso tempo in cui lo spirito recupera la coscienza di sé stesso, egli perde il ricordo del suo passato senza perdere, però, le facoltà, le qualità e le attitudini acquisite nelle incarnazioni precedenti. Riprendendo le loro attività, lo aiuteranno a fare di più è meglio di quanto non abbia fatto in precedenza. Egli rinasce con il grado di evoluzione al quale è pervenuto fino a quel momento. La nascita è per lui un nuovo punto di partenza, un nuovo gradino da salire.

L’oblio del passato è da considerarsi un atto di amore del Creatore; infatti, il ricordo di un passato spesso doloroso, umiliante, che vada ad aggiungersi alle amarezze della nuova esistenza, potrebbe turbarlo e ostacolarlo nella crescita spirituale. È perciò un uomo nuovo, per quanto antico possa essere il suo spirito. Adotterà nuovi metodi, aiutato da ciò che ha imparato nelle vite passate. Quando si disincarnerà, il suo passato si snoderà davanti ai suoi occhi ed egli giudicherà se avrà impiegato bene o male il suo tempo.

Lo spirito è sempre sé stesso, prima, durante e dopo l’incarnazione. L’incarnazione è soltanto una fase particolare della sua esistenza. L’oblio del passato ha luogo solo da svegli. Durante il sonno lo spirito viene liberato in parte dai legami fisici e può ricordare qualcosa, perchè la sua vista spirituale è meno oscurata dalla materia.

L’obbligo che ha lo spirito incarnato di provvedere al nutrimento del corpo, alla sua sicurezza, al suo benessere, lo costringe ad applicare le sue capacità nella ricerca a esercitarle e a svilupparle. L’unione dello spirito con la materia è perciò utile alla sua evoluzione. Ecco perché l’incarnazione è una necessità. Inoltre, con il lavoro intelligente che effettua sulla materia, concorre alla trasformazione e al progresso materiale della Terra.

L’incarnazione dello spirito non è  continua, né perpetua ma solo transitoria. Lasciando un corpo egli non ne prende un altro istantaneamente. Durante un periodo di tempo più o meno lungo, lo spirito vive nella dimensione spirituale, che è la sua vita normale.  La somma del tempo passato nelle diverse incarnazioni è poca cosa paragonata a quella del tempo che egli passa nello stato di spirito libero.

Negli intervalli delle sue incarnazioni lo spirito progredisce ugualmente, nel senso che egli mette a profitto per il suo avanzamento le conoscenze e le esperienze acquisite durante la vita corporale. Esamina ciò che ha fatto durante la sua permanenza sulla Terra, passa in rassegna ciò che ha imparato, riconosce i suoi errori, migliora i suoi piani e prende delle risoluzioni per come comportarsi in una nuova esistenza cercando di agire meglio. È  così che ad ogni nuova esistenza si trova un passo avanti sulla strada del progresso.  È una specie di scuola. Dipende perciò dallo spirito abbreviare, con il suo lavoro di purificazione su sé stesso, il numero delle reincarnazioni sui pianeti di espiazione e prova.

 

LO SCOPO FINALE DELLA NOSTRA VITA

Lo scopo finale delle nostre molteplici esperienze sulla Terra è quello di esprimere le qualità di Dio. Un amico, ebreo osservante, ha mostrato il bicchiere nel quale beve ogni giorno. All’interno sono incise 100 caratteristiche di Yahwé (buono, clemente, misericordioso, pacifico, ecc.), ma tutte queste caratteristiche sono riassumibili in una sola parola: DIO È AMORE.

Perciò, il nostro obiettivo sarà quello di esprimere AMORE. Ma per esprimere amore non occorrono solo belle parole, ci vuole anche l’azione. Questa si esprime nel SERVIZIO ai fratelli; un servizio disinteressato, che non calcola il tempo e le volte ( “se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due. Matteo 5, 41), che non si aspetta un ricambio del favore, che non aspetta di essere richiesto ogni volta ma che deve essere percepito da noi come una necessità del fratello. E di come prestare SERVIZIO ai fratelli esistono milioni di modi; basta solo volerlo.

Parlando di operatività, anche la mente e il cuore devono essere coinvolti nell’esprimere Dio. Una caratteristica irrinunciabile  è la MISERICORDIA. Per qualsiasi azione non buona, cattiva o malvagia compiuta da qualsiasi nostro fratello (in famiglia, sul lavoro, per strada, in politica, ecc.) occorre sempre avere misericordia, occorre ricordarsi che è un fratello come noi che sta facendo esperienza su questo pianeta di “espiazione e prova”, che sta dando il massimo con i talenti che si è portato in questa vita, che diversamente non potrebbe e non saprebbe fare. Quindi, non va giudicato ma capito, scusato e, se è possibile, aiutato. Non è colpa sua, ma del livello di evoluzione al quale è pervenuto finora. Anche noi siamo passati da quella fase (o speriamo di non doverla sperimentare), perciò dobbiamo solamente capire coloro che si comportano così.

La misericordia apre la strada al PERDONO, e le occasioni di perdonare sono all’ordine del giorno (in famiglia, sul lavoro, per strada, in politica, ecc.). Perdonare e dimenticare.

AMORE, SERVIZIO, MISERICORDIA, PERDONO non devono essere compiuti per paura di doverne rispondere a Dio, o per pretendere un premio dopo la nostra vita, o per mostrare agli altri “come si fa”. Facendo così, ci siamo già dati la ricompensa da soli! “La tua mano sinistra non sappia quello che sta facendo la tua destra”: questo è il giusto modo di operare, insegna il Cristo.

 

OSSESSIONE E POSSESSIONE

La Terra abbonda di spiriti malvagi a causa dell’inferiorità morale dei suoi abitanti. L’azione malefica di questi spiriti fa parte dei castighi ai quali è esposta l’umanità della Terra. Le ossessioni e le possessioni, come le malattie e tutte le tribolazioni della vita, devono dunque essere considerate come prove o espiazioni e come tali vanno accettate.

Ossessione

È l’azione persistente che un cattivo spirito esercita su un individuo. Essa presenta caratteri molto differenti che vanno dalla semplice influenza morale, senza sensibili segni esteriori, fino al perturbamento completo dell’organismo e delle facoltà mentali.

Come le infermità e le malattie in generale sono il risultato di imperfezioni fisiche, così l’ossessione è sempre il risultato di una imperfezione morale che apre un varco a un cattivo spirito.

Come a una causa fisica bisogna opporre una forza fisica, così a una causa morale bisogna opporre una forza morale. Per preservarsi dalle malattie si fortifica il corpo; per garantirsi dalle ossessioni bisogna fortificare l’anima. Da qui la necessità, per l’eventuale ossessionato, di impegnarsi per il proprio miglioramento morale. Questo il più delle volte è sufficiente per liberarlo dall’ossessore senza dover ricorrere a un aiuto esterno, che però diventa necessario quando l’ossessione degenera in soggiogamento e in possessione, perché in tal caso il paziente può arrivare a perdere la sua volontà e il suo libro arbitrio.

L’ossessione è quasi sempre il risultato di una vendetta esercitata da uno spirito e molto spesso ha origine dai rapporti che i due hanno avuto in una vita precedente.

Nei casi di ossessione grave, l’ossessionato è come avvolto, impregnato, da un fluido dannoso che neutralizza i fluidi salutari, li respinge. Per liberarlo da questo fluido, il medium utilizza un’azione identica ai casi di malattia fisica: espellere il fluido dannoso con l’aiuto di un fluido migliore. Questa è l’azione fisica, che però non sempre è sufficiente perché bisogna quasi sempre agire anche sull’essere intelligente, l’ossessore, al quale è necessario parlare con autorità e competenza. L’autorità è data soltanto dalla superiorità morale; più questa è grande, più grande è l’autorità. La competenza viene dallo studio. Ma questo non è ancora tutto; per assicurare la liberazione della vittima bisogna far sì che lo spirito cattivo rinunci ai suoi disegni malvagi, bisogna far sì che nasca in lui il pentimento e il desiderio di dedicarsi al bene. Con l’aiuto di istruzioni abilmente impartite durante l’evocazione, fatte con l’obiettivo di dargli una educazione morale, si può allora avere la gioiosa soddisfazione di liberare un incarnato e di convertire uno spirito disincarnato.

Questo compito è reso più facile quando l’ossessionato, comprendendo la sua pericolosa situazione, contribuisce con la sua volontà e la preghiera. Ma può accadere che l’ossessionato, sedotto dallo spirito ingannatore, si crea delle illusioni sulle qualità del suo dominatore e si sente gratificato nella situazione in cui lo spirito lo ha sprofondato. In tutti gli episodi di ossessione, la preghiera resta, comunque, il più potente aiuto per agire contro lo spirito ossessore.

Passiamo ora alla possessione. Mentre nell’ossessione lo spirito agisce esteriormente al corpo della persona agendo sul perispirito dell’incarnato, nella possessione lo spirito malvagio si sostituisce allo spirito dell’incarnato. Prende possesso del suo corpo senza tuttavia che il posseduto lo abbandoni definitivamente, perché la possessione è sempre temporanea e intermittente, in quanto uno spirito disincarnato non può prendere definitivamente il posto e il corpo di uno spirito incarnato. Lo spirito, durante il momentaneo possesso del corpo dell’incarnato, se ne serve come se fosse il suo: parla con la sua bocca, vede con i suoi occhi, agisce con le sue braccia. Ma non è come nel caso della medianità parlante, dove lo spirito incarnato parla trasmettendo il pensiero di uno spirito disincarnato. Nel caso della possessione è proprio lo spirito che ha preso possesso del corpo che parla, che agisce e, se si tratta di una persona conosciuta da viva,  la si riconoscerà dal suo linguaggio, dalla sua voce, dai suoi gesti.

Mentre l’ossessione è sempre l’azione di uno spirito malevolo, la possessione può essere l’azione di uno spirito buono o cattivo. A volte uno spirito buono vuole parlare e, per fare più impressione sui suoi ascoltatori, prende in prestito il corpo di un incarnato, che questo gli presta volontariamente come si presta un vestito. Questo accade senza alcun turbamento né disagio. Per tutto il tempo della possessione, lo spirito dell’incarnato si trova in libertà, ma il più delle volte rimane a fianco del suo corpo per ascoltare lo spirito possessore che parla.

Quando invece lo spirito possessore è malvagio, le cose vanno ben diversamente. Egli non prende affatto in prestito il corpo, ma se ne impadronisce, se il proprietario non ha la forza morale per resistergli. Egli agisce così per cattiveria nei confronti di questa persona che tortura e martirizza in tutte le maniere fino al punto di volerla far morire per strangolamento, o spingendola nel fuoco o in altri luoghi pericolosi. Servendosi degli organi del posseduto, bestemmia, offende, maltratta coloro che ha attorno e si lascia andare a comportamenti che hanno tutte le caratteristiche del pazzo furioso. Casi di questo genere, in gradi diversi di intensità, sono molto numerosi e molti casi di follia sono dovuti a questa causa. Spesso si aggiungono disordini nel fisico, i quali sono una conseguenza e contro i quali i trattamenti medici sono impotenti fino a quando persiste la causa originaria.

Lo spiritismo, facendo conoscere questa fonte dalla quale proviene una parte delle miserie umane, indica il mezzo per rimediare e questo mezzo consiste nell’agire sullo spirito autore del male il quale, essendo un essere intelligente, deve essere trattato con intelligenza da un medium competente.

 

LA PAROLA

La parabola del seminatore è la prima delle sette che nel Vangelo di Matteo compongono il discorso sul Regno di Dio. 

Gesù è in un momento di crisi. Giovanni Battista è appena stato ucciso, le persone sono attratte dai suoi prodigi ma non si fidano a lasciare gli insegnamenti dei rabbini per mettere in atto il suo insegnamento. «La parola» stenta ad entrare nel cuore delle persone.

Con questo breve racconto, Gesù mostra quattro drammaticità esistenti nella vita di ciascun uomo. 

(Matteo 13): «Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e se la mangiarono. Un’altra parte cadde su terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, ma quando spuntò il sole, non avendo radici,
si seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, ma i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde su terreno buono e diede frutto:
il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi ascolti».

LA STRADA (Matteo 13):  «Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma quando l’ascoltano, subito viene satana, l’avversario, e porta via la Parola seminata in loro».

Gli uccelli, che non permettono alla semente di rimanere sulla strada, nella speranza che forse  il vento o la pioggia trascini il seme sulla terra buona, possono rappresentare la nostra decisione di fuggire da ogni impegno, di assumerci delle responsabilità.  Sono in molti a dire che è comodo fuggire dalle responsabilità, scaricando sempre sugli altri le colpe, senza mai parlare dei propri errori. Così facendo non si cresce né come persone né come società.

שָׂטָנָא (ha satàn) =  l’avversario, colui che si inserisce, che accusa,  che divide,  che mette alla prova.

greco: Διάβολος  (diábolos)    

latino: Diabolus     

italiano: Diavolo

Lo troviamo nella Bibbia quando si narra la storia di Giobbe.
Dio, per provare la fedeltà di Giobbe, dà il permesso al satàn di metterlo alla prova.

IL TERRENO SASSOSO  (Matteo 13):  «Similmente, quelli che ricevono il seme sulle pietre sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in sé stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche
tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito si abbattono».

L’effetto del sole sulla pianta è in genere benefico, dal momento che la rafforza e la fa crescere. Qui invece la pianta viene bruciata, ma la colpa non è del sole, bensì del terreno sassoso e delle radici che non scendono in profondità per trovare il loro vero nutrimento. Come non pensare ai ritmi veloci e folli della nostra vita? Oggi ci si lamenta della velocità in tutto, dei ritmi pazzeschi, ma la velocità ci piace, ci fa sentire utili, riempie i tempi vuoti allontanandoci, però, dal guardarci dentro.

Viviamo, così, rapporti umani fragili e discontinui che rendono sempre più difficili sia le amicizie profonde e durature, sia i rapporti amorosi.

Come dice il saggio: «Dobbiamo fermarci un po’ per permettere alle nostre anime di raggiungerci”.

Non abitare il presente, non percepire il proprio cuore, i propri sentimenti, porta a diventare stranieri a noi stessi, stranieri nella propria casa, stranieri alle persone, anche a quelle più care.

I ROVI (Matteo 13): «Altri sono quelli che ricevono il seme tra le spine: sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo; l’inganno della ricchezza e tutte le altre bramosie soffocano la Parola e questa rimane senza frutto»

Su questa parte di  terreno ci sono le spine. Crescerà la piantina, ma le spine non le permetteranno di ricevere l’ossigeno e la luce del sole. Non è difficile riconoscere nelle spine le paure che soffocano le scelte vere nella nostra vita. Quanti hanno rinunciato a vivere con pienezza perché dominati dalle paure, così da non aver fatto ancora una scelta vera nella loro vita. Quante volte abbiamo sentito dire: «Cosa ci guadagno? E se poi perdo tutto? E se poi vengo abbandonato? Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio…».

Tutto questo richiama un senso di insicurezza che fa nascere la paura, che ci domina, ci rende suoi schiavi, soffoca la nostra vita e ci impedisce di crescere.

Oggi si vive un clima di paura diffusa e di insicurezza che fa comodo a chi ha interesse a distrarci dai veri problemi e impedirci di cercare soluzioni. Occorre affrontarla con coraggio.   

IL TERRENO BUONO  (Matteo 13): «Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Al tempo di Gesù, un chicco di grano che produceva una spiga con dieci o dodici chicchi era già considerato un buon raccolto, perché la media era di sette o otto chicchi. In annate eccezionali si avevano spighe con addirittura trenta chicchi, per cui Gesù ha una fiducia immensa nell’uomo, che oltrepassa ogni previsione umana.

Un vero cristiano, un seguace di Cristo, colui che ha preparato il terreno per ricevere la parola, si riconosce perché:

  • mette in pratica le leggi della giustizia, dell’amore e della carità nella loro massima purezza;
  • ha fede in Dio, nella sua bontà, nella sua giustizia, nella sua saggezza. Sa che nulla accade senza il suo permesso e si sottomette in tutto alla sua volontà;
  • ha fede nell’avvenire; ed è per questo che considera i beni spirituali superiori ad ogni bene materiale;
  • sa che tutte le vicissitudini della vita, tutti i dolori, tutte le delusioni, sono delle espiazioni o delle prove, e le accetta senza lamentarsi;
  • trova una sana soddisfazione nel bene che riesce a fare, nella felicità che fa sorgere, nelle lagrime che asciuga;
  • non ha odio, né rancori, né desideri di vendetta, perdona e dimentica le offese, ricorda solamente i benefici ricevuti;
  • non si compiace di cercare i difetti negli altri, né di metterli in mostra;
  • non si vanta della sua fortuna, né delle sue qualità personali.

Queste non sono tutte le qualità che distinguono un vero cristiano, un uomo per bene, ma chiunque si sforzi di possedere almeno quelle prima accennate è già sulla buona strada.

QUALE TIPO DI TERRENO TROVA IN NOI “LA PAROLA” ?

 

DUE PAROLE SUL KARMA

In qualsiasi fonte si cerchi la parola KARMA si troverà, come risposta, che viene definita “Legge di causa ed effetto”. Anche per chi non conosce il tema, basta proseguire la lettura di poche righe per capire che si tratta di una reazione che coinvolge ogni singolo uomo per qualcosa che egli stesso ha generato. Inoltre, che rimediare ad uno sbaglio può avvenire nel corso della stessa vita nella quale si è generato il debito, oppure nel corso di reincarnazioni future, perché devono verificarsi le condizioni per farlo.

Nel modo di parlare corrente, gli sbagli che innescano la legge del Karma vengono chiamati “peccati” e il peccato non è altro che ignoranza, in quanto chi pecca, chi sbaglia, non ha ancora assimilato l’insegnamento che lo porterà a non commettere più quel dato errore.

Possiamo anche dire che il peccato è segno di debolezza, in quanto non si è saputo far valere la propria volontà in una data occasione, e questa debolezza porta a una causa alla quale seguiranno degli effetti:

– effetto immediato, in quanto colui che sbaglia, per legge, non progredisce;

– effetto che si ha dopo la morte, dato dal rimorso per non aver fatto ogni sforzo per migliorarsi;

– effetto che ha la sua azione nelle prossime esistenze, in quanto chi sbaglia, per giustizia, rimane vincolato alla legge karmica fino a quando non avrà rimediato a tutti gli errori.

La legge karmica non è la manifestazione della malvagità di Dio, ma è, come dice la stessa parola, una legge. Come chi tocca una fiamma si scotta, così chi sbaglia subisce questo triplice effetto.

Ma come fare per diminuire la possibilità di sbagliare? Conoscendo cos’è “errore”, cos’è che danneggia a noi e le altre creature.

Quando l’uomo soffre, cerca subito di trovare la causa della sua sofferenza. Quando una tribù primitiva soffriva a causa di eventi naturali, non avendo spiegazioni dava la colpa alla collera di Dio e si inventava dei modi per calmare la divinità. Lo stesso metodo veniva usato in caso di malattie.

I popoli orientali, per primi, sono arrivati a dedurre che ogni sofferenza deriva da uno sbaglio e che interviene un rimedio automatico dato da una regola, una legge immutabile, che hanno chiamato: legge di causa ed effetto. I Maestri orientali hanno detto agli uomini: “Non siamo puniti per i nostri peccati, ma dai nostri stessi peccati”.

Questo insegnamento è molto vicino alla realtà, ma non bisogna vedere il Karma solo come punizione, ma come mezzo per far comprendere gli errori e permettere l’evoluzione dello spirito. Certo, non esiste solo il Karma negativo, c’è anche quello positivo, ma è quello negativo, quello doloroso, che costringe prima o poi l’uomo a rimediare.

Quando, nonostante i molteplici avvisi che vengono da diverse parti, non si comprende come comportarsi e si vuole sperimentare direttamente, ecco che l’effetto doloroso costituisce l’unico rimedio per l’individuo per capire qual è l’ideale morale da raggiungere. Così, di ideale morale in ideale morale, l’individuo acquisisce esperienza e costituisce la sua buona coscienza.

Quando uno spirito che fa esperienza in un mondo di espiazione e prova, come sulla nostra Terra, avrà raggiunto il livello di coscienza previsto per questa dimensione, potrà lasciare “la ruota delle vite”, come viene solitamente chiamata la reincarnazione, e continuare la sua crescita spirituale nei “mondi di rigenerazione” senza il peso e l’impegno di provvedere a un corpo fisico.

Il Karma di un uomo è irripetibile, unico, e non impone nulla che già non sia stato previsto prima di reincarnarsi. Ogni spirito accetta, o deve accettare, il percorso e le esperienze da fare per avanzare nella sua evoluzione.

Il Karma non è solo personale, ma anche di famiglia, di Nazione, di razza; per questo motivo l’evoluzione sulla Terra è molto articolata e prevede numerosissime reincarnazioni.

Sapere che il Karma che colpisce una persona dipende da qualcosa che lui stesso ha fatto, non significa che non dobbiamo amare, aiutare, dare importanza a quei fratelli che hanno evidenti problemi fisici o mentali. Anzi, dovremmo farlo ancora meglio perché questo comportamento aiuterà il loro spirito a capire la forza che l’amore ha nel lavoro di evoluzione.

Quindi, come dobbiamo comportarci di fronte al nostro Karma? Possiamo, ad esempio:

  • accettarlo, sapendo che non è un castigo ma solo colpa nostra
  • pregare l’Angelo custode e i buoni Spiriti perché ci aiutino ad accettare e a migliorare
  • renderci disponibili ad aiutare gli altri, essere caritatevoli e pazienti con tutti

Ognuno conosce le proprie possibilità, i propri limiti, e deve dare il massimo per non rischiare, invece di pagare qualche debito durante la vita, di accumularne altri.

Cosa ha detto Gesù a riguardo dei debiti e delle reincarnazioni necessarie?

“In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino allultimo spicciolo!” (Matteo 5, 26)

 

Chi sono i  POVERI DI SPIRITO ?

Gesù non intende certo riferirsi a uomini noiosi, di scarsa intelligenza, ma agli umili, ai semplici. Egli dice che il Regno dei Cieli appartiene a loro e non agli orgogliosi.

Gli apostoli chiesero un giorno a Gesù: «Come si entra nel Regno dei Cieli? Chi è il più grande, là?» Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose davanti a loro e disse: «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli. Perciò, chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel Regno dei Cieli»   (Matteo 18)

Lo stesso concetto di base appare ancora in questa massima: “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”. Lo spiritismo lo conferma mostrandoci che nel mondo spirituale sono grandi coloro che sulla Terra sono stati piccoli e, spesso, molto piccoli quelli che quaggiù sono stati grandi e potenti. Ma i primi hanno portato con loro quelle che, nell’Aldilà, sono le vere ricchezze:  le virtù. Gli altri hanno dovuto abbandonare tutto ciò che sulla Terra faceva la loro grandezza: la fortuna, i titoli, la gloria. Arrivano nell’Aldilà sprovvisti di tutto e questo rende ancora più umiliante la loro situazione perché vedono risplendere nella gloria quelli che sulla Terra essi avevano disprezzato.

L’umiltà, prerogativa dei semplici, è una virtù troppo spesso dimenticata; eppure, è questo sentimento che permette di considerare tutti gli uomini allo stesso livello, che li fa vedere tutti fratelli e fa comprendere la necessità di aiutarsi l’un l’altro. Di conseguenza, l’orgoglio è il terribile avversario dell’umiltà.  Lo spiritismo ricorda che molti orgogliosi di oggi sono stati dei miserabili nelle vite passate e che la ricchezza, il potere, possono essere stati concessi, nella vita presente, come prova per vedere in che modo li avrebbero utilizzati nei confronti dei loro fratelli.

Riassumendo: come possiamo far sì che questa povertà di spirito  si trasformi in stile di vita e incida concretamente nella nostra esistenza? Prima di tutto, occorre cercare di avere il cuore libero nei confronti delle cose.

Il Signore chiama tutti:

  • a uno stile di vita evangelico segnato dalla sobrietà;
  • a non cedere alla cultura del consumismo;
  • a cercare l’essenzialità e imparare a spogliarsi di tante cose superflue, inutili, che soffocano la nostra quotidianità e la nostra serenità.

È necessario staccarsi dalla bramosia di avere, staccarsi dal denaro, prima tanto desiderato e poi, spesso, sprecato.

Ed ora, due parole sul REGNO DEI CIELI.  Cos’è?

Anzitutto non è un luogo, ma uno stato di essere della mente e del cuore che sono pienamente posseduti da Dio, nostro Padre. Quando siamo in questo stato, Dio diventa il nostro supervisore e dirige tutto quello che facciamo e tutta la nostra vita. È possibile essere talmente svuotati di sé, che rimane solo Dio a controllare la nostra mente e il nostro cuore. Quando siamo in questo stato, tutto è bello, è amore, è generosità, è occuparsi delle altre persone come ci occupiamo di noi stessi, è non giudicare, poiché accettiamo le altre persone esattamente così come sono, sapendo che anche loro sono figli di Dio e sono ugualmente sotto la Sua protezione. È felicità indescrivibile, è gioia per la bellezza del mondo, è vita illimitata ed energia accresciuta, è salute ed è il soddisfacimento di ogni nostro bisogno prima ancora che sappiamo di averne bisogno. Ma per raggiungere questo stato occorre cambiare vita, occorre cambiare i nostri pensieri, cambiare le parole che nascono dai nostri pensieri, cambiare le azioni che nascono dai nostri pensieri, perché la grande legge del karma non può essere cambiata: OGNUNO RACCOGLIERA’ CIO’ CHE AVRA’ SEMINATO.

 

LA CORSA ALLA PROPRIETA’ PRIVATA

Gli scienziati ci dicono candidamente che la materia non esisterebbe, così come la intendiamo solitamente e solidamente; allora, perchè ci diamo tanto da fare durante la vita per accumulare il possesso di “cose”? Pur sapendo bene, tutti noi, che nessun defunto è mai riuscito a portare via dalla Terra un solo granello di sabbia, rincorriamo per tutta l’esistenza la proprietà privata. Si vorrebbe possedere almeno una abitazione, magari con del terreno, e poi tanti soldi in banca. Altri, più determinati, diventano capitani d’industria, manager a livello internazionale, magnati, super-paperoni. Per arrivare a ciò devono sacrificare molti valori pur di non perdere di vista quello che per loro è l’obiettivo più importante: la ricchezza materiale.
E dopo una vita trascorsa affannosamente ad accumulare quanto più possibile, senza peraltro essere mai soddisfatti del risultato, muoiono e lasciano qui tutto. Non sembra avere molto senso, specie dopo aver appreso che hanno rincorso… delle vibrazioni, degli schemi di interferenze! Qualcuno, interrogato su ciò, dice di farlo per i figli, ma troppo spesso, quando uno muore lasciando delle proprietà, i figli non si guardano più in faccia proprio a causa dell’eredità. In questi casi non si può certo dire che si desideri il bene degli eredi. È più probabile che si tratti di un modo di dire per mascherare il proprio orgoglio nell’accumulare beni materiali. Lo Stato ben conosce questa debolezza e ne approfitta tassando i “proprietari di qualsiasi cosa” in tutti i modi; questi non si rendono conto di pagare per qualcosa che in realtà non è loro, che non può appartenere a nessuno perché tutto ciò che esiste sul pianeta è, e rimane, della Terra e sulla Terra. Sarebbe forse più comprensibile una tassa sull’uso delle cose… Il possedere, poi, rende ancor più angosciante il pensiero del trapasso. Bene ha descritto Giovanni Verga, nel racconto “La roba”, tutta la disperazione vissuta dal ricco Mazzarò quando si è reso conto che avrebbe lasciato qui tutto, tutto quello per cui aveva faticato e che lo aveva ridotto un meschino taccagno. L’insegnamento di Gesù è pieno di riferimenti al pericolo del possesso, eppure la proprietà continua ad ammaliare l’uomo rovinandogli la vita. Come possiamo leggere in Luca 12:

Stoltoquesta notte stessa ti sarà richiesta la tua vitaE quello che hai preparato, di chi sarà?”

 

UNA GIORNATA AL MARE

Si potrebbe paragonare l’esistenza umana ad una giornata al mare. Immaginiamo una fila ininterrotta di autobus che portano le persone a trascorrere un giorno al mare.
Sulle strade adiacenti la spiaggia si trovano negozi e bancarelle di ogni sorta. Ogni autista comunica che si può prendere tutto quello che si vuole senza pagarlo. Dopo i primi momenti dedicati ad ambientarsi e ad ammirare le bellezze naturali, le persone rivolgono la loro attenzione alle bancarelle stracariche di mercanzia, ai negozi, ai ristoranti. Ma il comportamento non risulta lo stesso per tutti:

– c’è chi arraffa tutto quanto gli sembra bello o utile, visto che è gratis, e se lo carica sulle spalle. Più tardi prende degli zaini e li riempie di tante altre cose che ritiene indispensabili. Vorrebbe fare un bagno, ma ha paura che gli portino via le “sue” cose. Invidia quelli che stanno giocando sulla spiaggia, ma per lo stesso motivo non può unirsi a loro. Trascorre così tutta la giornata scegliendo sempre più oggetti da mettere negli zaini, trascinandoseli dietro con gran fatica e rinunciando a svagarsi come fanno tanti altri;

– c’è, invece, chi si accontenta di poche cose da sistemare in uno zaino sulle spalle che, comunque, lo affaticano e gli impediscono i movimenti;

– e c’è chi intende veramente gustarsi la gita, fermandosi solamente per prendersi, all’occorrenza, un panino… una bibita… una fetta di dolce, a volte da condividere con nuovi amici, e passa la giornata gustando le bellezze del posto, giocando e chiacchierando con gli altri sulla spiaggia, facendo il bagno ogni volta che lo desidera e sdraiandosi beato al Sole senza pensieri.

Al momento di risalire sugli autobus per il viaggio di ritorno, gli autisti intendono caricare solo le persone, non eventuali oggetti. A niente servirà lamentarsi per non voler abbandonare tutte quelle cose accumulate durante la giornata, che non hanno permesso di divertirsi e sono state causa di tanta fatica per trasportarle. Quelle persone dovranno, loro malgrado, lasciare tutto sul marciapiede e salire sul mezzo senza niente, maledicendo la loro insensata voglia di possesso che li ha lasciati con le mani vuote e il corpo stanco. Quelli invece che hanno scelto di godersi la giornata fra amici ed hanno preso all’occorrenza solo il necessario, si accomoderanno sul sedile senza rimpianti per gustarsi il meritato riposo dopo una giornata emozionante.

 

POTERE E PRESTIGIO PERSONALE

Chi ha raggiunto una certa età ricorda senz’altro che prima dell’avvento del benessere e del consumismo, iniziato verso gli anni Sessanta del secolo scorso, si viveva più serenamente. Ancora non era entrata in casa la lavatrice, il frigorifero, la televisione e lo stereo. L’automobile era un sogno. La gente viveva del proprio lavoro, spesso duro, che permetteva loro di sfamare la famiglia, allevare i figli e magari di comperarsi un vestito per le occasioni più importanti. La porta di casa rimaneva aperta tutto il giorno e non si aveva paura di furti, anche perché c’era ben poco da rubare. I bambini scorrazzavano da una casa all’altra e, quando avevano fame, la mamma di turno preparava loro una merenda. Si prestava il sale, l’olio, lo zucchero e le uova quando mancavano. Ci si aiutava a vicenda al tempo della vendemmia, della semina, del raccolto. Nessuno emetteva fatture per queste prestazioni, ma si era felici di potersi dare una mano. Poi è arrivato il benessere e la società è cambiata radicalmente. Tutti volevano tutto e in forma più prestigiosa di quella del vicino. Non si poteva più entrare nelle case perché non si voleva far conoscere agli altri il proprio status sociale. Le relazioni, anche quelle parentali, si raggelarono e si iniziò a provare una segreta soddisfazione quando al vicino andavano male le cose, come pure si era invidiosi se raggiungeva una buona posizione. Partì una folle corsa, che non si è più interrotta, per conquistare potere e prestigio personale. Oggi, se non hai la tal macchina, un appartamento nel tal quartiere, un incarico importante e uno stipendio alto nella tal Società, non sei nessuno. Non conta più chi sei, ma cosa possiedi. Difficilissimo anche trovare un vero amico, perché quasi sempre sarà una persona che approfitterà della tua posizione conveniente e al momento del bisogno, fatalmente, non sarà mai disponibile. 

 

L’AMORE AL GIORNO D’OGGI

Anche in questo campo le cose sono molto cambiate. Fino a poco tempo fa ci si innamorava di una persona e si decideva insieme di “metter su famiglia”. Poche coppie hanno avuto vita facile, ma rarissime erano quelle che venivano meno all’impegno nel corso della vita e non solo per vergogna degli altri. È vero che c’erano regole scritte e non scritte che lasciavano poco spazio all’iniziativa personale ma, una volta preso un impegno, lo si manteneva. Oggi siamo testimoni di un vero e proprio collasso delle responsabilità. Tutti cercano un partner che sia piacevole, introdotto, con una buona posizione economica. Pur di averlo si passa sopra a tutto, ma i momenti di incontro non contemplano anche il dialogo sulle rispettive visioni della vita, su come portare avanti il rapporto e come formare eventualmente una famiglia. Solo divertimento spensierato. Si va a vedere l’ultimo film con gli amici e a ballare nei locali alla moda, si frequentano ristoranti rinomati e si parte in vacanza verso località esotiche. Si fa spesso l’amore. Poi, un bel giorno, si decide di andare a convivere, a volte anche sposandosi ufficialmente, ed ecco che inizia il conto alla rovescia… Vivere assieme implica il condividere tutto, ma di questo non se n’era mai parlato prima. Nessuno dei due intende rinunciare alle proprie abitudini, alle proprie esigenze, ai propri spazi. E così, spesso anche dopo svariati anni di frequentazione, dal momento che si inizia a vivere insieme passa poco tempo e ognuno se ne va per la propria strada addossando le colpe all’altro. L’amore, quello vero, sembra essere scomparso. Le vecchie coppie che si tengono per mano in passeggiata fanno ancora tenerezza, ma non vengono prese d’esempio. Eppure, è vero amore e dedizione ciò che li ha fatti restare insieme e non si sono nemmeno chiesti, da giovani, come sarebbe diventato il bel fisico dei vent’anni, ma hanno condiviso insieme l’avventura della vita, giorno per giorno. Oggi esistono applicazioni informatiche che permettono di invecchiare un volto; sarebbe interessante provare ad invecchiare il volto del proprio fidanzato o fidanzata e cercare di capire se si è innamorati del fisico o delle qualità di quella persona.

 

IL CULTO DELLA PROPRIA IMMAGINE

Non è un mistero per nessuno che il culto dell’immagine è oggi ai massimi da sempre. Chi se lo può permettere, cerca di rifarsi quelle parti del corpo che, secondo lui, non sono consoni agli standard della moda. Questo in giovane età. Quando gli anni cominciano ad accumularsi, ecco che non si vogliono vedere nemmeno i segni del tempo. Ci si tira la pelle del viso e delle parti in vista in maniera ossessiva e inverosimile tanto da ottenere spesso, a giudizio generale, l’effetto contrario. Sa troppo e clamorosamente di innaturale un viso di 70-80 anni senza una ruga, con labbra e occhi stirati. Non si capisce cosa spinga queste persone a ritoccare il corpo; sembra che non abbiano il coraggio di affrontare il tempo che passa ma che, nonostante tutti i loro sforzi, continuerà a passare inesorabilmente. Forse hanno posto tutto il loro interesse solamente nelle apparenze, perdendo di vista quella parte della persona, l’unica a sopravvivere nel tempo e che non dà alcun peso alle modificazioni fisiologiche: lo spirito.

 

SPERANZE O UTOPIE?

Se non ha senso rincorrere possesso, potere, sesso e bellezza fisica, cosa rimane? Si potrebbe iniziare col fare un elenco di quello che serve necessariamente al nostro corpo fisico. Al primo posto metteremo sicuramente il mangiare, perché senza cibo non esisterebbe nemmeno la razza umana. Poi la protezione del corpo data da indumenti adeguati al clima e da ricoveri per le intemperie e la difesa dai pericoli. Tutto il resto viene in seconda battuta. Dobbiamo anche convenire che la Terra è in grado di sfamare tutti gli attuali abitanti, mentre c’è un primo mondo ricchissimo che mangia quanto vuole, spesso per soddisfare le papille e non per sfamarsi, e c’è un terzo mondo al quale basterebbe un pugno di cibo ogni giorno per sopravvivere. Se condividessero il cibo fra loro, i primi starebbero meglio di salute ed i secondi finalmente mangerebbero tutti i giorni. Il mondo di mezzo, invece, è già più equilibrato. Di cibo ce n’è per tutti, ma attualmente è mal distribuito. Lo stesso dicasi per il vestire e per le abitazioni. Il primo mondo non esce di casa se non è in linea con la moda del momento ed abita in case lussuose, mentre il terzo mondo non ha spesso di che coprirsi le intimità e vive in rifugi di fortuna. Come mai, agli inizi del terzo millennio, esistono ancora queste enormi differenze?

Il mondo di mezzo, al quale siamo appartenuti anche noi fino a qualche decennio fa, non intravvede al momento, causa la congiuntura internazionale, la possibilità di arrivare a possedere più del necessario, ma vive comunque bene, come stava il primo mondo cinquanta anni fa. “Certo – dirà qualcuno – ma appena ne avranno l’opportunità si getteranno anche loro nella corsa al denaro e al potere e diventeranno primo mondo…”. Dovremmo invece sperare che, a causa della crisi mondiale che oggi penalizza il mondo industrializzato, inizi un livellamento degli interessi che faccia accontentare il primo mondo nell’avere di meno, aiutando nel contempo gli ultimi del mondo ad avere un dignitoso necessario. È auspicabile che in questo momento storico, mentre ci sono sempre meno ricchi sempre più ricchi e più poveri sempre più poveri, la gente riveda la scaletta dei valori e cominci a lasciar perdere il denaro, il successo, la moda e a vivere senza invidiare il vicino, senza l’assillo di apparire, senza la vergogna di mostrare i propri sentimenti. Per prima cosa il denaro perderebbe il suo sovrastimato interesse e non sarebbe più utilizzato come mezzo di paragone tra chi possiede e chi no. Mancando l’interessamento ossessivo per il denaro, tutte le attività verrebbero svolte senza fini di supremazia e di predominio commerciale, ma solo per produrre ciò che è necessario per assicurare quantomeno l’essenziale ad ogni persona sulla Terra. Verrebbero a cessare furti e rapine, omicidi e genocidi per denaro. Le decine di migliaia di leggi esistenti si ridurrebbero ad una manciata di principi di buon senso: rispetta e onora gli altri, non uccidere per rabbia o gelosia, non calunniare o dire il falso, non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te… tanto per fare degli esempi. Tutti ci guadagnerebbero in serenità e tempo libero, due aspetti che da soli bastano a tenere lontane una gran quantità di malanni fisici. Si riscoprirebbe il piacere di stare con gli altri, di ascoltare, di fare festa insieme, di condividere il cibo su lunghe tavolate. I bimbi, gli anziani e i malati avrebbero sempre le attenzioni di tutti, senza distinzione. E così di seguito per ogni settore della vita. Questo darebbe un significato alla nostra permanenza sulla Terra, restituendo la giusta importanza alla componente spirituale e operando per migliorarla sempre di più.

Ma non sono affatto idee nuove: le conosciamo da migliaia di anni. I grandi Maestri orientali e il Cristo hanno proposto gli stessi valori dandone abbondante testimonianza con la loro vita. Solo che, fino ad oggi, una manciata di monete riesce sempre a vincere su ogni buon proposito. Eppure, ci sono esempi di comunità, in giro per il mondo, che vivono secondo questi principi e i loro abitanti condividono il necessario, si aiutano scambievolmente senza coinvolgere la proprietà privata e il denaro. Purtroppo, sono realtà rare come le mosche bianche e vivono lontane dal contesto ordinario, appunto per non essere risucchiate nel sistema. Bisognerebbe che tutto il mondo arrivasse a vivere così. Perché non accade? Perché tutti abbiamo vergogna di apparire deboli, bisognosi, indigenti, di essere delle nullità davanti agli altri che, peraltro, sono tutti nelle medesime condizioni! E nessun adulto ha il coraggio di dire che “il Re è nudo”. Solo un bambino, come racconta la storiella. Per questo Gesù ha detto che, se non cambieremo mentalità e non diventeremo come bambini nel profondo del nostro cuore, non potremo assaporare la felicità, l’amore e la pace sulla Terra.

Non è un progetto che può essere messo in atto dall’oggi al domani ma, se si inizia, nel volgere di qualche generazione si potrebbero senz’altro vedere dei cambiamenti significativi. Come era solito ricordare il Mahatma Gandhi:

“Se vuoi che il mondo cambi, inizia a cambiare te stesso. Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.

Ma non abbiamo il coraggio di farlo perché la vergogna di essere additati come strani, fusi, persi… ci frena ed attendiamo che sia un altro a partire e a spianare il sentiero. In questo modo, però, non ci sarà mai un “anno zero”. Siamo noi i creatori del nostro presente e del nostro futuro, come ci dimostra anche la Fisica, e sarà colpa nostra se i nostri figli e discendenti dovranno vivere in un mondo sempre più caotico e privo di senso. In uno dei tanti esperimenti tenuti dalla psicologa americana Helen Wambach negli anni Ottanta, espertissima in seminari di regressione perfezionati nel corso di 29 anni, vennero coinvolte 2500 persone. Invece di farli regredire, quella volta la Wambach li fece progredire ed i risultati furono molteplici. Da tutti i partecipanti emerse, ad esempio, che in futuro la popolazione della Terra si ridurrà drasticamente, ma per quanto riguarda il tipo di vita condotto sul pianeta si evidenziarono quattro tipologie di futuro:

  • un primo gruppo descrisse un avvenire sterile nel quale la gente vivrà per la maggior parte su stazioni spaziali, vestendo tute argentee e mangiando cibo sintetico;
  • un secondo gruppo riferì di scenari nei quali le persone vivranno immerse nella natura, libere, felici e dedite alla crescita spirituale;
  • un terzo vide scenari urbani, desolati e meccanici, con le persone costrette a vivere sottoterra o sotto cupole di protezione;
  • le persone del quarto gruppo descrissero sé stesse come sopravvissute ad una guerra nucleare, riparandosi fra ruderi, vestendosi di pelli e vivendo pressoché di cacciagione.

Come sarà il futuro che l’umanità si sta creando?  Penso che tutti vorremmo per i nostri discendenti un mondo come quello descritto dal secondo gruppo, nel quale le persone avranno finalmente capito l’inutilità di contrapporsi gli uni agli altri e di inseguire falsi valori.
La vita verrebbe vissuta in armonia con la natura e con tutti gli abitanti, condividendo i beni della Terra e le esperienze di vita in modo da divenire stimolo di crescita gli uni per gli altri. Questo scenario potrebbe essere frutto di una presa di coscienza collettiva, oppure potrebbe seguire ad eventi catastrofici quali guerre nucleari, terremoti e maremoti devastanti, tsunami planetari che ridurrebbero drasticamente la popolazione mondiale riportandola tecnologicamente al tempo delle caverne. In quel contesto le persone potrebbero convincersi che il potere e il denaro portano solo odio e distruzione; cercherebbero perciò di ritrovare i valori perduti del reciproco aiuto, della condivisione, dell’amore incondizionato. Proprio quello che da millenni ci stanno invano consigliando i grandi Maestri.

 

QUALE FUTURO VOGLIAMO PREPARARE?

Bisognerebbe iniziare da ora ad acquistare solo lo stretto necessario per la nostra vita, tralasciando di ascoltare le tendenze del momento. Pian piano il richiamo delle sirene perderebbe di efficacia e la gente si accorgerebbe che si vive bene anche senza seguire in massa e a testa bassa i dettami delle mode, dei grandi personaggi della politica e dello spettacolo, senza nascondersi nella massa per paura di essere giudicati. Anzi, si proverebbe la gioia di decidere giorno per giorno il proprio futuro senza essere vincolati da vergogne e paure di apparire “fuori dal coro”. E se avanzano 50 euro, facciamole arrivare in maniera anonima ad un vicino che ne ha bisogno, ad un anziano che non può comprarsi da mangiare.

Matteo 25, 37-40:  37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? […] 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

Probabilmente si cambierebbe anche il modo di concepire il lavoro, riscoprendo la vita all’aria aperta, lavorando nella campagna senza l’assillo dell’orologio e in simbiosi con la natura. Quale sogno più bello per una futura umanità, oggi sull’orlo di un baratro dal quale nessuno vuole scansarsi per primo?

Possiamo attingere forza dagli insegnamenti contenuti nei Vangeli, ma anche da Confucio, da Lao Tze, da Buddha, dalla filosofia Zen, tanto per citare qualche fonte. Coloro che credono nella comunicazione fra incarnati e disincarnati possono meditare sui messaggi dettati dai grandi Maestri negli ultimi tempi e cercare di mettere in atto i loro suggerimenti. C’è solo l’imbarazzo della scelta, ma ciò che conta è decidere di compiere una inversione di marcia per abbandonare l’orlo del precipizio. Altri seguiranno, perché il buon esempio trascina.

Può risultare utile scambiare le proprie esperienze con chi ha iniziato lo stesso percorso, oppure riunirsi in piccoli gruppi per attingere coraggio gli uni dagli altri e proporre nuovi obiettivi. L’importante è iniziare. Per quanto sia lontana una méta, se si parte verso la giusta direzione e si continua a camminare, la méta prima o poi viene raggiunta. Tutto ciò per il futuro dei nostri discendenti e perché la nostra attuale incarnazione non abbia a rivelarsi un’opportunità di crescita drammaticamente sprecata.

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Confidiamo di trovare volontari disposti a donare del loro tempo per servire i fratelli.

CENTRO SALUTE SPIRITUALE
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