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Reincarnazione e Karma

 

Le riflessioni che seguono sono frutto di anni di ricerca, studio, incontri e utilizzo di informazioni tratti dalla rete da parte di un gruppo di amici. Non contengono “verità assolute” e si possono considerare dei “pensieri ad alta voce”. Alcuni vi troveranno argomenti conosciuti, per altri potranno essere novità più o meno interessanti, altri ancora le riterranno sciocchezze. Non vogliono essere oggetto di contradditorio ma, eventualmente, di aiuto e incoraggiamento a chi sta cercando di capire come vivere la propria esistenza.

Si ringraziano tutte le fonti che possono aver aiutato ad elaborare idee e concetti per mettere insieme questi pensieri.

 

 

Cos’è la verità?

È sempre difficile rivedere le proprie convinzioni. Passi quasi una vita crogiolandoti in “verità” tramandate e poi, quando pensi sia tempo di tirare i remi in barca e di goderti il rollio, nuovi flash ti attraversano la mente e te la rimescolano con forza. Non si sa più cosa ritenere certo, cosa probabile e cosa falso. Nessuno ti aiuta a smuovere le acque stagnanti della conoscenza per capire quanto sia profondo lo stagno. Allora provi timidamente a sondare qua e là, da solo. Riprendi in mano vecchi testi che a suo tempo ti avevano turbato, confermandoti nelle tesi ereditate, e oggi ti sembrano diversi. A poco a poco cadono i filtri della convenienza e della convenzione posti davanti agli occhi ed ecco che la mente beve e divora avidamente, senza sosta. Grossi dubbi si accumulano puntualmente nell’animo per poi esplodere in un temporale ristoratore e purificatore. Ed ogni volta l’aria è sempre più frizzante. Alla fine, prendi coraggio e cerchi conferme anche intorno a te e le trovi subito: sono sempre state lì, ignorate, a volte nascoste. La ricerca timida e personale diviene allora condivisione, crescita e, infine, consapevolezza. Niente del tuo credo viene scalfito ma, anzi, rinvigorito. Le parole del Cristo sono ora vive e puoi capire la Sua angoscia nel vedersi deriso, inascoltato, combattuto.

La casta religiosa di allora non era dissimile, per opportunità, a quella di oggi. Gli stessi che mandavano al rogo chi asseriva che la Terra fosse rotonda, hanno poi accettato la nuova verità senza commentarla, senza pentirsi. Ma la lezione non è servita e poco dopo ecco accanirsi contro Galileo perché sosteneva la marginalità della Terra nell’Universo. Prima della scoperta della macchina a vapore, diversi scienziati erano convinti che il corpo umano, esposto ad una velocità superiore alla corsa del cavallo, si sfaldasse. Volare, da Icaro in poi, era ritenuto impossibile ma, solo qualche decennio dopo il primo traballante volo meccanico, l’uomo ha viaggiato oltre l’atmosfera terrestre.  Da oltre un secolo l’istruzione non è più un privilegio delle famiglie benestanti, ma è una fonte copiosa alla quale tutti, volendo, possono attingere. La scuola istruisce i giovani, a diversi livelli, nelle materie desiderate; conoscenze che saranno poi utilizzate come leva dagli stessi per riuscire nella vita come padri di famiglia, operai, impiegati, commercianti, professionisti. Prendiamo ad esempio il campo matematico. A dieci anni lo scolaro ha appreso come utilizzare le quattro operazioni di base, ma nel corso della secondaria, delle superiori e dei corsi universitari, se lo desidera, può salire a conoscenze via via più profonde e gratificanti che, tuttavia, non avrebbe potuto comprendere con l’intelletto dei primi anni di scuola. Ebbene, questo sembra valere per tutti i settori eccetto che per quello dello “Spirito”. La Scienza dello Spirito risulterebbe essere una materia talmente semplice da far sì che poche lezioni impartite nei primi anni di vita siano sufficienti ad impostare la propria eternità! Quello che si è appreso fino a 10 anni deve bastare fino ai 100. Nel campo spirituale viene anche sconsigliato cercare, indagare, crescere al di fuori di schemi prestabiliti.

Chi si farebbe operare da un chirurgo che conosca il corpo umano per come glielo hanno illustrato alle elementari?

Cos’è che le persone non devono conoscere riguardo allo Spirito?

Perché Gesù ha dato pochi consigli lasciando libero ognuno di cercare il proprio modo di raggiungere il Regno dei Cieli, mentre nel corso dei secoli sono state approntate dagli uomini un’infinità di regole da rispettare che ne limitano la crescita e con la minaccia di un castigo eterno se non rispettate?

Gesù non è venuto a comunicarci che esiste la morte, perché lo sapevamo già, ma che dopo la morte tutto prosegue.

Ogni volta che l’uomo ha messo in discussione “le sue verità” riconoscendo i propri limiti, ci ha sempre guadagnato, sia nella scienza che nel pensiero, sia nel corpo che nello Spirito.

Forse vale la pena di girare attorno alle verità e guardarle da punti di vista diversi. Talvolta ne possono scaturire inaspettati e costruttivi vantaggi.

Scoperte della scienza riguardanti lo Spirito

Complici le scoperte tecnologiche degli ultimi decenni, la possibilità di cercare riscontri sulla rete ai più svariati quesiti, risulta oggi difficile parlare di “spirito”, di questa essenza intangibile e quindi non verificabile pur con tutte le applicazioni informatiche esistenti. Ma è proprio così? Veramente non sappiamo qualcosa di più preciso sullo “spirito” rispetto ad un tempo?

Paradossalmente, nell’ultimo secolo è stata la scienza a scoprire qualche indizio più “concreto”, al di là dei pesanti dogmi millenari delle religioni che non portano da nessuna parte; la meccanica quantistica, ad esempio, ha contribuito egregiamente a togliere più di qualche velo.

Per chi non avesse dimestichezza con questa branca della scienza, scorrendo le pagine del web si apprende che la meccanica quantistica, detta anche fisica quantistica o teoria dei quanti (minuscoli concentrati di energia che hanno una duplice natura: ondulatoria e corpuscolare), descrive il comportamento della materia, della radiazione e delle loro reciproche interazioni, ponendo particolare riguardo ai fenomeni caratteristici su scala atomica e sub atomica. Ciò che avviene nella dimensione sub atomica è oggi definito dai fisici “bizzarro, surreale, illogico”. Questa dimensione non smette di stupire gli studiosi, anche perché i metodi utilizzati finora per studiare la materia macroscopica, ossia quella visibile, risultano inutili in questa dimensione. C’è da rimanere stupiti quando ci si avvicina per la prima volta alla matematica quantistica; poi, piano piano, la mente si apre ad un modo di vedere e pensare ben diverso da quello a cui ci hanno abituati. Cerchiamo di conoscere alcuni di questi aspetti che hanno letteralmente sorpreso gli scienziati.

La materia solida non esiste

Il primo aspetto consiste nel fatto che i cosiddetti costituenti solidi dell’atomo sono al loro interno spazi privi di materia. La solidità svanisce e questi spazi vuoti sono in realtà contraddistinti da frequenze e informazioni che costituiscono campi energetici e mentali appartenenti a un campo “sovraordinato”. Ciò ha implicato la deduzione che ogni forma materiale, nella sua essenza, sia costituita da campi energetici e da informazioni, ma certamente non da “materia solida”.

Il secondo aspetto sorprendente è che, a livello sub atomico, la materia si presenta come un fenomeno temporaneo, nel senso che esiste in un certo momento e poi scompare. Per essere più precisi, come hanno dimostrato gli esperimenti, la materia esiste come tendenza, possibilità o probabilità; questo perché i quanti non possiedono entità materiali assolute.

Il terzo aspetto riguarda la nuova descrizione della dimensione sub atomica nel suo complesso. I campi energetici dotati di informazione e intelligenza sono descritti come un grande campo energetico unificato fatto di intrecci, connessioni, interazioni e caratterizzato dalla non località, in cui tutto è interrelato, interdipendente e indivisibile. Come a voler dire, una… 
Mente Universale. È ciò che il fisico Amit Goswami chiama il Livello Mentale Sovraordinato nel quale tutto quanto è presente, il visibile e l’invisibile.

La nostra mente è in grado di ”creare”

Il quarto aspetto riguarda un dato ancora più sorprendente poiché si è scoperto che, quando si osservano le particelle, queste osservazioni, rilevazioni e misurazioni influiscono sul loro comportamento e addirittura lo modificano. Ad esempio, accade che, quando un ricercatore che sta cercando un determinato elettrone porta l’attenzione su un punto qualunque del campo quantistico dell’energia, questo elettrone compare realmente lì dove lo sta cercando. E se distoglie lo sguardo, la materia sub atomica (l’elettrone, in questo caso) scompare per tornare energia, ossia, vibrazione. L’osservazione a livello sub atomico svolgerebbe, quindi, un’azione creatrice; inoltre, la mente possiederebbe la capacità creativa per agire sugli eventi ed influenzare la materia! Questi aspetti, derivanti da importanti esperimenti di laboratorio e dimostrati attraverso formule matematiche e studi, portano la Scienza a sostenere che sia possibile il dominio della mente sulla materia poiché si è evidenziato che nella dimensione sub atomica la mente esercita un effetto in grado di creare quelle realtà che noi definiamo “materiali”. La mente non interagisce solamente con la dimensione particellare, ma può anche diventare temporaneamente materia, poiché la materia è solo una forma più densa dell’energia della mente. In conclusione, la nostra mente è in grado di svolgere un’attività creatrice anche nella realtà macroscopica.

L’uomo, come sappiamo, è costituito da energia e la sua mente non è solo la mente biografica, che esiste nella dimensione spazio-temporale, ma pure il livello mentale sovraordinato, che esiste al di fuori della dimensione spazio-temporale. La materia è energia molto densa espressa in una forma grossolana ed è dotata di un campo energetico. Attraverso i campi vibrazionali, tutte le entità sono interrelate in un grande campo energetico caratterizzato da frequenze, il quale scambia continuamente informazioni tra l’interno e l’esterno e viceversa, tra il naturale e lo “spirituale”. Nell’organismo umano le cellule, attraverso l’energia/informazione e la mente di cui sono dotate, e di cui è dotato l’intero organismo, trasmettono informazioni all’interno del corpo attraverso una rete elettromagnetica e veicolano informazioni verso l’esterno e dall’esterno. Un ruolo molto importante in queste comunicazioni è svolto dai sistemi di credenze, di religioni, dalle convinzioni, dagli atteggiamenti mentali, dai pensieri e dalle emozioni che, attraverso i campi elettromagnetici di cui disponiamo, influenzano le cellule e comunicano con loro. Siamo un network di informazioni interconnesso, e allo stesso tempo interdipendente, con il campo di energia/intelligenza/informazione sovraordinato di un’Unica Mente Sovraordinata, Universale.

Scienziati e premi Nobel hanno contribuito alle scoperte

Ad intuire la duplice vera natura della materia, corpuscolare e ondulatoria, fu il matematico e fisico Louis De Broglie (1892-1987) che ottenne per questa scoperta il premio Nobel nel 1929. Le proprietà delle vibrazioni dell’onda quantistica furono invece descritte matematicamente dalla  “Equazione d’onda”  del matematico e fisico austriaco Schrodinger, (1887-1962), che per tale scoperta fu insignito del premio Nobel nel 1933. Secondo i fisici, non è possibile conoscere simultaneamente la velocità e la posizione di una particella quantistica, poiché quanto maggiore è l’accuratezza nel determinarne la posizione, tanto minore è la precisione con la quale si può accertarne la velocità. E viceversa. La suddetta proprietà è conosciuta come Principio di Indeterminazione di Heisenberg (1901 – 1976), fisico tedesco e premio Nobel nel 1932. L’Indeterminazione non dipende dai limiti dei nostri strumenti, ma rappresenta una caratteristica intrinseca della materia. Se due particelle si fanno interagire per un certo periodo e quindi vengono separate, quando si sollecita una delle due in modo da modificarne lo stato, istantaneamente si manifesta sulla seconda una analoga sollecitazione, a qualunque distanza si trovi rispetto alla prima. Tale fenomeno è detto “Fenomeno dell’Entanglement”. Questo fenomeno, quindi, vìola il «principio di località» per il quale ciò che accade in un luogo NON PUO’ influire immediatamente su ciò che accade in un altro.

Albert Einstein, pur avendo dato importanti contributi alla teoria quantistica, non accettò mai che una particella potesse influenzarne istantaneamente un’altra, lontanissima, e pertanto cercò a lungo di dimostrare che la violazione della località fosse solo apparente; ma i suoi tentativi furono di volta in volta ribattuti dai suoi oppositori. Nel 1982 il fisico Alain Aspect, con una serie di sofisticati esperimenti, dimostrò l’esistenza dell’Entanglement e quindi l’inconsistenza della posizione di Einstein. Infine, nell’ottobre del 1998 il fenomeno dell’Entanglement è stato definitivamente confermato dalla riuscita di un esperimento sul teletrasporto effettuato dall’Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, in California.

Dov’è situato il nostro pensiero?

Queste scoperte scientifiche hanno da subito coinvolto anche il lavoro svolto dal nostro cervello perché, a questo punto, gli scienziati si sono anche chiesti dove fosse situato il nostro pensiero e quali possibilità avesse.

Max Planck (1858-1947), fisico tedesco iniziatore della fisica quantistica e premio Nobel per la Fisica nel 1918, ha detto che i ricordi non sono localizzati in punti specifici del cervello, ma distribuiti in tutto il cervello nel suo insieme. Affermazioni supportate anche dagli esperimenti di rimozione di porzioni del cervello da parte di Karl Lashley dalle cavie e di Paul Pietsch dalle salamandre. È stato verificato che anche i pazienti a cui viene asportato parte del cervello non subiscono la mancanza di ricordi specifici. Planck ha pubblicato nel 1906 il suo primo articolo sulla probabile natura olografica del cervello. Questo sarebbe una struttura dissipativa e auto organizzata attorno ad un principio di minimizzazione del rapporto tra certezza e incertezza (yin e yang, destra e sinistra, bianco e nero, attivo e passivo, positivo e negativo, attrazione e repulsione ecc.). Interessante ricordare che Max Planck, che deve il suo Nobel alla ricerca sulla materia, ha asserito:

“Avendo dedicato la mia vita alla scienza più lucida, lo studio della materia, posso affermare questo sui risultati della mia ricerca sull’atomo: la materia in quanto tale non esiste! Tutta la materia ha origine ed esiste solo in virtù di una Forza che fa vibrare le particelle atomiche e tiene insieme quel minuscolo sistema solare che è ogni singolo atomo. Dobbiamo presumere che dietro questa forza esista una Mente conscia e intelligente. Questa Mente è la Matrice di tutta la materia”.

Karl Pribram (1919-2015), un valente e stimato medico neurochirurgo austriaco, nonché professore di psichiatria e psicologia, ha rilevato che tutti i processi avvengono nella corteccia cerebrale. In particolare, riteneva vi siano due livelli di attività corticale:

  • un primo più superficiale, nel quale ci sono circuiti neurali separati e localizzati;
  • un secondo livello più profondo caratterizzato da una ramificazione dendritica che unisce l’intera superficie.

La struttura profonda contiene la memoria distribuita, mentre quella superficiale agisce come meccanismo di recupero delle informazioni.

La fonte dei fenomeni paranormali

David Bohm (1917-1992), fisico e filosofo statunitense noto per aver elaborato un’interpretazione della meccanica quantistica in cui sviluppa il concetto dell’onda pilota di Louis de Broglie, ha detto:

“Ogni azione parte da un’intenzione nell’ordine implicito. L’immaginazione è già la creazione della forma e questo influenza il corpo e tutto il resto”.

In altre parole, nell’ordine implicito, come nello stesso cervello, l’immaginazione e la realtà sono fondamentalmente inscindibili. Nel suo libro Universo, mente e materia, Bohm teorizza l’esistenza nell’universo di un ordine implicito (implicate order), che non siamo in grado di percepire, e di un ordine esplicito (explicate order), che percepiamo come risultato dell’interpretazione che il nostro cervello dà alle onde di interferenza che compongono la materia. Bohm paragona l’ordine implicito a un ologramma, la cui struttura complessiva è identificabile in quella di ogni sua singola parte.

Combinando questa teoria sull’Universo Olografico con quella di Pribram, si arriva ad un’interpretazione della realtà nella quale ben si inseriscono e ne vengono giustificati molti di quei fenomeni comunemente definiti paranormali; possiamo perciò trovare la direzione giusta per cercare un modello che li comprenda e ci permetta di affrontarli come aspetti diversi dello stesso fenomeno.

Altri grandi ricercatori

Dennis Gabor (1900-1979): ingegnere, fisico e inventore. Nel 1971 ricevette il Premio Nobel per l’invenzione e lo sviluppo dell’olografia.

Russel De Valois (1926-2003): ricercatore sulla percezione dei colori nel cervello umano (“Il cervello usa la matematica di Fourier, la stessa impiegata dall’olografia, per convertire le immagini in linguaggio di forme d’onda di Fourier”).

Stanislav Grof (1931-vivente): psichiatra e ricercatore nel campo degli stati di coscienza non ordinari (“Non ho quasi alcun dubbio sul fatto che la nostra attuale comprensione dell’universo, della natura, della realtà e in particolare degli esseri umani sia superficiale, scorretta e incompleta”).

Jeanne Achterberg (1942-2012): psicologa americana che ha sviluppato le tecniche di visualizzazione.
(“Le persone con qualsiasi malattia, anche un semplice raffreddore, dovrebbero visualizzare ologrammi neutrali di salute, ossia immagini di benessere, di armonia e di attivazione di specifiche funzioni immunologiche”). L’efficacia di un placebo mostra quanto la nostra capacità di controllare il corpo olografico sia modellata da ciò che crediamo. Un modo di accedere alla forza guaritrice dentro di noi è quello di superare la spessa coltre di dubbio e di scetticismo che esiste nelle nostre menti.

William Tiller (1929-2022): fisico. Ha sviluppato un dispositivo in grado sia di catturare che di distribuire l’intenzione umana, che lui dice essere abbastanza potente da alterare il livello di ph dell’acqua, per esempio, o cambiare i livelli di produzione di Adenosina Trifosfato (APT) nei moscerini della frutta per farla maturare prima. (“Penso che l’universo sia una sorta di holodeck della serie Star Treck. Lo abbiamo creato come veicolo di esperienza e abbiamo creato le leggi che lo governano. Quando giungiamo alle frontiere della nostra conoscenza possiamo in effetti mutare le leggi così che, mentre procediamo, creiamo anche la materia fisica”). Secondo Tiller e altri, la nostra mente è in grado di intervenire nell’ordine implicito e creare, quindi, qualsiasi realtà o legge fisica.

Keith Floyd (1943-2009): psicologo della Virginia Intermont College. (“Al contrario di ciò che tutti credono, potrebbe non essere il cervello a creare la coscienza ma, piuttosto, la coscienza a creare le sembianze nel cervello: materia, spazio, tempo e ogni altra cosa che abbiamo il piacere di interpretare come universo fisico”).

Carol Dryer (1945-2016): esperta del campo energetico umano. (“Il campo energetico di una persona è individuale, come le impronte digitali”). Carol è in grado di diagnosticare una malattia semplicemente osservando l’aura di una persona.

Richard Gerber (1954-2007): studioso dei campi energetici sottili del corpo umano. (“Come il corpo fisico è subordinato a quello eterico, il corpo eterico è subordinato a quello astrale/emotivo; quello astrale/emotivo è subordinato a quello mentale e così via. Ciascun corpo funziona da dima per quello che precede. Guarire una persona a livello mentale è più efficace e produce risultati più duraturi che guarire a livello astrale o eterico”.

Riassumendo…

Non sappiamo ancora esattamente cosa sia l’elettrone; di certo non è un pallino o una piccola sfera che si muove velocemente. I fisici hanno trovato che l’elettrone non possiede letteralmente alcuna dimensione: non è un oggetto. Può manifestarsi sia come particella che come onda. Questa capacità, però, non è solamente sua ma di tutte le particelle subatomiche. La luce, i raggi gamma, le onde radio, i raggi X possono tutti mutare da onde a particelle e viceversa. Le particelle subatomiche sono definite “quanta” e i fisici ritengono che siano la base della quale è costituito tutto l’universo. Esistono prove schiaccianti del fatto che l’unico momento in cui i quanta si manifestano come particelle (per formare quello che noi riteniamo “materia”) è quando li guardiamo. Quando non lo si guarda, l’elettrone torna ad essere un’onda.

Ma allora, cos’è la “realtà”?

Secondo Bohm, le realtà tangibili della nostra vita quotidiana sono in effetti una sorta di illusione, come fossero un’immagine olografica. Al di sotto vi è un ordine di esistenza più profondo, un livello di realtà che dà origine a tutti gli oggetti e le apparenze del nostro mondo fisico. Gli oggetti fisici e tutto quello che percepiamo sarebbero il prodotto di schemi di interferenza.

Bohm definisce questo livello di realtà “ordine implicito” = nascosto (lo potremmo chiamare Dio, la Fonte, l’Origine, la Coscienza universale, il Tutto, l’Uno ecc.) e definisce il nostro livello di esistenza “ordine esplicito” = lo svelato, l’emanato, il creato.

Indivisibilità di tutte le cose

Nonostante l’apparente separatezza delle cose a livello esplicito, tutto sarebbe un’estensione indivisa di ogni altra cosa; l’ordine implicito ed esplicito si fondono uno dentro l’altro in una sola cosa, indivisa. Un enorme “qualcosa” che ha esteso le sue innumerevole braccia e appendici in tutte le cose visibili: atomi, stelle, oceani… Siamo come un infinito numero di

gorghi in un grande fiume. Sembrerebbero elementi separati dallo stesso, mentre invece sono formati dalla stessa acqua ed è impossibile definire dove finisca esattamente un gorgo e riparta lo scorrere del fiume.

Cosa sarebbe la coscienza, lo Spirito?

Si ritiene che la coscienza sia una forma più sottile di materia, ma che il collegamento tra la coscienza e la materia non risieda nel nostro livello di realtà ma, bensì, nell’ordine implicito (Dio, la Fonte, l’Origine, la Coscienza universale, il Tutto, l’Uno ecc.). Perciò, la coscienza, lo spirito, non risiede nel cervello fisico ma nel campo energetico esterno al corpo umano. Il cervello fisico sarebbe soltanto un ottimo computer.

L’immagine di una cosa memorizzata nel cervello può avere lo stesso impatto sui sensi della stessa cosa reale (vedi esempi di guarigione da tumori con la sola immaginazione). Vi sono prove considerevoli che il credere fermamente in una guarigione, e non l’intervento “divino”, sia la causa principale dei tanti cosiddetti “miracoli”. Anche le stimmate, i sanguinamenti, le corone di spine e tanti altri fenomeni mistici reali sarebbero dovuti alla proiezione della stessa immagine formatasi nel cervello.

Realtà o immaginazione?

La mente non è in grado di distinguere fra ciò che il cervello usa per creare una realtà o per immaginare una realtà. In entrambi i casi si attivano grandi possibilità nel corpo umano: è possibile modulare il sistema immunitario, duplicare o annullare gli effetti di medicine e droghe, guarire rapidamente le ferite, sciogliere i tumori ecc. Ciascuno di noi possiede la capacità di influenzare la propria salute e di controllare la propria forma fisica. I nostri pensieri, le nostre speranze, le nostre paure, i nostri pregiudizi inconsci sono continuamente impegnati a formare il nostro futuro.

Secondo gli scienziati sopra citati, quello che noi consideriamo “materia” è una sorta di abitudine mentale che continua a rinascere dall’implicito, come la forma di una fontana viene ricreata istante dopo istante dal flusso costante dell’acqua, sempre nuova, che la crea. Anche il premio Nobel per la Fisica James Watson dice di non aver dubbi sul fatto che la realtà sia in gran parte un costrutto dell’immaginazione. Cosa sono, allora, tutte le forme che percepiamo come fisiche? Secondo il grande filosofo e mistico indiano Sri Aurobindo, sono solamente “una massa di luce stabile”.

Conferme recenti

Un nuovo studio, pubblicato su Physical Review Letters, (30 gennaio 2017) ha fornito le prime importanti indicazioni scientifiche sulla compatibilità statistica con i dati sperimentali del modello olografico dell’universo, secondo il quale il nostro universo sarebbe, appunto, un grande e complesso ologramma, ma niente di “materiale”.
La ricerca ha coinvolto fisici e astrofisici teorici di Regno Unito, Italia e Canada, in particolare dell’Università di Southampton in Inghilterra, della Sezione di Lecce dell’INFN e dell’Università del Salento in Italia, del Perimeter Institute e dell’Università di Waterloo in Canada.
La ricerca è frutto di un’analisi congiunta di aspetti teorici e fenomenologici della fisica

dell’universo primordiale, uniti a studi di fisica delle interazioni fondamentali. I risultati di questa complessa analisi sono stati confrontati con i dati sperimentali satellitari sulla radiazione cosmica di fondo (Cosmic Microwave Background – CMB) e sono stati trovati in accordo con essi. Il modello correntemente concepito del nostro universo è in una fase di accelerazione dovuta alla presenza di energia oscura, ancora in via di definizione.

Tutto compenetra tutto

Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe un’altra caratteristica stupefacente: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate.  Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni pesce che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo.  Tutto compenetra tutto.  Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.  Al suo livello più profondo, la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente (Le religioni dicono che: “Dio è; in Lui sono presenti passato, presente e futuro nello stesso momento”).

Intelligent design – ID

Il disegno intelligente  o progetto intelligente, altrimenti noto come “creazionismo scientifico”, è la corrente di pensiero secondo la quale «alcune caratteristiche dell’universo e delle cose viventi sono meglio spiegabili attraverso una causa intelligente, che non attraverso un processo non pilotato, come la selezione naturale.   Si tratta di una forma moderna del tradizionale argomento teologico dell’esistenza di “Dio”, che evita di toccare l’argomento della natura e dell’identità del “Progettista”. I suoi sostenitori principali sono associati al  Center for Science and Culture del Discovery Institute, i cui membri ritengono che il Disegnatore sia identificabile in ciò che viene comunemente chiamato “Dio”
I promotori del disegno intelligente affermano che si tratti di una teoria scientifica e cercano di ridefinire la scienza in modo da farle accettare anche spiegazioni soprannaturali, oltre a quelle naturali.

Per chiudere questa veloce carrellata di protagonisti, si propone quanto detto da Paramahansa Yogananda (1893-1952), filosofo e mistico indiano, venerato e seguito a livello mondiale:

“Il mondo non è altro che un sogno oggettivizzato; qualsiasi cosa la vostra mente potente creda intensamente si verifica all’istante”.

Siamo tutti degli Dei, come ricorda anche il Vangelo, siamo tutti una sola cosa, siamo tutti parte dell’ordine implicito, del divino e abbiamo in noi le stesse capacità divine. Niente ci è precluso. Se non otteniamo è solo per colpa nostra, perchè non siamo convinti di potere o, meglio, perché ci hanno convinti che non siamo in grado di farlo. Occorre saltare il fosso e credere nelle nostre possibilità. Ci è stato detto in tutte le lingue: Volere è potere.

Cosa sapevano gli antichi sullo Spirito?

Anche se l’uomo moderno, preso dal quotidiano, sembra avere sempre meno tempo da dedicare alle realtà invisibili fin qui accennate, le antiche civiltà tenevano in grande considerazione l’imponderabile; lo temevano, lo veneravano, cercavano di conoscerne gli aspetti. Verrebbe da dire che, con l’avvento della modernità, l’uomo abbia decisamente spostato l’interesse solamente su ciò che “tocca”. Ecco una rapida escursione su come gli antichi consideravano, studiavano, ricercavano il divino.

“Nessuno dei nostri pensieri potrebbe mai concepire Dio”

Antichi egizi. Mentre è possibile isolare la storia politica dei vari popoli, non è possibile scindere la loro storia religiosa. Per quanto riguarda l’area del mondo alla quale apparteniamo, tutto sembra irradiare dalla regione dove ora si trovano l’Iraq e l’Iran. Da qui, 5.000 anni prima di Cristo, l’idea religiosa, per come la intendiamo ora, si è diramata nelle aree circostanti arrivando anche in Egitto e divenendo la legge di Ammon-Ra, Dio solare di Tebe. Una teologia erudita, esoterica e monoteista era già affermata in Egitto quando il primo faraone, Menes, prese il comando attorno al 3.000 avanti Cristo. Egli non volle togliere all’Egitto quella religione, ormai antica, ma la volle conoscere a fondo e la riaffermò aggiungendovi una nuova organizzazione: il sacerdozio. Attorno al 2.200 a.C. buona parte dell’Egitto del nord venne invaso dagli Hyksos, che vi rimasero per nove secoli, e a tenere unito il popolo fu proprio la loro religione. In quel periodo il sacerdozio diffuse tra la popolazione la leggenda di Iside e del marito Osiride, ucciso e fatto a pezzi dal fratello. Nel corso delle cerimonie religiose il popolo si commuoveva al dolore della sposa Iside e poneva le proprie speranze nel loro figlio, Horus, che avrebbe ritrovato e fatto risorgere il corpo del padre. Parallelamente veniva perpetuata la vera conoscenza attraverso una cerchia di iniziati, scelti dopo pesanti e difficili prove, ai quali veniva inflitta la pena di morte se in seguito avessero divulgato il minimo particolare dei misteri conosciuti. La conoscenza, racchiusa in 42 libri, veniva fatta derivare da Ermete, ritenuto allo stesso tempo un uomo, una casta e un dio. Egli è il simbolo di un’epoca chiamata, secondo la cronologia di Manetone, “Il regno degli dèi”; allora non esistevano ancora né i papiri, né la scrittura fonetica ma solo l’ideografia sacra.

Secondo Ermete Trismegisto:

“Nessuno dei nostri pensieri potrebbe mai concepire Dio, nessuna lingua definirlo. L’Incorporeo, l’Invisibile, il privo di forma non può essere percepito dai nostri sensi. La breve regola del tempo non può misurare l’Eterno.”

L’uomo moderno cerca il piacere ma non trova la felicità

A quei tempi, parliamo di quattromila anni fa, era più elevato e compreso il rapporto tra l’uomo e il divino. Noi, oggi, abbiamo dissociato l’educazione del corpo da quella dello spirito. La religione non soddisfa i bisogni dell’intelligenza e la nostra scienza non vuol saperne dello spirito. L’uomo moderno cerca il piacere senza trovare la felicità e la scienza, purtroppo, è priva di saggezza. Fondamentale per gli iniziati egizi era lo studio della “Visione di Ermete”. In quel resoconto, Ermete riporta il suo colloquio con Dio, la Fonte. Alla sua richiesta di conoscere la vita dei mondi, il cammino delle anime, da dove viene e dove va l’uomo, Dio gli disvela i misteri mediante visioni che Ermete possa intendere. Egli vede così sette cieli disposti sopra di lui come sette sfere attraverso le quali si svolge la caduta e la risalita delle anime. Vede i sette Geni preposti alle sfere, vede una luminosa semenza di germi d’anime cadere dalla settima sfera e man mano che attraversano le altre sfere diventano sempre più pesanti e ad ogni incarnazione acquistano un senso corporeo conforme all’ambiente nel quale dimorano. La loro energia vitale aumenta, ma a misura che entrano in corpi più densi perdono la memoria della loro origine divina. Le sette sfere simboleggiano i sette differenti stati della materia e dello spirito che ogni uomo è costretto a percorrere nella sua evoluzione. I sette Geni, dirigenti delle sfere, rappresentano gli spiriti superiori scaturiti dalla ineluttabile evoluzione e li ritroviamo nei sette Deva dell’India, i sette Amshaspends dell’Iran, i sette grandi Angeli della Caldea, i sette Sephirot della Kabbalah, i sette Arcangeli dell’Apocalisse cristiana. Quattromila anni fa i sacerdoti conoscevano, perciò, che l’uomo ha un’anima di origine divina, che deve ritornare in nuovi corpi per evolverla, che il suo viaggio non avrà termine, che Dio è indefinito, è origine di tutte le cose ed è presente in tutto. Purtroppo, l’uomo non ha saputo proseguire sulla strada della conoscenza, anzi, ha inseguito solo le illusioni e i piaceri materiali ritrovandosi oggi senza valori veri, dimentico della sua origine e della sua méta, disperato.

Eskato Bebelòi: la scuola di Pitagora

Pitagora di Samo (VI sec. a.C.). L’opera di Pitagora è stata di una straordinaria importanza, perché fu il primo tentativo di iniziare i laici ai misteri esoterici. La sua scuola ha fatto da apripista all’ellenismo e al cristianesimo. Secondo la tradizione, trascorse una ventina d’anni presso i sacerdoti egiziani per apprendere tutte le loro conoscenze. Nel 525 a.C. Cambise conquistò l’Egitto e Pitagora fu deportato a Babilonia con altri sacerdoti per alcuni anni. Riuscì ad ottenere la libertà e tornò nella sua isola di Samo per poco tempo, prima di ritirarsi a Crotone in seguito all’avvento di un tiranno. Qui, sopra ad una collina, fondò una scuola per iniziati. Al suo ingresso un cartello avvertiva: Eskato Bebelòi (Stiano lontano i profani). Per essere accettati nella cerchia dei novizi (uomini e donne) occorreva superare una serie di prove per niente semplici, anche se nemmeno lontanamente rapportabili a quelle sopportate dallo stesso Pitagora presso i sacerdoti egiziani, che per molti aspiranti avevano esito mortale. Seguiva il giuramento del silenzio da parte dei novizi accettati. L’insegnamento di Pitagora consisteva in una esposizione ragionata della dottrina occulta partendo dalla scienza misteriosa dei numeri fino alle conseguenze dell’evoluzione universale e ai fini supremi dell’anima umana, da lui denominata ψυχή (psyché >psiche). Le nozioni che egli riversava nei novizi non erano mai affidate alla scrittura, perché molte di esse avrebbero messo a soqquadro la mitologia popolare ed il popolo avrebbe gridato al sacrilegio. La cosmogonia di Pitagora aveva preso molto dagli egizi, secondo i quali i pianeti erano lontani dal Sole e giravano attorno a lui, come pure che le stelle del cielo erano sistemi solari simili al nostro, governati dalle stesse leggi. Insegnava anche il doppio moto della Terra. Parlava dell’esistenza, in passato, di un continente australe che aveva prodotto la razza rossa e di una civiltà chiamata Atlantide dai greci. Attribuiva l’emergere ed il sommergersi dei continenti alle oscillazioni dei poli terrestri, che avevano fino ad allora provocato sei diluvi. Passava quindi dalla cosmogonia fisica a quella spirituale secondo una dottrina chiamata trasmigrazione delle anime. Cos’era l’anima per Pitagora? Una piccolissima parte dell’anima universale, una scintilla dello Spirito Divino; ma per diventare quello che è ora nell’uomo ha dovuto attraversare tutti i regni della natura e tutta la scala degli esseri nel corso di innumerevoli incarnazioni. Ciò che è oggi l’essenza di ogni uomo, diceva Pitagora, si è evoluta per milioni di anni attraverso una catena di pianeti e regni inferiori, pur conservando sempre un principio individuale che la segue ovunque. Questo principio individuale racchiude la mònade, l’impronta divina. Man mano che la sensibilità di questo principio cresce, si passa all’istinto e dall’istinto all’intelligenza acquisendo sempre più coscienza. Ψυχή si rende finalmente conto di essere parte del Divino e che il suo destino è di rientrare in Esso; ma per fare questo dovrà continuare ad evolversi affrontando innumerevoli incarnazioni. Le vite si susseguono ma non si assomigliano. La loro successione è retta da una legge ferrea che Pitagora chiamava ripercussione delle vite, quella che gli orientali definiscono karma o legge di causa ed effetto. Secondo questa legge, le azioni svolte in una vita avranno la loro ripercussione nelle seguenti, in base all’uso buono o cattivo che lo spirito avrà fatto della propria libertà. Evolvendosi, l’anima potrà avere parte nella scelta delle sue incarnazioni: l’anima inferiore le subisce, l’anima media le sceglie, l’anima superiore potrebbe decidere di ritornare per compiere un’importante missione.  

Qual è dunque lo scopo finale dell’uomo secondo questa dottrina? Dopo tante vite, morti e rinascite l’anima vincerà definitivamente i richiami della materia e dei sensi, trovando in sé stessa il principio e la fine di ogni cosa. Entrerà nello stato divino unendosi perfettamente all’Intelligenza Divina. Per Pitagora, l’anima che è divenuta puro spirito non perde la sua individualità, ma partecipa all’attività creativa nella Coscienza Suprema. Lo spirito, giunto a questo punto, sempre secondo Pitagora, riflette in tutto la luce ineffabile di cui Dio riempie il creato. A quel punto: sapere è potere, amare è creare.

L’eterna lotta tra spirito e potere

Pur essendo molto amato e stimato dal popolo, Pitagora dava fastidio alla classe politica che cercò ogni pretesto per fargli chiudere la scuola. Ancora una volta un filosofo veniva ostacolato, nella sua opera, non dalla religione ma dalla politica che vedeva nell’evoluzione spirituale delle persone una grande difficoltà nel continuare a gestirle. La religione, invece, non si era mai preoccupata dei filosofi, perché i sacerdoti già le conoscevano quelle cose e… ben altro.  Nell’antica Grecia, ad esempio, Talete poté dire liberamente che la vita viene dall’acqua; Eraclito che il mondo è nato dal fuoco; Anassagora che il Sole è una massa incandescente; Democrito che tutto è costituito da particelle infinitesimali. L’insegnamento di Pitagora finì così tragicamente con l’incendio appiccato alla sua scuola attorno al 495 a.C., ma i pitagorici portarono avanti il suo insegnamento per altri secoli.

Arrivare a Dio partendo dalla materia

Bisogna convenire che, migliaia di anni fa, l’iniziato era a conoscenza che un Elemento imponderabile compenetrava tutto. Curiosamente, i fisici di oggi si sono avvicinati alla medesima conclusione partendo dalla parte opposta, ossia cercando la costituzione della materia e vedendo l’impossibilità di spiegarla da sé stessa. La fisica moderna ha dovuto riconoscere un agente universale imponderabile per spiegare il mondo, constatandone la presenza e rientrando senza saperlo nelle teosofie antiche.

Platone (IV sec. a.C.), già allievo di Socrate, rifacendosi alla dottrina orfico-pitagorica, fece della reincarnazione il centro della sua dottrina della conoscenza. La prova sta nel fatto, diceva ai suoi discepoli, che delle persone vengono al mondo già con conoscenze matematiche e scientifiche tali che non possono averle conosciute se non in vite precedenti.

Plotino (204-270 d.C.), ha ripreso ed ampliato la filosofia di Pitagora e Platone. Molto ammirato da S. Agostino e preso a riferimento dai filosofi del Rinascimento, lasciò scritto nelle Enneadi:

“È una credenza universalmente ammessa che l’anima che ha commesso peccati li espia subendo una punizione nel mondo invisibile e poi passa in nuovi corpi”.

Popoli orientali. La reincarnazione è una delle credenze più diffuse nell’area orientale. Nelle Leggi di Manu, che è il testo sacro più autorevole dell’Induismo, troviamo scritto:

“Considera attentamente le trasmigrazioni degli uomini, cagionate dalle loro azioni colpevoli […] lo spirito vitale che esce dal corpo per rinascere nel grembo di una creatura umana […] le sciagure che soffrono gli esseri animati a cagione delle loro iniquità e la felicità inalterabile che invece provano nella contemplazione dell’Essere Divino che conferisce ogni virtù”.

Presso i popoli orientali è in uso la cremazione dei corpi poiché credono fermamente che, dopo la morte, lo Spirito lascia il corpo, il quale non riveste più alcun valore e può essere tranquillamente distrutto. La mancanza del corpo, inoltre, può agevolare e anticipare la reincarnazione dell’anima. Per questo motivo sono anche contrari al reimpianto degli organi.

Machsom: la barriera fra i mondi

Ebrei. Presso di loro la reincarnazione non è una nozione semplice da comprendere, né è fondamentale apprenderla per salvarsi. La Torah, del resto, non contiene questi insegnamenti spirituali e per conoscerli si rende necessario lo studio della Kabbalah. “Sebbene le sue origini – è spiegato sul sito kabbalah.info – siano radicate nell’antichità più profonda, dal tempo dell’antica Babilonia, la scienza della Kabbalah è rimasta nascosta all’umanità dal momento in cui apparve, più di quattromila anni fa. Celebri scienziati e filosofi di molti paesi, come Newton, Leibniz e Pico della Mirandola, hanno indagato e cercato di capire la scienza della Kabbalah. La scienza della Kabbalah non parla del nostro mondo e quindi la sua essenza sfugge alle persone. È impossibile comprendere l’invisibile, l’impercettibile e ciò che non è stato sperimentato. Per migliaia di anni, all’umanità fu offerta un’ampia varietà di cose sotto il nome della “Kabbalah”: incantesimi, maledizioni e anche miracoli, tutto ad eccezione della stessa scienza della Kabbalah. Per oltre quattro mila anni, la comune comprensione della scienza della Kabbalah è stata alterata con idee sbagliate ed errate interpretazioni. Noi (dicono gli studiosi della Kabbalah) chiamiamo “il Creatore” l’insieme di tutte le forze del mondo e insieme il livello più alto nell’ordinamento delle forze che governano. Questa Forza Superiore ha dato origine ai Mondi Superiori. Ci sono in totale cinque mondi, più il così detto Machsom, la barriera che separa i Mondi Superiori dal nostro mondo. Dalla Forza Superiore, le forze discendono attraverso tutti i mondi dando origine al nostro mondo e agli esseri umani. La scienza della Kabbalah non studia il nostro mondo e gli esseri umani che vivono in esso come fanno le scienze tradizionali: la Kabbalah indaga tutto ciò che esiste “oltre”. Fino a che una persona non rivela completamente questa Forza, fino a che non conosce tutti i mondi che deve ascendere, obbedendo alle stesse leggi come le forze discendenti, e fino a che non raggiunge il mondo dell’Infinito, quella persona non lascerà questo mondo, ossia, continuerà a rinascere in un corpo, evolvendosi da una vita all’altra fino a raggiungere lo stato in cui si manifesta il desiderio di conseguire la Forza Superiore”.

Pensiamo che questo basti a comprendere la posizione ebraica nei confronti della reincarnazione. Nello Zohar (il Libro dello splendore) troviamo scritto:

“Il Creatore del mondo sa quello che accadde agli individui nelle vite precedenti”.

Il grande kabbalista Rabbi Isaac Luria, detto l’Arizal (1534-1572), disse che non si deve escludere la possibilità che una stessa anima possa vivere più vite in differenti periodi della storia. Ci sono anime deboli, secondo l’Arizal, che vagano per il mondo, anche riunite in gruppi, cercando aiuto per crescere spiritualmente. Il processo di reincarnazione – spiega – è indispensabile per purificare l’anima dagli errori commessi nelle vite precedenti.

Cosa dice la scienza sulla “reincarnazione”

Sembrerà strano ma anche la scienza ha indagato, seppur indirettamente, sulla reincarnazione. Nella seconda metà del secolo scorso diversi psicologi e psichiatri hanno dedicato tempo ed energie alla raccolta di informazioni sull’argomento. Uno di questi è stato Joel Whitton, professore di psichiatria presso la University Medical School di Toronto. Egli ha usato l’ipnosi per studiare ciò che è racchiuso nel subconscio delle persone, finendo così per raccogliere prove molto significative sulla reincarnazione. A questo proposito erano state dette in passato tante sciocchezze da indurre le persone a rifiutarne la possibilità a priori. Per questa ragione si è impegnato seriamente nella sua ricerca. Raccolto un gruppo molto rappresentativo di persone, di tutti i ceti sociali, dalle svariate attività e cultura diversa, registrò per migliaia di ore tutto quanto veniva raccontato dagli ipnotizzati a riguardo di presunte vite precedenti. Tutte le persone coinvolte riferirono di numerose vite passate, anche se Whitton li interrompeva quando i racconti riguardavano vite uniformi da “uomo delle caverne”.

Tutti abbiamo già vissuto come maschi e come femmine

È emerso che il genere sessuale è pertinente all’anima e tutti avevano già vissuto sia come maschi che come femmine. Inoltre, è risultato chiaro per tutti che lo scopo della vita è quello di imparare dagli errori passati ed evolversi; in questo contesto le rinascite facilitano il processo. Di coloro che sembrava si fossero reincarnati dopo una morte avvenuta da poco, Whitton andò in cerca delle prove sul campo e ritrovò nomi, parenti, abitazioni e ricordi come descritti sotto ipnosi. Per inciso, la letteratura è zeppa di racconti che riguardano bambini, i quali vengono accompagnati nei luoghi della loro ultima incarnazione e riconoscono, chiamandoli per nome, i loro parenti e amici, oltre a conoscere alla perfezione le contrade dove hanno vissuto e i locali della casa che hanno abitato. Ma il fatto che più entusiasmò Whitton fu di ascoltare quello che gli ipnotizzati raccontavano del periodo fra le varie vite: l’appartenenza ad un regno radioso nel quale non esiste il tempo e lo spazio come lo conosciamo, con il solo scopo di progettare l’esperienza di vita successiva. Nel periodo in cui si trovano fra due vite, le persone sembrano avere uno stato di coscienza superiore, una morale ed un valore etico elevato, superiore a quello che sperimenteranno da vivi. Si sceglie con cura la famiglia in cui rinascere, le persone da contattare, l’occupazione da intraprendere. Si sceglie di rinascere assieme a persone alle quali si sono fatti dei torti, in modo da poter rimediare. La forza che guida le scelte per la prossima vita è quasi sempre l’affetto, un debito morale o un senso di colpa. Altro particolare interessante risulta scoprire, dai loro racconti, che non esiste nessun “giudice” che giudichi la nostra condotta, premiandoci o punendoci. Se spesso ci sembra di vivere la vita in una “valle di lacrime” lo dobbiamo solo a noi, perché saremmo noi a preparare il programma di vita allo scopo di rimediare ed evolvere spiritualmente. I periodici scientifici American Journal of Psychiatry, International Journal of Comparative Sociology e Journal of Nervous and Mental Disease hanno pubblicato i risultati di un altro ricercatore sullo stesso argomento, il professor Ian Stevenson, docente di Psichiatria presso la University of Virginia Medical School e il prestigioso Journal of American Medical Association afferma che è stata raccolta una imponente, obiettiva e dettagliata serie di casi nei quali le prove a favore della reincarnazione sono difficili da ignorare. Ma tutte queste informazioni sono presenti in numerosissimi testi scritti da psichiatri e studiosi che hanno indagato sul tema; è sufficiente leggerne qualcuno per farsene un’idea.

Cristianesimo e reincarnazione

Nati in un Paese cristiano, sarà interessante conoscere cosa ne pensavano le prime Chiese fondate dagli apostoli, la maggior parte situate in Medio Oriente. Come è risaputo, gli inizi sono stati burrascosi; ogni Chiesa aveva un suo referente, spesso in disaccordo con altri, e durante i primi secoli c’è stato un gran lavorio per definire cosa inserire e cosa togliere dalla religione nascente. Proponiamo qualche riga per inquadrare quei primi momenti e alcuni dei problemi che i Padri hanno dovuto affrontare. Gesù non aveva lasciato nulla di scritto e il suo insegnamento è stato tramandato a voce per qualche decennio. Poi è iniziata l’opera di scrittura da parte di innumerevoli e volenterosi personaggi. Più tardi è stato deciso cosa dovesse ritenersi canonico e cosa eretico. Molto è stato deciso durante i Concili,  indetti dagli imperatori romani fino al decimo secolo, fino allo scisma del 1054. Ecco una breve panoramica di quei primi secoli.

La fine di un mondo

Anno 553 dopo Cristo. Il mondo occidentale è in subbuglio. L’epopea romana, iniziata secondo lo storico Varrone il 21 aprile del 753 avanti Cristo, è terminata ufficialmente da quasi un secolo, nel 476 d.C., ad opera di Odoacre. Questi ha consegnato le insegne di Roma all’imperatore d’Oriente Zenone in cambio di mano libera nel settore occidentale. Ma non è stato questo re degli Eruli a sconfiggere Roma: si era semplicemente conclusa un’agonia durata ottant’anni durante i quali il destino dell’Occidente era passato di mano da un generale all’altro e l’orgoglio di essere romano non marchiava più il DNA dei latini. I barbari, sempre meno timorosi della macchina da guerra romana, avevano a turno invaso e depredato la penisola italiana uscendone pressoché indenni.

Dopo la presa di potere di Odoacre, solo la fede cristiana teneva uniti gli uomini mentre per l’Europa si apriva un periodo nero da “tutti contro tutti” nel quale la
Lex Romana rimaneva solo un ricordo per pochi nostalgici.

La fondazione di Costantinopoli nel 330 d.C. ad opera dell’imperatore Costantino aveva creato le premesse per spostare, all’occorrenza, l’asse del potere in Oriente e con la morte di Teodosio, nel 395 d.C., il potere decisionale si era di fatto trasferito a Costantinopoli.

Roma caput mundi” era l’emblema dell’impero, ma le menti valide erano emigrate. Il 4 settembre 476, infatti, il barbaro Odoacre si trovò a disagio nel dover strappare la corona ad un imperatore adolescente: Romolo Augustolo.

La Corte Romana di Costantinopoli, perchè così amava essere definita, seppe vivere mille anni di storia dimentica delle sue origini. Tranciato il bubbone marcio, la Corte imperiale aveva ripreso a vivere imperturbata.

Eresie e lotte interne

Anche la fede cristiana, affrancata da Costantino nel 313 e da Teodosio nel 380, traeva ad Oriente la sua forza. In quell’area si trovavano quasi tutte le Chiese fondate dagli apostoli, si erano svolti i primi Concili ecumenici ed erano sorti i primi monasteri. Anche le prime eresie (più di settanta) erano nate ad Oriente. Eccone alcune:

Manicheismo
Fondatore: Mani (216-277 d.C.)
Dottrina: assimilati elementi dal buddhismo, dallo zoroastrismo e dal cristianesimo. Si concentrava sulla lotta cosmica ed eterna fra le forze del bene e del male, fra lo spirito e la materia.

Arianesimo
Fondatore: Ario (280-336 d.C.)
Dottrina: Cristo aveva solo la natura umana ed era figlio di Dio come tutti gli uomini. La sua natura era diversa da quella del Padre.

Nestorianesimo
Fondatore: Nestore (381-451 d.C.)
Dottrina: Maria non era da considerarsi Madre di Dio ma solo madre di Gesù.

Monofisismo

Fondatore: Eutiche (378-454 d.C.)
Dottrina: l’unica natura del Cristo, quella divina, avrebbe inglobata quella umana al momento dell’incarnazione.

Pelagianesimo
Fondatore: Pelagio (354-427 d.C.)
Dottrina: negazione della validità della dottrina sul peccato originale.

Donatismo
Fondatore: Donato (IV secolo d.C.)
Dottrina: necessità di una netta separazione fra politica e religione, fra Stato e Chiesa.

Gnosticismo
Diffusasi dal I al V secolo, privilegiava la conoscenza del divino tramite pratiche mistiche ed ascetiche che portarono talvolta i seguaci a considerare nulle le leggi morali e religiose in uso.

La reincarnazione nei primi secoli del cristianesimo

Tornando al tema della reincarnazione, la Chiesa dei primi secoli ha subito forti condizionamenti nel discernere la linea ufficiale. Complici le difficoltà di collegamento, le guerre, i blocchi politici, le influenze delle varie Comunità fondate direttamente dai primi apostoli e, non ultime, le varie correnti di pensiero, il modo di intendere il cristianesimo era spesso diametralmente opposto. Solo nel IV secolo, terminate le persecuzioni, iniziò una seria opera di canonizzazione dando luogo alla epurazione di tutti quei testi e quelle correnti che potevano scalfire il pensiero ortodosso che piano piano si andava delineando. Fu deciso a riguardo della natura di Gesù e di Maria, introdotto il concetto di peccato originale, istituzionalizzati i primi Sacramenti; per non parlare delle accese discussioni condotte con gli gnostici su Pleroma, Demiurghi e i trenta Eoni nelle quali era incappato anche S. Paolo nella lettera ai Colossesi (2,9).

Anche le rivendicazioni degli gnostici vennero vagliate e deciso, a volte unilateralmente, cosa tenere e cosa ostracizzare. I secoli IV, V e VI hanno visto l’opera ciclopica di alcuni Padri della Chiesa che più avanti vennero, per convenienza o per nuove convinzioni, definiti fuorvianti se non eretici. Molte correnti di pensiero, fra l’altro, furono definite eretiche non tanto per il contenuto ma per la difficoltà di intendersi, fra vescovi e vescovi, sul reale significato di un termine. Alcuni dogmi di fede sono passati per un solo voto in più.

L’insegnamento della reincarnazione ha certamente fatto parte della prima cultura cristiana, in modo particolare per coloro che abitavano in regioni sotto l’influenza degli Ofiti, degli Ebioniti e dei Valentiniani. Il substrato sul quale stava crescendo il cristianesimo era prevalentemente ebreo, platonico o pitagorico per cui la reincarnazione era di casa.

Al di là dell’involucro corporale, era diffusa  la consapevolezza della pre-esistenza dell’anima al corpo. Si credeva che, in base a quello che si seminava nella vita corrente, si sarebbe raccolto nelle seguenti. Fra le varie testimonianze vi è quella di San Gregorio Nisseno, fratello minore di Basilio di Cesarea, che affermò (Grande discorso catechetico, tom. III):

“È una necessità di natura per l’anima immortale essere guarita e purificata, e quando questa guarigione non avviene in questa vita, si opera nelle vite future e susseguenti”.

Anche S. Agostino (354-430) non era estraneo al problema. Nelle Confessioni (libro I, cap. VI) si chiedeva:

“La mia infanzia ha forse seguito un’altra mia età, morta prima di essa? Forse quella che ho vissuto nel ventre di mia madre? […] E ancora, prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?”

Sembra che il suo contemporaneo S. Girolamo (347-420), al quale dobbiamo la prima versione ufficiale della Bibbia in lingua latina, fosse preoccupato che le persone non capissero la grande opportunità di riscatto offerta dalla reincarnazione:

“Non conviene si parli troppo delle rinascite, perché le masse non sono in grado di comprenderle”. (cfr. Edmond Bertholet, La Reincarnation)

Temeva che ne approfittassero per rimandare alla “vita successiva” la soluzione di problemi che avrebbero comportato la rinuncia ad eventuali privilegi materiali acquisiti nella “vita in corso”. San Giustino martire (100-165) ha detto:

 “Alcune anime che si credono indegne di vedere Dio a seguito delle loro azioni durante le reincarnazioni terrene, riprenderanno i corpi” (cfr. Edmond Bertholet, La Reincarnation)

e San Clemente d’Alessandria (150-220), prima di loro, avevano sostenuto e insegnato la reincarnazione. Origene (185-254) sosteneva che:

“…in quanto a sapere perché l’anima ubbidisce talvolta al male, talvolta al bene bisogna cercare le cause in una nascita anteriore alla nascita corporea attuale” (cfr. Edmond Bertholet, La Reincarnation)

e nel Contra Celsum Origene chiede:

“Non è razionale che le anime debbano essere introdotte in corpi secondo i loro meriti e azioni precedenti?”
(1-XXXII)

Origene e la rinascita delle anime

A lato delle correnti eretiche di quel periodo troviamo il pensiero dello scrittore e teologo alessandrino Origene (185-254 ca.). Allievo di Ammonio Sacca, maestro di Plotino, riorganizzò la famosa Scuola di Alessandria d’Egitto che abbandonò nel 232 in seguito ad accuse d’eresia. Subì il martirio sotto l’imperatore Decio. Cosa sosteneva Origene? Rifacendosi all’insegnamento di Platone, il teologo cristiano affermava che le anime non sarebbero create successive al corpo, ma sarebbero già pre-esistenti ad esso. In pratica, le nostre anime esisterebbero da tempo immemorabile ed utilizzerebbero di volta in volta un nuovo involucro per mettere in atto il loro cammino di crescita spirituale. Il modo in cui viene vissuta ogni esperienza nel corpo fisico porrebbe le basi per l’incarnazione seguente, che avverrebbe più avanti nel tempo. Ogni spirito, pur essendo unico, porterebbe perciò avanti la sua maturazione attraverso un considerevole numero di ritorni in un sempre nuovo veicolo fisico. Sosteneva, inoltre, che alla fine dei tempi tutto rientrerebbe in Dio, come tutte le gocce d’acqua che compongono il mare, comprese le anime dei “dannati”. Non credeva, invece, che le anime potessero regredire tornando a reincarnarsi in animali o vegetali. Il suo pensiero abbracciava i maggiori problemi intorno ai quali stava prendendo forma la nascente filosofia cristiana elaborandoli secondo la visione platonica e neoplatonica. Nella sua ricerca arrivò ad elaborare dei concetti che in seguito furono dichiarati di natura eretica, quali: 

1) la pre-esistenza dell’anima (già accennata)

2) la subordinazione di Gesù al Padre; (“Il Padre è più grande di Me” Gv 14, 28 – “[…] perchè da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso” Gv 8, 42 – “[…] a colui (Gesù) che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: Tu bestemmi” Gv 10, 36; “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio” Is 42, 1 – “[…] il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù” Atti 3, 13 – “[…] quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli Angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore” Ebrei 2, 9)

3) la temporaneità delle pene dell’Inferno.

L’imperatore Giustiniano convoca il 5°Concilio

Forse esasperato dal marasma creato da tutte queste correnti, l’imperatore d’Oriente Giustiniano I°, a tutti gli effetti Capo supremo della Chiesa, convocò il secondo Concilio di Costantinopoli il quale si tenne dal 5 maggio al 2 giugno 553. Ma, stando alla documentazione disponibile, l’obiettivo del Concilio doveva essere quello di condannare i famosi Tre Capitoli dei nestoriani Teodoro, vescovo di Mopsuestia, Teodoreto di Ciro e Iba di Edessa. Origene e l’origenismo non dettarono l’urgenza del Concilio.
Nel paragrafo XI del documento di condanna dei Tre Capitoli compaiono i nomi di Ario, Eunomio, Macedonio, Apollinare, Nestorio ed Eutiche. Infine, è citato anche Origene ma senza alcun accenno ai motivi dell’anatema. Al Concilio mancò la rappresentanza della cristianità occidentale; neppure il vescovo di Roma Vigilio che, pur essendo in zona in quei mesi, si rifiutò di partecipare ai lavori. Per inciso, tra lui e l’imperatore non correva buon sangue perchè Giustiniano aveva cercato di incarcerarlo. La stessa cosa era successa nel precedente Concilio di Nicea del 325, presieduto dall’imperatore Costantino e senza la presenza del vescovo di Roma, Silvestro. Terminato che fu il secondo Concilio di Costantinopoli, al vescovo di Roma Vigilio vennero in seguito sottoposti solamente gli Atti riguardanti i Tre Capitoli, che approvò. Non fu fatto alcun riferimento all’origenismo, anche se qualche giorno prima del Concilio i vescovi convenuti dovettero prendere posizione contro una forma di origenismo sottoposta da Giustiniano che, però, poco aveva a che fare col pensiero di Origene. Si trattava di una filosofia seguita da un piccolo gruppo di cristiani della Palestina. Un giudizio sull’origenismo era già stato espresso dieci anni prima attraverso l’emanazione della condanna contro la dottrina di Origene e le sue deviazioni: consisteva in nove anatemi elaborati dal patriarca Menas, nato ad Alessandria d’Egitto.

Per ordine dell’imperatore viene cancellata la reincarnazione

Per ordine dell’imperatore Giustiniano I°, quindi, nel 553 furono osteggiate tutte le Scuole di pensiero che contemplavano la dottrina della rinascita dichiarandone eretici i seguaci e scomunicando i sostenitori. Tutti i richiami alla reincarnazione presenti nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, nelle lettere e nei testi di teologi e scrittori cristiani furono fatti sparire. Per volere di un imperatore, quindi, la reincarnazione venne esclusa dalle nozioni del cristianesimo, perchè risulterebbe che nessun papa abbia mai sottoscritto una precisa condanna in tal senso.

La reincarnazione venne ripresa secoli più tardi, per breve periodo, dai Catari e dagli Albigesi. Nel Rinascimento tornarono in voga le dottrine platoniche della reincarnazione con Giordio Gemisto Pletone, Marsilio Ficino e Giordano Bruno. Anche vari contemporanei hanno tentato una conciliazione tra cristianesimo e reincarnazione. Geddes MacGregor ha scritto un libro intitolato Reincarnazione nella cristianità: una nuova visione della Rinascita nel pensiero Cristiano. Rudolf Steiner è stato l’autore di Cristianità come fatto mistico e Tommaso Palamidessi  ha scritto Memorie di vite passate e le sue tecniche, che contengono alcuni metodi attraverso i quali sarebbe possibile ottenere memorie delle vite precedenti. Il sensitivo americano Edgar Cayce, che si considerava cristiano, quando era in stato di trance dava “letture vive” durante le quali discuteva delle precedenti reincarnazioni sue e di chi gli stesse intorno.

Perché erano gli imperatori a convocare i Concili

Permettete una divagazione. Ai più sembrerà strano che i Concili fossero indetti dagli imperatori, ma questa fu la prassi per molti secoli. Dalla nascita dell’Impero, l’imperatore era anche il Pontefice Massimo della religione e vestiva di porpora; così, passata la Sede del potere da Roma a Costantinopoli, l’imperatore continuava a ritenersi il Capo supremo della religione di Stato. Per questo motivo egli convocava i vescovi quando lo riteneva utile, quasi sempre per misurare la pericolosità delle nuove dottrine e confermare il suo potere temporale. Fu solamente dopo l’anno mille che il vescovo di Roma, dopo aver tentato inutilmente di imporsi sui vescovi orientali arrivando allo scisma d’Oriente, iniziò a convocare personalmente i Concili in Occidente. Ecco gli estremi dei 21 Concili ecumenici.

Elenco dei 21 Concili ecumenici

1)  Concilio di Nicea, indetto dall’imperatore d’oriente Costantino I° nel 325. Presenti 318 vescovi su 1800.

2) 1° Concilio di Costantinopoli, indetto dall’imperatore d’oriente Teodosio I° nel 381. Presenti 150 vescovi.

3) Concilio di Efeso, indetto dall’imperatore d’oriente Teodosio II° e dall’imperatore d’occidente Valentiniano III° nel 431.

4) Concilio di Calcedonia, indetto dall’imperatore d’oriente Marciano nel 451. Presenti 600 vescovi.

5) 2° Concilio di Costantinopoli, indetto dall’imperatore d’oriente Giustiniano I° nel 553.

6) 3° Concilio di Costantinopoli, indetto dall’imperatore d’oriente Costantino IV° nel 680.

7) 2° Concilio di Nicea, indetto dall’imperatrice d’oriente Irene nel 787. Parteciparono 350 vescovi.

8) 4° Concilio di Costantinopoli, indetto dall’imperatore d’oriente Basilio il Macedone nell’869.
Fu l’ultimo Concilio indetto da un imperatore.

16 luglio 1054: scisma d’Oriente, ossia divisione tra i cristiani d’Oriente ed i cristiani d’Occidente.

9) 1° Concilio di Roma, indetto da papa Callisto II° nel 1123.

10) 2° Concilio di Roma, indetto da papa Innocenzo II° nel 1139.

11) 3° Concilio di Roma, indetto da papa Alessandro III° nel 1179.

12) 4° Concilio di Roma, indetto da papa Innocenzo III° nel 1215.

13) 1° Concilio di Lione (Francia), indetto da papa Innocenzo IV° nel 1245.

14) 2° Concilio di Lione (Francia), indetto da papa Gregorio X° nel 1275.

15) Concilio di Vienne (Francia), indetto da papa Clemente V° nel 1311.

16) Concilio di Costanza (Germania), indetto da papa Martino V° nel 1414.

17) Concilio di Basilea, Ferrara, Firenze, iniziato sotto papa Eugenio IV° nel 1431.

18) 5° Concilio di Roma, convocato da papa Giulio II° nel 1512.

19) Concilio di Trento, indetto da papa Paolo III° nel 1545.

20) Concilio Vaticano I°, convocato da papa Pio IX° nel 1869.

21) Concilio Vaticano II°, convocato da papa Giovanni XXIII° nel 1962.

Tracce sulla reincarnazione rimaste nei Vangeli

Come già accennato, sotto l’imperatore Giustiniano I° furono tolti da tutti i testi religiosi i riferimenti alla reincarnazione. Dovevano essere molti perchè, pur dopo una meticolosa epurazione, si trovano ancora frasi e concetti che sembrano rimandare all’argomento. Eccone alcuni esempi.

Matteo 11, 12-15: “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi intenda”.

Stando al Vangelo, il Battista era in carcere per aver rimproverato ad Erode Antipa, per l’ennesima volta, la sua convivenza con Erodiade, moglie del fratello. Gli ebrei erano convinti che il profeta Elia, morto quasi nove secoli prima, sarebbe rinato quale precursore del Messia ebreo, il condottiero che li avrebbe liberati dal giogo romano. Così era stato profetizzato da Malachia, l’ultimo dei profeti minori, dopo il ritorno da Babilonia nel V secolo a.C.:

Malachia 3, 23-24: “Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore perchè converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri”.

Gesù, perciò, oltre ad elogiare l’operato di Giovanni fa qualcosa in più: comunica che Giovanni è proprio Elia reincarnato che il popolo attendeva.

Ancora a proposito di Spiriti di profeti reincarnati:

Matteo 16, 13-14: Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”.  Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”.

Matteo 17, 10-13: Allora i discepoli gli domandarono: “Perché, dunque, gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”. Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Gesù reincarnazione di un antico profeta?

La domanda posta da Gesù in Matteo 16 sembra tradire una curiosità banale, ma la risposta che riceve da coloro che lo attorniavano è significativa: la gente pensa che Gesù possa incorporare lo spirito di uno dei grandi profeti ritornati sulla Terra per ricompattare il popolo ebreo contro l’oppressore. Oltre all’ipotesi di Elia, nel brano si fa il nome di Geremia vissuto sei secoli prima. Anche gli altri profeti citati dal popolo, e non riportati per nome, erano certamente persone defunte, dato che negli ultimi cinque secoli, perso il contatto con Yahwé, non erano più apparsi profeti in Israele. Ovvio che, per la gente, poteva solamente trattarsi del ritorno nella carne di un grande personaggio del passato. 
La citazione del Battista sembra una nota stonata nel coro dei nomi. Forse, molte persone che non avevano mai visto né il Battista né Gesù, pensavano che il rabbi che girava per la Palestina fosse quello stesso personaggio che stava sulle rive del Giordano a dare testimonianza di lealtà alle leggi di Yahwé, ossia Giovanni il Battezzatore. Gesù non si è scagliato contro i presenti citandoli di bestemmia per aver proferito simili accostamenti, non ha detto: “Siete impazziti? Cosa state dicendo? Quando si muore non si torna più!” o espressioni simili. Ha solamente chiesto loro, a coloro che lo seguivano e facevano parte del popolo, cosa ne pensassero di Lui senza far seguire alcun commento al riguardo, stando ai Vangeli.

I sommi sacerdoti e la reincarnazione

Sempre a riguardo del Battista, l’evangelista Giovanni ci riporta uno scambio di battute tenutosi tra costui ed alcuni sacerdoti del Tempio. Il motivo per il quale la delegazione era stata inviata dai capi del Sinedrio era di conoscere con certezza la natura di quel personaggio intransigente che accoglieva le persone sulle rive del Giordano per battezzarle.

Giovanni 1, 19-25: E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”. Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?”. Rispose: “Non lo sono”. “Sei tu il profeta?”. Rispose: “No”. Gli dissero dunque: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”. Rispose: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: “Perché, dunque, battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?”.

Questa volta non si trattava di poveri pastori o agricoltori superstiziosi che credevano alla reincarnazione, ma era la crema della cultura nazionale. Essi conoscevano bene le scritture e sapevano anche che quella poteva essere l’epoca prevista dai profeti per una manifestazione messianica. Del resto, una trentina di anni prima, secondo il Vangelo di Matteo, avevano saputo dire con precisione al re Erode il Grande dove era nato il Re dei Giudei stando alle comunicazioni dei profeti. Conoscevano che, chi stava battezzando lungo il Giordano, poteva essere o il profeta Elia reincarnato per preparare la manifestazione del Messia, o il Messia stesso, anche se lo immaginavano come un valido condottiero. Ma se il conteggio degli anni fosse stato errato per eccesso, forse era semplicemente un nuovo profeta dopo secoli. Da qui la precisione delle domande poste con insistenza a Giovanni.

Sempre riguardo al Battista, nei vangeli troviamo un interessante commento di Gesù:

Matteo 11, 11: “In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia, il più piccolo nel regno
dei cieli è più grande di lui”.

Sembrerebbe di capire che, fra gli uomini presenti al momento sulla Terra, nessuno fosse spiritualmente migliore di lui ma che, non avendo ancora pagato tutti i suoi “debiti”, non potesse ancora entrare nel “Regno dei cieli”. Quindi era pur sempre inferiore, come spirito, al più piccolo degli Spiriti puri.

Un chiaro esempio di reincarnazione

L’episodio più significativo riportato nel Vangelo è forse quello della guarigione del cieco nato, operata da Gesù presso la piscina di Siloe. Di questo fatto l’evangelista ha messo in risalto la potenza illimitata del Cristo il quale, in un istante, ha fatto sì che quel giovane potesse finalmente vedere il mondo attorno a lui. Prima del miracolo, però, sono riportati i commenti dei discepoli alla vista dell’infelice.

Giovanni 9, 1-3: Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio”.

È arduo sostenere che in questo passo non si parli di reincarnazione. Alla curiosità degli apostoli Gesù avrebbe potuto rispondere quanto fosse insensato pensare che un uomo pecchi mentre è nel seno materno e che, a causa di ciò, sia da Dio castigato nascendo cieco. Ma i discepoli non avevano dubbi sulle due opzioni: o lui o i suoi genitori. Ossia, o il cieco doveva scontare in questa vita una serie di errori fatti nelle vite precedenti, oppure i suoi genitori dovevano rimediare, accudendo un figlio cieco, a sbagli commessi precedentemente.  I sacerdoti, invece, non sono stati sul vago come gli apostoli, ma hanno rinfacciato al cieco guarito che non era nelle condizioni di dare consigli nel campo del divino, perchè la sua condizione tradiva vite precedenti trascorse nel peccato. Torniamo allo scambio di battute tra il cieco e i sacerdoti:

Giovanni 9,32-34: Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori.

Gli ebrei credevano fermamente, esclusi i ricchi Sadducei, che la salute e la ricchezza materiale fossero precisi segni di buon comportamento accumulato nelle vite precedenti. E viceversa. La risposta di Gesù, molto diplomatica, non ha condannato questa conoscenza.

Il dialogo con Nicodemo

E cosa dire dell’incontro di Gesù con Nicodemo? Al capitolo 3 del Vangelo di Giovanni si legge dell’incontro del Maestro col fariseo:

Giovanni 3, 3-7: 3 Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. 4 Gli disse Nicodèmo: “Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?” [……] 7 “Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto.”

L’espressione “rinascere dall’alto” non rende bene l’idea dell’azione, ma il testo in latino della Bibbia rende il passo molto più comprensibile:

Giovanni 3, 3-7 : 3Respondit Jesus, et dixit ei: “Amen, amen, dico tibi, nisi quis renatus fuerit denuo, non potest videre regnum Dei”. 4Dicit ad eum Nicodemus: “Quomodo potest homo nasci, cum sit senex? Numquid potest in ventrem matris suae iterato introire, et renasci?”… 7“Non mireris, quia dixi tibi: Oportet vos nasci denuo“.

Ossia: “Chi non rinascerà di nuovo non potrà vedere il Regno di Dio… Non meravigliarti se ti ho detto: bisogna che nasciate di nuovo“. L’avverbio “denuo” è stato correttamente tradotto nella prima versione italiana redatta nel XVIII secolo (Bibbia Martini) in: “da capo, di nuovo“, ma nelle successive traduzioni del XX secolo è stato sostituito con “dall’alto“, ipotizzando una ri-nascita spirituale nel corso della vita. Ma allora, perchè Gesù ha chiuso il discorso dicendo a Nicodemo:

Giovanni 3, 10: Gli rispose Gesù: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?”.

Gesù lo rimprovera giustamente di non conoscere queste verità, già in possesso di scribi e dottori. Anche nell’unica preghiera insegnata da Gesù possiamo vederci un riferimento al fatto che durante la vita accumuliamo delle “penalità” che dovremo scontare:

“…rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori…”

Gesù ribadisce anche la necessità per ogni uomo, a questo scopo, di perdonare e di non conservare rancore verso il prossimo:

Matteo 18, 18: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo”.

L’invito è fatto a tutti gli uomini. Nel Padre nostro non si parla di peccati, termine citato ampiamente nei Vangeli, come li intendiamo solitamente. Si parla stranamente di “debiti”, di qualcosa che si è accumulato, che non si è riusciti a pagare ma che bisogna assolutamente estinguere. Si chiede a Dio di darci la possibilità di saldare i nostri debiti, come noi li cancelliamo ai nostri debitori, altrimenti i debiti rimangono in essere.

L’Aldilà nei Vangeli

Proviamo a concentrare l’attenzione sull’argomento che, dopo l’ennesima esperienza nel corpo fisico, lo spirito tornerebbe a vivere. Ovviamente, se si ammette di rinascere, occorre accettare che ci sia “un luogo” dove lo spirito sosta nel frattempo.

Gesù, nella parabola di Lazzaro e del ricco Epulone, proietta gli spiriti dei due personaggi in due luoghi distinti, visibili entrambi anche se non comunicanti: Lazzaro in alto vicino ad Abramo ed il ricco in basso in un luogo di tormento. Questo è quanto si credeva allora ed è anche l’unica visione dimensionale che Gesù dà dell’aldilà nelle sue predicazioni. Ma sono molte le esperienze medianiche e sciamaniche che nel corso dei millenni hanno riferito di una vita spirituale dopo l’esperienza terrena, anche se non sono andate oltre la visione di quello che gli studiosi della materia oggi chiamato il piano astrale, il corpo emozionale, la prima sfera, il primo Cielo ecc. (es: il Libro egiziano dei morti, il Libro tibetano dei morti). Questo “luogo” sarebbe la prima destinazione alla quale perviene lo spirito una volta lasciato il corpo fisico. In pratica, lo spirito si ritrova in un ambiente che rispecchia il modo in cui ha vissuto l’ultima esperienza nel corpo, compreso l’idea che eventualmente si è fatto di un “Aldilà”. Questo riguarda i desideri, buoni o cattivi che siano stati, che ne hanno determinato il modus vivendi come uomo. Quindi, ad esempio, il rapporto con i propri cari trapassati, il temuto giudizio e la conseguente destinazione sono vissuti secondo le proprie aspettative. Parlando dell’uomo medio, ne “santo” né “criminale”, egli si ritroverebbe in un ambiente che gli ricorderà il Paradiso promessogli dalla propria religione. Chi invece nella vita si è lasciato trasportare esclusivamente da bassi desideri si ritroverebbe ad inseguirli anche di là, unendosi ai suoi simili, ma senza poterli esaudire e venendo oppresso da grande angoscia. Quest’ultima condizione vale in genere per coloro che hanno rincorso per tutta la vita il sesso, il potere o il denaro con le loro varianti e conseguenze.

Università Vaticana e parapsicologia

Da dove possiamo attingere maggiori informazioni relative al dopo vita e alle possibilità dello Spirito? Uno spunto importante ci viene offerto dalla cattedra di Parapsicologia dell’Accademia Alfonsiana (testo: Studio dei principali profeti e veggenti, di Alberto Bassoli) che fa parte dell’Università Vaticana del Laterano, dove si insegna fra l’altro:

  • possibile conoscenza al di fuori dei sensi
  • azione a distanza
  • possibilità di influire positivamente sullo stato di salute di una persona
  • la vita dopo la morte
  • esistenza dello spirito libero dalla materia
  • fenomenologia medianica e spiritismo
  • radioestesia
  • fenomeni mistici
  • profezia
  • reincarnazione
  • ispirazione e intuizione
  • contatti con l’aldilà

Ed a proposito di spiritismo, il Bassoli riporta che padre Andreas Resch, che è stato titolare di quella cattedra per vent’anni ed ora vive a Innsbruck, ha detto in un’intervista che non bisogna rifiutare in blocco lo spiritismo come è stato fatto finora. Nelle alte sfere della Chiesa c’è molta attenzione per certe fenomenologie paranormali e/o parapsicologiche, anche se non ci sono ancora stati interventi pubblici in tal senso; solo piccoli interventi, e mai di condanna, per quelle persone credenti e cattoliche che credono a certi fenomeni paranormali. Molti seguaci dello spiritismo, del resto, sono ottimi cristiani. “Anche la Chiesa cattolica da un certo punto di vista – ricorda padre Resch – rientra nello spiritismo, poiché invita i fedeli a chiedere aiuto agli spiriti dei defunti, santi o familiari che siano”.

Comprensibilmente, risulterebbe imbarazzante per la Chiesa smentire credenze radicatesi nei secoli senza “scandalizzare” i fedeli. Nuove correnti religiose e filosofie, però, sentono da decenni il bisogno di revisionare certi temi cristiani riguardanti lo Spirito, quali:

  • la non eternità delle pene
  • il ritorno in un corpo
  • la possibilità di comunicare con gli spiriti in vari modi;

e a seguire: telepatia, levitazioni, profumi, bilocazioni ecc.

Con il Concilio Vaticano II la Chiesa si è imposta una nuova tendenza, e cioè non dare solo ordini e divieti ma anche, e soprattutto, informazione, lasciando poi al singolo la libertà personale di decisione.

Dove attingere maggiori informazioni?

Come possiamo allora acquisire in via personale maggiori informazioni riguardanti la Scienza dello Spirito? Un grande aiuto ci viene dai ricercatori degli ultimi tre secoli che hanno prodotto una vastissima letteratura al riguardo.

Emanuel Swedenborg, scienziato e filosofo

A differenza degli scritti del Vecchio e Nuovo Testamento, dei quali non si hanno che copie tardive e nessuno conosce con esattezza chi li abbia in effetti redatti e cosa contenessero in origine, la grande quantità di testi che ci illuminano sui temi dello spirito sono stati scritti negli ultimi 250 anni. Di ognuno se ne conosce l’autore, il sistema utilizzato per la raccolta delle informazioni, nonché i metodi per assicurare attendibilità e veridicità di quanto riportato. Chi ha scritto quei testi ci ha messo la faccia, a partire dall’illustre svedese Emanuel Swedenborg (1688 – 1772), un personaggio stimato universalmente, introdotto nella Corte reale svedese, ammirato dai maggiori letterati, scienziati e filosofi europei del XVIII secolo. Membro della Camera dei nobili, conosceva nove lingue ed aveva una mente enciclopedica. È stato riconosciuto come “il Leonardo da Vinci del XVIII secolo” e il più grande matematico svedese dell’epoca. Politico, astronomo, incisore, uomo d’affari, costruttore per hobby di orologi e microscopi, ha scritto libri su: metallurgia, commercio, economia, fisica, chimica, attività minerarie e anatomia. Ha inoltre progettato svariati prototipi di aeroplani e sottomarini. La crisi spirituale gli arrivò a 57 anni, dopo più di quaranta trascorsi dedicandosi alla scienza. Dal padre, vescovo luterano di Skara, apprese e mantenne la credenza in un Dio creatore e in una vita dopo questa vita, anche se aveva abbandonato da tempo le pratiche religiose.

Venti anni di viaggi nel piano astrale

Nel 1744, da scienziato divenne improvvisamente un mistico in grado di fare esperienza del soprannaturale senza l’aiuto di intermediari, grazie a venti anni di viaggi nel piano astrale. Non aveva bisogno di tecniche particolari; passava intere giornate nel piano astrale e ha scritto una ventina di volumi che trattano dalle sue esperienze extra corporee dirette. Pur risentendo pesantemente delle nozioni teologiche prevalenti all’epoca riguardanti l’Aldilà, ciò che riporta nei suoi scritti è qualcosa di sconvolgente ma allo stesso tempo rassicurante. Quello che la religione non aveva saputo dire su Dio e sugli accadimenti dopo morte, e ancora non sa dire, egli lo descrisse con abbondanza di particolari, anche se, come detto, l’interpretazione risente della cultura e visione cristiana del periodo. Nei suoi libri parla dell’iniziale attraversamento di un tunnel, di incontri con spiriti accoglienti, di panorami bellissimi, dell’inesistenza di spazio e tempo, di una luce abbagliante che trasmette solo amore. Gli era permesso di vedere le persone appena decedute e la visione retrospettiva della loro vita. Alcune informazioni, oggi più comprensibili grazie alle migliorate conoscenze apportate negli ultimi due secoli, a quell’epoca dovevano risultare rivoluzionarie e, ovviamente, eretiche.

La SS.ma Trinità

Ad esempio, riguardo al dogma della SS. Trinità ha scritto che non esiste così come ce l’hanno insegnata, ma che esiste un solo Principio Primo. Il Logos (la seconda Persona) e lo Spirito Santo sono da intendere come due tra le infinite qualità, prerogative, funzioni e manifestazioni dell’Unica Essenza.

Cielo e inferno, cap. 49: “Gli angeli hanno detto anche che membri della Chiesa che lasciano il mondo non possono essere accolti in Cielo se la loro mente è occupata dall’idea delle tre persone, perché il loro pensiero vaga da una persona all’altra e in Cielo non è concesso pensare a tre persone e nominarne una sola. […] Perciò coloro che nel mondo distinguono il divino in tre persone, avendo di ognuna di queste una diversa concezione, e non si concentrano su un solo Signore, non possono essere accolti in Cielo”.

Cielo e inferno, cap. 9:tutto deriva da un Principio Primo che essi definiscono la vera essenza di tutto ciò che vive. Gli angeli dicono anche che esiste un’unica fonte di vita e che la vita degli uomini è soltanto un ruscelletto che scaturisce da questa fonte e che si estinguerebbe se non fosse continuamente alimentato da questa fonte stessa”.

Nei suoi scritti non si trova un collegamento al “peccato originale”, che del resto gli stessi ebrei che hanno redatto la Bibbia non conoscono, per cui viene a mancare anche la necessità di una “redenzione” da parte di Gesù. I Sacramenti non hanno il significato che noi diamo loro, ma sono funzioni simboliche. Anche le pene dell’inferno non sarebbero eterne, perché gli spiriti hanno sempre la possibilità di istruirsi sulle verità e tornare ad incamminarsi verso la Luce. 

Angeli e demoni: spiriti in evoluzione

Riguardo alla figura degli angeli e dei demoni, Swedenborg ha sfatato la credenza che siano esseri pre-esistenti all’uomo o comunque creati come realtà a parte. Sia gli uni che gli altri erano in origine spiriti che si sono incarnati e quindi evoluti, o regrediti, attraverso le loro numerose esperienze. Ma anche i demoni, prima o poi, si evolveranno.

Nell’Aldilà, gli angeli vivono in mezzo agli spiriti degli uomini:

Cielo e inferno, cap. 177: Poiché gli angeli sono uomini e vivono tra loro come gli uomini della Terra, hanno anche delle vesti, dei domicili e altre cose simili, con la differenza però che presso di loro tutto è più perfetto perché essi sono in uno stato più perfetto. In effetti, come la saggezza angelica supera quella umana a un tal livello che è detta ineffabile, lo stesso avviene di tutte le cose che sono percepite dagli angeli e a loro appaiono, perché tutte corrispondono alla loro saggezza.

Cielo e inferno, cap. 183: Dato che in Cielo ci sono delle società e gli angeli vivono come gli uomini, essi hanno anche delle abitazioni che, anch’esse, sono diverse a seconda dello stato di vita di ciascuno: magnifiche per coloro che sono in uno stato più alto, meno splendide per chi si trova in uno stato meno elevato. Qualche volta ho parlato con gli angeli delle abitazioni che ci sono in Cielo, e loro mi hanno detto che al giorno d’oggi non c’è quasi più nessuno che crede che in Cielo ci siano abitazioni e dimore, gli uni perché non le vedono, gli altri perché non sanno che gli angeli sono uomini, altri ancora perché credono che il Cielo angelico sia quello che vedono coi loro occhi intorno a loro. Dato che questo cielo appare vuoto ed essi immaginano che gli angeli siano forme eteree, ne concludono che gli angeli vivono nell’etere. Inoltre, non riescono a concepire che nel mondo spirituale ci siano cose simili a quelle del mondo naturale, perché non hanno alcuna nozione di ciò che è spirituale. Gli angeli mi hanno detto che sanno che oggi nel mondo regna una tale ignoranza e si stupivano di trovarla soprattutto all’interno della Chiesa e in quantità maggiore presso coloro che sono definiti intelligenti che non presso i semplici. Hanno aggiunto che basterebbe leggere la Scrittura per sapere che gli angeli sono uomini, perché quelli di loro che sono stati “visti” erano “come uomini”.

Il mondo lo creano gli uomini col pensiero

Altra conclusione interessante di Swedenborg è che, alla fine, tutto il creato forma un Unico Corpo. Anche se crediamo di essere separati gli uni dagli altri, saremmo in realtà tutti interconnessi e formanti una Unità. Il nostro mondo materiale verrebbe, in realtà, creato dal pensiero e sarebbe una brutta copia dei mondi presenti nei livelli superiori. Tutto discende dal Piano Divino e ad ogni passaggio tutto diventa più lento, confuso, freddo: concetti che sono assimilabili alle teorie del fisico David Bohm (1917-1992) circa l’ordine implicito ed esplicito. Secondo Bohm, tutto ciò che esiste fa parte di un’Unica Realtà e quello che noi vediamo è il risultato dell’interpretazione che il nostro cervello dà alle onde di interferenza che compongono l’universo (vedi: meccanica quantistica – Interpretazione di Copenaghen).

Spiriti non terrestri

Swedenborg si è inoltre meravigliato di trovare nell’aldilà anche spiriti provenienti da altri pianeti, dichiarazione sconvolgente per quei tempi, ed ha anche affermato che al di là del Paradiso che visitò vi era un altro “Paradiso”, così brillante e privo di forma per le sue percezioni da apparire solo come una continua emissione (oggi diremmo frequenza) di luce. In seguito alle rivelazioni successive ricevute nel XIX e XX secolo è possibile dedurre che gli ambienti definiti da Swedenborg “primo, secondo e terzo Cielo” possano essere ciò che oggi si definisce “prima, seconda e terza sfera”, oppure “piano astrale, piano mentale, piano akasico”.

Cielo e inferno, cap. 491: Dopo la morte l’uomo attraversa tre stati prima di andare o in Cielo o all’inferno. Il primo è ancora legato alla sua esteriorità, il secondo è interiore e il terzo è quello della preparazione.

Possibili destinazioni dopo la morte

Swedenborg ha molto chiaro il percorso che l’uomo deve compiere dopo la morte fisica:

Cielo e inferno, cap. 427: Subito dopo la morte gli uomini che giungono nel mondo degli spiriti sono divisi dal Signore in maniera molto precisa: i malvagi sono immediatamente consociati alla società infernale nella quale di preferenza erano stati nel mondo; i buoni sono immediatamente consociati alla società celeste nella quale erano stati nel mondo per amore, carità e fede. Sebbene siano stati separati, tutti quelli che sulla Terra sono stati amici e si sono conosciuti, si riuniscono e conversano tra loro tutte le volte che lo desiderano, soprattutto i mariti e le mogli, i fratelli e le sorelle. Ho visto un padre parlare coi suoi sei figli dopo averli riconosciuti, e molti altri parlare coi genitori e gli amici; avendo però mentalità differenti a causa delle loro diverse vite nel mondo, si separano dopo poco tempo.

Cielo e inferno, cap. 426: Nel mondo degli spiriti c’è un gran numero di persone; tutti arrivano in un primo momento lì, e vengono esaminati e preparati.

Il periodo di soggiorno in questo mondo non è fisso: certuni appena entrati vengono elevati al Cielo o precipitati all’inferno, altri vi restano qualche settimana, altri ancora vi restano degli anni.

Cielo e inferno, cap. 456: La Chiesa, che in base alla Scrittura crede all’immortalità dell’anima, non ha saputo fare altro che accordare all’anima qualche vitalità simile a quella del pensiero, ma le ha rifiutato l’uso di sensi simili a quelli dell’uomo. Ne consegue che la maggior parte di coloro che arrivano dal mondo naturale sono grandemente stupiti dopo la propria resurrezione constatando che sono vivi, che sono uomini come prima, che vedono, sentono e parlano, che il loro corpo possiede il tatto: in una parola, che non c’è alcuna differenza.

Cielo e inferno, cap. 461: Ho acquisito la certezza che l’uomo quando passa dal mondo naturale al mondo spirituale, cosa che avviene dopo la sua morte, porta con sé tutto ciò che gli appartiene, eccetto il suo corpo fisico. In effetti, quando l’uomo entra nel mondo spirituale, ha un corpo come l’aveva nel mondo, senza differenza apparente: egli, infatti, non ne vede e non ne sente nessuna.

La mente pensante non risiede nel cervello

Interessanti anche i passaggi in cui spiega che le nostre facoltà più elevate non risiedono nel corpo, nel cervello, ma nello Spirito. Anche su questo argomento sta oggi facendo sempre più luce la meccanica quantistica:

Cielo e inferno, cap. 453: L’uomo è uomo in base allo spirito, il quale agisce in ogni parte del corpo, anche nella più piccola, al punto che la parte in cui lo spirito non agisce, il corpo non vive. Il pensiero e la volontà appartengono allo spirito dell’uomo e non al suo corpo.

Sul letto di morte gli fu chiesto se volesse confermare o ripudiare i suoi scritti in merito all’Aldilà, ma egli rispose:

“Tutto ciò che ho scritto è vero, come è vero che mi vedete. Avrei detto molto di più se mi fosse stato permesso. Dopo la morte vedrete tutto e allora avremo modo di discutere sull’argomento”.

Gli scritti di Swedenborg si riveleranno, a chi li vorrà leggere, pieni di gratificanti sorprese e potranno contribuire egregiamente a capire la realtà che ci attenderebbe nell’Aldilà, pur con tutti i limiti della cultura del suo tempo e l’impossibilità per Swedenborg di attingere ad esperienze precedenti, oggi invece ampiamente disponibili. Basta solo visionare sul web le esperienze di N.D.E (Near Dead Experiences), i racconti di chi è stato senza vita per minuti, o anche ore, e poi è ritornato in questo mondo, oppure le esperienze di O.B.E. (Out of Body Experience) accessibili a chiunque ne sia interessato.

Ernesto Bozzano: una vita dedicata al dopo vita

Nei decenni a seguire sono stati scritti numerosi libri sull’argomento, che fanno sempre più luce, in particolare, sul momento del trapasso e riferiscono di reali esperienze vissute da persone comuni nelle fasi di rientro nel mondo spirituale. La maggior parte di queste raccolte sono avvenute in ambiente protestante, perché in Italia e Spagna la Chiesa cattolica ha potuto opporsi con più forza alla diffusione di questo tipo di ricerca.

Tra i vari libri che trattano dell’argomento merita attenzione: “La crisi della morte”, di Ernesto Bozzano (1862-1943), il quale ha rinunciato a formarsi una famiglia per dedicarsi allo studio dello spirito nel momento del trapasso. Ha scritto numerosi libri sul tema, anche se in Italia è poco conosciuto per i motivi di cui sopra. Agli interessati viene rimandato il compito di leggersi la procedura seguita dal Bozzano nel riferire gli accadimenti e perché queste rivelazioni sono da ritenersi attendibili al cento per cento. Trae le testimonianze da vari testi d’oltralpe; in totale ne presenta trenta che illustrano esaurientemente il momento del passaggio (da lui chiamato “crisi”) da parte di soggetti tra i più disparati: soldati al fronte, contadini, professionisti, prelati, casalinghe. Non si tratta, perciò, di lezioni impartite da grandi Spiriti, ma di esperienze dirette di anime in cammino come lo siamo la maggior parte di noi.

Eloquenti casi estratti dal suo libro

Ecco alcune righe tratte dall’esperienza riferita medianicamente dal giudice Peckam, inglese, perito in un naufragio assieme alla moglie nella seconda metà del XIX secolo:

Qualora avessi potuto scegliere il modo con cui disincarnarmi, non avrei certo adottato quello a me imposto dal destino. Nondimeno, ora non ho più nulla in contrario, data la natura meravigliosa della nuova esistenza schiusasi tanto improvvisamente a me dinanzi. All’istante della morte, io rividi come in un panorama le vicende della mia intera esistenza. Ogni scena, ogni azione compiuta, passarono dinanzi al mio sguardo come se fossero impresse nella mia mente in formule luminose. Non un solo amico mio, dalla prima infanzia alla morte, mancò all’appello. Al momento in cui sprofondavo in mare stringendo fra le braccia mia moglie, mi apparvero mia madre e mio padre e fu la madre mia ad estrarmi dalle acque, dando prova di un’energia di cui ora soltanto comprendo la natura. Non ricordo di avere sofferto. Quando m’inabissai nel gorgo delle onde non provai sensazioni di paura, e neanche di freddo o di soffocazione. Non ricordo di avere udito frangersi i marosi sulle nostre teste. Io mi separai dal corpo quasi senza avvedermene, e con mia moglie sempre stretta fra le braccia, tenni dietro a mia madre venuta ad accoglierci e guidarci”.

Ed ora l’esperienza di Jim Nola, un soldato morto durante la guerra di secessione americana (1861-1865):

Mi pareva di risvegliarmi dal sonno, con un po’ di sbalordimento in più. Non mi sentivo più malato e la cosa mi stupiva grandemente. Avevo un vago sospetto che qualche cosa di strano fosse occorso, ma non sapevo rendermi conto di che si trattasse. Il mio corpo giaceva sulla branda da campo e io lo vedevo. Dicevo fra me: “Com’è strano questo fenomeno!”. Mi guardai attorno e scorsi tre dei miei camerati, uccisi nelle trincee dinanzi a Vickburg e da me seppelliti. Eppure, essi mi stavano dinanzi! Li guardai con immenso stupore ed essi guardarono me sorridenti. Quindi uno di loro mi salutò dicendo:

Buon giorno Jim; anche tu sei dei nostri!

Sono dei vostri? Ma che cosa intendi dire?

Ma… qui con noi, nel mondo degli Spiriti. Non te ne sei accorto? È un ambiente dove si sta bene.

Tali parole furono troppo forti per me. Una violenta emozione mi colse ed esclamai:

– Mio Dio! Che cosa dici? Io non sono morto!

No; tu sei più vivo di prima, Jim, però ti trovi nel mondo degli Spiriti. E per convincerti del fatto, non hai che a guardare il tuo corpo.

E infatti il mio corpo giaceva inerte dinanzi a me nella branda da campo. Come dunque contraddirlo? E poco dopo giunsero due uomini che deposero la mia salma sopra un’asse, la trasportarono presso ad un carro, la fecero scivolare dentro, montarono a cassetta e partirono. Allora tenni dietro al carro, che si arrestò sull’orlo di una fossa, dove il mio cadavere fu calato e seppellito.
Io solo ero stato spettatore interessato del mio funerale”.

Il dott. Horace Abraham Akley descrive la separazione del suo spirito dal corpo:

“Come capita a molti, il mio Spirito non pervenne tanto facilmente a liberarsi dal corpo. Sentivo ch’io mi liberavo gradatamente dai vincoli organici, ma ero in condizioni di coscienza poco lucide e mi pareva di sognare. Sentivo come se la mia personalità si fosse suddivisa in più parti, che però rimanevano collegate da un vincolo indissolubile. Quando l’organismo corporeo cessò di funzionare, lo Spirito poté liberarsene completamente; e allora mi parve che le parti disgiunte della mia personalità si ricomponessero in una sola. Simultaneamente mi sentii sollevare al di sopra del mio cadavere, a breve distanza da esso, di dove scorgevo distintamente le persone che facevano cerchio intorno alla mia salma. Non saprei dire per quale potere io pervenissi a sollevarmi e a librarmi in aria. Dopo tale evento, suppongo di avere un periodo abbastanza lungo in condizioni d’incoscienza, o di sonno, e lo desumo dal fatto che, quando rividi la mia salma, essa giaceva in condizioni di avanzato sfacelo. Non appena ripresi conoscenza, tutte le vicende della mia vita sfilarono a me dinanzi come in un panorama; ed era il mio passato ch’io rividi, incluso l’ultimo episodio della mia disincarnazione.
La visione mi passò dinanzi con tale rapidità, ch’io non ebbi quasi il tempo di riflettere, per quanto mi sentissi come preso in un vortice di emozioni. Quando la visione fu sottratta al mio sguardo con la meditazione sul passato e sul futuro, succedette in me un vivo interessamento per le condizioni presenti. Avevo sentito dire dagli spiritualisti che gli Spiriti disincarnati erano accolti nel mondo spirituale dai loro parenti o dai loro Spiriti-guardiani. Non vedendo nessuno a me intorno, ne conclusi che gli spiritualisti si erano ingannati. Non appena tale pensiero mi traversò la mente, vidi due Spiriti da me non conosciuti verso i quali mi sentii attratto per sentimento di affinità. Venni a sapere ch’essi erano stati due uomini assai colti e intelligenti ma che, come me, non si erano curati in vita di sviluppare in sé medesimi gli elevati principi della spiritualità. Essi mi chiamarono per nome, sebbene io non lo avessi pronunciato, e mi accolsero con tale benevola familiarità che me ne sentii piacevolmente confortato. Con essi abbandonai l’ambiente in cui ero morto, e dove mi ero trattenuto fino a quel momento. Il paesaggio attraversato mi parve lattiginoso, caliginoso, ma quelle ombre mi condussero in un luogo dove trovai adunati numerosi Spiriti tra i quali ve n’erano parecchi da me conosciuti in vita e deceduti già da qualche tempo…”.

È ora la volta di Tiny, un diciottenne inglese figlio di Jessie Platts e del reverendo Charles Platts, morto sul fronte francese nel 1917. Egli fornì prove personali d’identificazione dirette e indirette. Queste ultime consistevano nell’annunciare alla mamma l’ingresso nel mondo spirituale di altri spiriti di militari uccisi in quel momento in battaglia; notizia che qualche giorno dopo veniva ufficializzata dal Comando Militare:

“Per i viventi in ambiente terreno vi è molto da apprendere intorno allo stato che li attende dopo la morte: voglio dire all’istante in cui lo Spirito si distacca dall’organismo corporeo. Mi si concede di parlartene brevemente in questo messaggio. Premetto che non possono darsi due Spiriti disincarnati i quali abbiano a sottostare alla medesima esperienza in proposito. Nondimeno, tali multiformi esperienze presentano un dato comune, ed è che tutti gli Spiriti s’immaginano di essere ancora vivi e quelli che passarono per un’agonia di sofferenze rimangono profondamente sorpresi di trovarsi improvvisamente guariti; e la loro esultanza è tale ch’io ritengo sia questa l’impressione più forte che si possa provare dopo la crisi della morte. Quando io sono morto o, più precisamente, quando il mio corpo è morto io ben ricordo che immaginavo di essere più vivo che mai e stavo in attesa di ricevere ordini per un’ulteriore avanzata (quando mi colpì la pallottola che mi uccise, eravamo stati tagliati fuori dal nostro Reggimento e si tentava con grandi cautele di riprendere contatto). Qualche rara volta gli Spiriti disincarnati, ritrovandosi soli in ambiente sconosciuto, sono colti da grande spavento; ma ciò avviene soltanto a coloro che furono in vita profondamente egoisti e non rivolsero mai il pensiero a Dio. Nondimeno, a suo tempo, anche questi Spiriti sono soccorsi e confortati dai loro Spiriti-guida, ma prima occorre ch’essi acquistino sufficiente spiritualità per essere in grado di percepire gli Spiriti-guida. Quasi tutti i disincarnati passano per un periodo di sonno riparatore, che può durare un giorno o due come può durare settimane o mesi, il che è in rapporto con le circostanze del loro trapasso. Nel caso mio, ero stato ucciso fulmineamente, non avevo sofferto e non ero passato per malattie estenuanti; tuttavia, rimasi in sonno per circa una settimana, poiché la mia morte, troppo fulminea, aveva provocato uno strappo brusco del “corpo fluidico” dal “corpo somatico” con notevole contraccolpo sul primo. Qualora tra gli Spiriti nuovi arrivati ve ne siano taluni vincolati da grandi affetti con altri Spiriti già da tempo disincarnati, questi ultimi accorrono ad incontrarli prima che passino per la fase del sonno riparatore. Non può darsi felicità maggiore di questi incontri in ambiente spirituale, dopo lunghe separazioni che sembravano definitive”.

La prossima testimonianza è del Reverendo A. H. Stockwell:

“Allorché mi trovavo nel mondo dei viventi, non pervenni mai a formarmi un chiaro concetto della esistenza d’oltretomba: avevo in proposito delle idee confuse ed incerte, che però si aggiravano intorno alle solite concezioni di un Paradiso riservato a coloro che riuscivano a salvarsi e di un “inferno” pronto a inghiottire i “malvagi”. Ai miei tempi era generalmente ignorata la possibilità di comunicare con gli Spiriti dei defunti, per cui non rimaneva di meglio che teorizzare ed aver fede in Dio. Questa fede io l’avevo. Posto ciò, è inutile ch’io ti dica che, quando mi ritrovai nel mondo spirituale, rimasi profondamente stupito in presenza del vero. Mi vidi accolto, confortato ed aiutato da persone a me ben note in Terra, le quali mi avevano preceduto nel gran viaggio; ma ciò che per me costituì la suprema esultanza del momento, fu l’incontro con la mia cara compagna di tutta la vita, la quale riprese a prodigarmi in ambiente spirituale le devote attenzioni e le tenerezze affettive che tanto amorosamente mi prodigava in ambiente terreno. E i primi passi da me segnati nella celeste dimora furono sorvegliati dalla mia guida amorosissima. Posso pertanto affermare che la mia prima esperienza in ambiente spirituale fu la prova che l’amore e la devozione della mia compagna non si erano in nulla affievoliti per la sua morte, giacché si rinnovarono a me intorno con tutte la spontaneità commovente che li caratterizzava in ambiente terreno. Sentivo di essere effettivamente tornato alla mia dolce dimora familiare del periodo più felice della mia vita; ma questa volta io assaporavo maggiormente la mia felicità per l’esultanza suprema della riunione celeste dopo la lunga separazione terrena […] Il processo della morte fisica e della rinascita spirituale è molto interessante ed anche bello. Normalmente, dall’istante in cui s’inizia lo sfacelo del corpo, processo che talvolta dura a lungo, cessano le sofferenze fisiche, le ansietà dello Spirito e gradatamente si passa in condizioni di assoluta incoscienza. Ma non appena è superata la crisi della morte, si determina il pieno risveglio della coscienza e simultaneamente entrano in attività le neonate facoltà spirituali; dimodoché il defunto rinasce a nuova vita e comincia subito ad esercitare la propria attività nel nuovo ambiente. Quasi sempre si verifica la circostanza provvidenziale dello Spirito disincarnato il quale non si accorge di essere morto e qualche volta, quando se ne accorge troppo presto, ne rimane terribilmente sconvolto; specialmente se la morte ha reciso forti vincoli affettivi… Ma egli non arriva in ambiente spirituale come un derelitto e non è quasi mai lasciato in balia di se stesso; ogni Spirito, quasi senza eccezione, quando emerge dalla crisi della morte, viene accolto dagli Spiriti meglio indicati a confortarlo, consigliarlo, assisterlo. Ma dove dunque si ritrova lo Spirito? Ecco: egli è emerso in quello stato di esistenza che le sue condizioni mentali, morali, spirituali rendevano il solo possibile per lui. L’ambiente che lo accoglie è determinato dal grado di spiritualità in cui si trova. Egli, attraverso la morte, raggiunge quel soggiorno spirituale che ha preparato a sé stesso; e non può andare da nessun’altra parte. Sono le qualifiche spirituali che lo fanno gravitare con infallibile precisione verso quelle condizioni di esistenza che risultano matematicamente corrispondenti ai suoi meriti e demeriti. La gran “legge di affinità” governa il processo, che risulta inesorabile. L’uomo va, dopo morte, nell’ambiente ch’egli preparò a sé stesso; e non può accadere diversamente”.

La signora Hattie Jordan è morta a Pasadena, in California, dove conviveva con la propria sorella Florence. Un grande reciproco affetto legava le due sorelle. Né l’una, né l’altra si erano mai occupate in vita di “spiritualismo” e ignoravano completamente l’argomento:

“Io caddi in sonno dopo che la mia vecchia salma fu seppellita. In quel mattino memorabile in cui ho sentito dire che io ero morta, mi ero invece trovata più vivente che mai accanto alla mia vecchia salma inanimata. Avevo provato la sensazione di evadere da me stessa, e di continuare ad essere me stessa, ma liberata da ogni affanno del respiro.
A tutta prima rimasi disorientata nel trovarmi istantaneamente libera da ogni sofferenza. Strana cosa! Mi vedevo lì, accanto a me stessa! D’un tratto mi avvidi che potevo leggere nel tuo pensiero ed appresi qual vuoto tremendo l’evento aveva scavato nel tuo cuore. Fu allora che decisi a qualunque costo di farti sapere, di farti sentire, di farti toccare con mano che io ero sopravvissuta alla crisi della morte. Allora non sapevo che avrei potuto realizzare il mio proposito, ma avevo l’intuizione sicura che sarei riuscita. Carissima Florence, io avevo letto nell’anima tua come in un libro aperto e avevo misurata l’immensità della tua disperazione. Non c’era che un rimedio: manifestarmi a te nel più breve tempo possibile”.

Ecco il racconto di un soldato inglese, morto nel primo anno della Grande Guerra, che era stato preposto ad assistere i commilitoni che arrivavano numerosi ogni giorno dai campi di battaglia:

“Essi arrivano nel mondo spirituale coi sentimenti che li possedevano al momento della morte. Ve ne sono di quelli che credono di trovarsi ancora a combattere; e allora noi dobbiamo calmarli. Altri ritengono di essere impazziti a causa dell’ambiente improvvisamente trasformatosi intorno ad essi. Tutto ciò non vi sorprenderà di sicuro, giacché potete immaginare in quale tremendo stato di tensione, molto prossimo alla pazzia, avvengono le battaglie. Vi sono altri che ritengono di essere stati gravemente feriti senza averne avuto consapevolezza; il che è realmente quanto loro avvenne, con la differenza ch’essi immaginano di essere stati trasportati in un ospedale da campo e chiedono spiegazioni sul loro stato.
Noi dobbiamo anzitutto cercare di distrarli scherzando con loro e solo gradatamente far loro comprendere il vero significato del presunto “ospedale” in cui si trovano. Ve ne sono alcuni che accolgono la notizia della loro morte con vero giubilo e sono quelli che nella tremenda vita di trincea avevano oltrepassato gli estremi sopportabili da una fibra umana. Non è così con altri i quali lasciano al mondo congiunti teneramente amati; nel qual caso noi dobbiamo portarli gradatamente alla realizzazione del loro stato con tatto e delicatezza estremi. Vi sono altri così stanchi ed esauriti da non restare loro l’energia sufficiente per rammaricarsi di nulla e questi non tardano ad entrare nel periodo del sonno riparatore. Vi sono infine quelli che avevano previsto la loro morte imminente perché avevano visto l’obice scendere dal cielo e aspettavano la fine con la sua esplosione inevitabile. Tra questi ve ne sono molti che cadono subito in sonno non appena disincarnati; e ciò avviene quando il loro concetto della morte era l’annientamento; dimodoché il periodo di sonno riparatore si combina subito con le loro convinzioni in proposito. Costoro non abbisognano di spiegazioni o di soccorsi fino alla fine del loro periodo di riposo, che talvolta si prolunga quando le loro convinzioni circa l’inesistenza dell’anima erano profondamente radicate
”.

Lo stesso soldato riferisce della sua personale esperienza:

” Sapevo di essere gravemente ferito e mi aspettavo di dover morire da un momento all’altro. Tuttavia, quando la morte avvenne io non ero ben sicuro di quanto mi accadeva e ritenevo di sognare. Ma quel sogno mi pareva assai piacevole, giacché mi vedevo circondato da cure e attenzioni commoventi. Quindi cominciai a sospettare la verità; ma gli spiriti assistenti mi avevano deposto in un certo ambiente che a me pareva una corsia di ospedale provvista di tutto il “confort” moderno; mi avevano curato così bene che non soffrivo più; e infine avevano abbassate le persiane, dicendo a tutti che ora si doveva dormire. Quando mi risvegliai, ebbi l’intuizione chiara di trovarmi nel mondo spirituale. Ora sono io che circondo delle medesime cure e attenzioni i miei camerati che arrivano a frotte nel mondo spirituale”.

Un ministro della Chiesa anglicana

Il rev. William Stainton Moses, ministro della Chiesa anglicana e di sentimenti religiosi strettamente ortodossi, recalcitrava ad accordar fede ai messaggi che gli Spiriti gli dettavano medianicamente, messaggi che tendevano a sviarlo dalla rigida ortodossia cristiana. Egli pertanto esigeva, per credere, che la personalità medianica in discorso gli provasse il suo essere di entità spirituale, in quanto sospettava di trovarsi in presenza di una personificazione sonnambulica emersa dai recessi della propria subcoscienza. Riportiamo un breve passaggio di quanto comunicatogli da un famoso prelato anglicano, l’Arcivescovo Wilberforce, il quale aveva fornito, in una precedente manifestazione, ottime prove d’identità personale:

“Allorché il mio Spirito divenne consapevole di trovarsi in ambiente di vita eterna, io mi vidi circondato da radiose creature angeliche, le quali venivano ad annunciarmi quanto misericordiosa si dimostrasse a mio riguardo la clemenza di Dio. Fui strappato alla vita in modo rude e subitaneo, con la conseguenza che io non mi ero accorto di trovarmi nel mondo spirituale, fino a quando vidi venirmi incontro il padre mio, il quale mi spiegò che, per quanto io fossi più vivo che mai, mi trovavo però in quella sezione del mondo spirituale in cui soggiornano gli Spiriti radiosi. A lui si aggiunse quindi la mamma mia; […] Oh! con quale facilità gli Spiriti illuminati pongono in disparte le opinioni terrene, anche se tenacemente e appassionatamente professate tutta la vita! […] Dal giorno in cui abbandonai il mondo dei viventi, io mi sono intensamente dedicato ad apprendere ciò che doveva costituire il mio compito spirituale in questa esistenza di costante progresso, di elevazione sublimata a cui sono destinato. A quest’ora, con l’aiuto delle mie “guide”, io sono già passato oltre alla prima Sfera spirituale in cui dimorano coloro che sono ancora vincolati ai viventi dall’amore; come pure tutti coloro che non sono ancora preparati per elevarsi spiritualmente oltre la prima Sfera celeste. Ivi io mi sono incontrato con molte anime da me conosciute in vita, dalle quali appresi molte nozioni che avevo bisogno urgente di conoscere.
Il mio compito sarà per qualche tempo analogo; vale a dire che dovrò adoperarmi a istruire i nuovi arrivati, fino a quando io non divenga maturo a raggiungere la Sfera spirituale che a me compete. Analogamente mi sono manifestato a te al fine d’istruirti con questo messaggio di conforto e di consolazione. Sta di buon animo, amico mio: l’avvenire che ci attende è radioso!”

Ecco ora quanto comunicato dal capitano Hinchliffe, che trovò la morte inabissandosi col suo aereo in pieno Oceano Atlantico nel marzo del 1928 durante un audace tentativo di sorvolare per la prima volta l’Oceano da est a ovest, dall’Inghilterra a New York:

“Ciò che mi propongo di narrarti si riferisce ad argomenti che ben pochi viventi pervengono a immaginare nella loro vera natura. Alludo anzitutto a ciò che si prova all’istante in cui lo Spirito si distacca dal corpo; quindi, alle vicende per cui sono passato dopo la crisi della morte, e finalmente alle mie impressioni sull’esistenza spirituale. Il distacco del “corpo eterico” dal “corpo fisico” risulta l’opera di brevi istanti. Nessuna pena se ne risente e, dopo il distacco, ci si sente a tal segno quelli di prima, che passa del tempo, e in taluni casi anche dei giorni, prima che ci si accorga del grande evento occorso. Nel caso mio, me ne avvidi quasi subito, poiché molto prima che il mio dramma si compisse, io sapevo di andare incontro alla morte. Come puoi immaginare, non appena mi accorsi di ritrovarmi vivente, ed anche asciutto, in altra contrada, cominciai a riflettere. Che cosa era avvenuto? Solo due eventi potevano essermi occorsi: o ero stato salvato dalle acque in condizioni d’incoscienza e trasportato in contrada a me sconosciuta, oppure io ero morto. Compresi subito che quest’ultimo era il caso mio. Dal che tu apprenderai che il mio transito aveva determinato così poca variazione nella mia mentalità da non accorgermi di nulla, segno che il processo del trapasso da una fase di esistenza all’altra è veramente facile. Ed anche presentemente io la penso così sotto ogni rapporto. Niente di angelico, niente di eterico, nulla di ciò che farebbe presumere il trovarsi in Paradiso o nell’Aldilà. […] Io non so capire come possa esservi chi s’immagina che dopo morti si entri in un’esistenza spirituale di beatitudine per tutti, nonché di ozio celestiale in ambiente radioso. Costoro non riflettono che la loro sorte futura non può essere che la risultante matematica dell’esistenza più o meno corretta ed altruistica trascorsa nel mondo dei viventi. Ne consegue che chiunque abbia preso la vita alla leggera ed a spese del prossimo, non si troverà bene nell’Aldilà. Nel mondo spirituale non esistono sofferenze fisiche, ma le sofferenze morali e mentali sono di gran lunga più acute di quel che non avvenga in Terra.”

Ricordi di vite passate

“Espressi tale sentimento ai miei compagni spirituali ed essi m’informarono che gradatamente io recupererò la memoria di vicende personali le quali si estendono di gran lunga oltre i limiti della mia ultima esistenza terrena, comprendendo ricordanze di un tempo in cui avevo soggiornato nel mondo spirituale, il quale è il vero soggiorno. E infatti io comincio a ricordare… Non desidero entrare in una lunga dissertazione sul tema, ma giova che io stabilisca ciò che a me risulta in proposito; ed è che i miei figli, insieme ad altri spiriti cui ebbi a intrattenermi al riguardo, mi informarono che ricordavano chiaramente tutte le vite vissute in precedenza sulla Terra, mentre io stessa comincio a recuperare i ricordi di fasi di esistenza incarnata anteriori a quella da me ora compiuta. Però non saprei dire se tali miei ricordi si riferiscano a vite vissute sulla Terra o su altri pianeti dell’universo. Questo io conosco per certo, ed è che mi trovavo rivestita di un corpo molto simile al vecchio corpo da poco abbandonato…».

Inutile dilungarsi nel proporre queste esperienze; chi volesse saperne di più non ha che da leggersi il libro e probabilmente cambierà il modo di considerare l’esistenza.  Attraverso le esperienze medianiche si può conoscere come si presenta l’ambiente spirituale, come si crea col pensiero, come si comunica con la mente, come ci si sposta al solo pensiero, cosa provano coloro che si sono comportati male durante la loro vita e in quale modo tornano a vedere la luce da quel luogo che noi chiamiamo “inferno”.

12 punti fondamentali riassunti da Bozzano

Ernesto Bozzano ha raccolto in 12 punti i particolari fondamentali sui quali concordano gli Spiriti, salvo particolari eccezioni che confermano la regola:

1°) Affermano tutti di essersi ritrovati in forma umana nel mondo spirituale.

2°) Di aver ignorato per qualche tempo, od anche per lungo tempo, di essere “morti”.

3°) Di essere passati, durante la crisi pre-agonica, o poco dopo, per la prova della rammemorazione sintetica di tutte le vicende della loro esistenza (“visione panoramica”, o “epilogo della morte”).

4°) Di essere stati accolti nel mondo spirituale dagli spiriti dei loro familiari e amici.

5°) Di essere passati, quasi tutti, per una fase più o meno lunga di “sonno riparatore”.

6°) Di essersi ritrovati in un ambiente spirituale radioso e meraviglioso (nel caso di defunti moralmente normali), o in un ambiente tenebroso e angosciante (nel caso di defunti moralmente depravati).

7°) Di aver trovato che l’ambiente spirituale era un nuovo mondo obiettivo, sostanziale, reale, analogo all’ambiente terreno.

8°) Di aver appreso come ciò fosse dovuto al fatto che nel mondo spirituale il pensiero era una forza creatrice, con la quale uno spirito esistente nel “piano astrale” poteva riprodurre intorno a sé l’ambiente dei suoi ricordi.

9°) Di non aver tardato di apprendere che la trasmissione del pensiero era il linguaggio spirituale, anche se gli spiriti appena arrivati s’illudono di conversare mediante la parola.

10°) Di aver riscontrato che la facoltà della visione spirituale poneva in grado di percepire simultaneamente gli oggetti da ogni lato, nonché nel loro interno e attraverso ad essi.

11°) Di aver scoperto che gli spiriti potevano trasportarsi istantaneamente da un luogo all’altro – anche lontanissimo – in forza di un atto di volontà; il che non impediva ch’essi potessero ugualmente passeggiare in ambiente spirituale o sorvolare a breve distanza dal suolo.

12°) Di aver appreso che gli spiriti dei defunti gravitavano fatalmente e automaticamente verso la sfera spirituale che loro compete, in forza della “legge di affinità”.

Molti altri autori italiani hanno scritto sugli stessi temi, riprendendo e commentando testi e ricerche degli autori sopracitati, come: Nadia Bonazza, Francesca Scarrica, Paolo Vita, Manuela Pompas, Chiara Marelli, solo per citarne alcuni.

Allan Kardec, il codificatore

Hippolyte Léon Denizard Rivail nacque a Lione nel 1803 e morì nel 1869. Le sue spoglie riposano a Parigi. Fu educatore della gioventù, scrittore, esperto di esperienze medianiche e medium egli stesso. Anch’egli, come Swedenborg, ebbe il coraggio di mettere nero su bianco le proprie esperienze che ha racchiuso in diversi libri: “Il libro dei medium”, “Il libro degli Spiriti”, “Il Vangelo secondo gli Spiriti”, “ Genesi, miracoli, profezie” e “Il Cielo e l’Inferno”. I libri sono firmati Allan Kardec, uno pseudonimo suggeritogli da un’entità. Ma il libro che meglio dischiude le realtà del dopo morte è “Il libro degli Spiriti”, che vide la prima edizione nel 1857. Lo scrittore fa presente che le parole spirituale, spiritualista, spiritualismo hanno un significato ben definito e che lo spiritualismo è l’opposto del materialismo. Perciò, coloro che credono di avere in sé qualche cosa di diverso dalla materia sono spiritualisti. Nel campo della comunicazione con gli spiriti, per non creare fraintendimenti, egli preferisce utilizzare i termini “spiritico/spiritismo” anziché i preesistenti “spirituale/spiritualismo”. Cambia la terminologia, ma non la sostanza delle cose.

La dottrina degli Spiriti, cioè lo spiritismo, ha come principio le relazioni fra il mondo materiale e il mondo invisibile, cioè fra gli uomini e gli Spiriti.

Ma veniamo ai contenuti del libro. Come ha scritto Allan Kardec all’inizio dell’opera:

Questo libro è la raccolta dei loro insegnamenti e fu scritto per ordine e sotto la dettatura di Spiriti superiori per porre i fondamenti di una filosofia razionale, spogliata dei pregiudizi dello spirito di sistema: esso non contiene una sola parola che non sia l’espressione del loro pensiero e non abbia avuto la loro approvazione”.

Degli Spiriti che hanno cooperato alla compilazione del libro (ne sono stati ascoltati diverse migliaia) parecchi sono stati personaggi famosi che hanno vissuto a più riprese sulla Terra, dove hanno predicato e praticato la virtù e la saggezza; altri non furono personaggi dei quali la storia abbia conservato il ricordo, ma la loro elevatezza è attestata dalla purezza della loro dottrina e dalla loro unione con quelli che portano nomi venerati. Al termine delle raccomandazioni per la preparazione del libro, gli Spiriti gli dicono:

“Ricordati che i buoni Spiriti assistono solo coloro i quali servono Iddio con umiltà e abnegazione, e ripudiano chiunque cerca di farsi, della via del cielo, uno sgabello per le cose della Terra. Essi abbandonano il superbo e l’ambizioso. L’orgoglio e l’ambizione saranno sempre una barriera fra l’uomo e Dio, come bende che tolgono la visione degli splendori celesti, e Dio non può servirsi del cieco per far comprendere la luce».

A dettare gli argomenti del libro sono stati, fra i tanti, gli Spiriti di coloro che sono conosciuti col nome di San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino, San Vincenzo De’ Paoli, San Luigi, lo Spirito di Verità, Socrate, Platone, Fénelon, Franklin, Swedenborg.

Di cosa tratta il libro?

È diviso in quattro parti come di seguito riportato:

Prima parte: Cause prime

1 – Dio

2 – Elementi generali dell’Universo

3 – Creazione

4 – Principio vitale

Seconda parte: Mondo spiritico o degli spiriti

1 – Spiriti

2 – Incarnazione degli Spiriti

3 – Ritorno alla vita spiritica

4 – Pluralità delle esistenze

5 – Considerazioni sulla pluralità delle esistenze

6 – Vita spiritica

7 – Ritorno alla vita corporea

8 – Emancipazione dell’anima

9 – Intervento degli Spiriti nel mondo corporeo

10 – Occupazioni e missioni degli Spiriti

11 – I tre regni della natura

Terza parte: Leggi morali

1 – Legge divina o naturale

2 – Legge di adorazione

3 – Legge di lavoro

4 – Legge di riproduzione

5 – Legge di conservazione

6 – Legge di distruzione

7 – Legge di società

8 – Legge di progresso

9 – Legge di eguaglianza

10 – Legge di libertà

11 – Legge di giustizia, di amore e di carità

12 – Perfezione morale

Quarta parte: Speranze e conforti

1 – Dolori e gioie sulla Terra

2 – Dolori e gioie nell’oltretomba

3 – Conclusione

Il testo è composto da:

  • domande numerate (da 1 a 1019)
  • altrettante risposte date dagli Spiriti
  • note e amplificazioni dell’autore

La seconda parte del libro getta luci, se accettate, su argomenti dei quali poco è dato sapere dalla scienza e dalle religioni ufficiali. Le nostre attuali “conoscenze consolidate” sono frutto più che altro di tradizioni e credenze delle quali si è persa l’origine. Entrate nel nostro DNA, difficilmente vengono messe in discussione a causa delle inevitabili conseguenze che ciò provocherebbe nel nostro modo di pensare e agire quotidiano. Di seguito, domande e relative risposte che, a mio avviso, possono aiutare a far luce sulla natura dello spirito; lascio al lettore l’onere di leggersi il testo per intero.

Domande e risposte su “chi siamo”

76 – Come si possono definire gli Spiriti?

«Può dirsi che gli Spiriti sono gli esseri intelligenti presenti nella creazione. Essi popolano l’universo al di fuori del mondo materiale».

84 – Gli Spiriti costituiscono un mondo a parte diverso da quello che vediamo?

«Sì, il mondo degli Spiriti o delle Intelligenze incorporee».

85 – Quale dei due mondi, lo spiritico o il corporeo, è il principale nell’ordine delle cose?

«Il mondo spiritico, perché è preesistito e sopravvive a tutto».

87 – Gli Spiriti occupano nello spazio una regione determinata e circoscritta?

«Gli Spiriti sono da per tutto ed essendo infiniti per numero popolano gli spazi infiniti. Ce ne sono di continuo intorno a voi; vi osservano e agiscono su di voi a vostra insaputa, poiché sono una delle potenze della natura, gli strumenti, dei quali Dio si serve per l’adempimento dei suoi disegni. Però non tutti vanno da per tutto, poiché ci sono regioni interdette agli Spiriti inferiori».

93 – Lo Spirito propriamente detto è spoglio d’ogni involucro o è avvolto in qualche sostanza?

«È avvolto in una sostanza vaporosa per voi, e per noi ancora grossolana, ma tuttavia sottile abbastanza perché possa elevarsi nell’atmosfera e trasferirsi ove gli piace».

94 – Donde trae lo Spirito l’involucro semi-materiale?

«Dal fluido universale di ciascun globo. Quindi esso non è il medesimo in tutti i mondi: nel passare da un mondo all’altro lo Spirito muta l’involucro come voi cambiate d’abito».

Dunque, quando gli Spiriti che abitano mondi superiori vengono fra noi prendono un perispirito più materiale?

«Si, poiché, come vi abbiamo già detto, devono rivestire la vostra materia».

96 – Gli Spiriti sono tutti eguali, o esiste fra di loro una qualche gerarchia?

«Ce ne sono di vari ordini, secondo il grado di perfezione a cui sono giunti».

114 – Gli Spiriti sono per loro natura buoni o cattivi, o invece si vanno migliorando di propria volontà?

«Sono gli stessi Spiriti che si migliorano da sé e, migliorandosi, passano da un ordine all’altro».

115 – Gli Spiriti sono stati creati parte buoni e parte cattivi?

«Iddio ha creato tutti gli Spiriti semplici ed ignoranti, vale a dire senza scienza alcuna e dato a ciascuno di loro un compito allo scopo di illuminarli e fare sì che giungano progressivamente alla perfezione per mezzo della conoscenza della verità, che a Lui sempre più li avvicina. Nel conseguimento di questa perfezione è riposta per essi la suprema e perfetta felicità. Gli Spiriti acquistano queste cognizioni col passare per le prove che Dio impone loro. Gli uni le accettano con sottomissione e arrivano più sollecitamente alla meta; altri non le subiscono che di malanimo e così, per propria colpa, restano più lungamente lontani dalla perfezione e dalla felicità promessa».

Potrebbe dirsi che gli Spiriti in origine siano come i bambini, ignoranti e senza esperienza, ed acquistino a poco a poco le cognizioni che loro mancano percorrendo le varie fasi della vita?

«Il paragone è esatto. Il fanciullo caparbio rimane ignorante ed imperfetto, giacché ogni fanciullo progredisce più o meno moralmente ed intellettualmente secondo la sua docilità; ma vi è questa differenza, che la vita dell’uomo ha un termine, mentre quella dello Spirito si estende all’infinito».

116 – Vi sono Spiriti che devono rimanere perpetuamente negli ordini inferiori?

«No. Tutti, con l’andare del tempo, diverranno perfetti. Spesso la permanenza negli ordini inferiori dura a lungo, ma poi si mutano poiché, come abbiamo detto altra volta, un padre giusto e misericordioso non può bandire da sé in eterno i propri figli. Vorreste dunque che Iddio, sì grande, sì buono, sì giusto, fosse peggiore di quello che non siate voi stessi?».

118 – Gli Spiriti possono degenerare?

«No. A mano a mano che progrediscono, comprendono ciò che li allontanava dalla perfezione. Quando lo Spirito ha compiuto una prova, ne ricava un ammaestramento e non lo dimentica più. Può rimanere stazionario, ma non torna mai indietro».

120 – Per conseguire la bontà gli Spiriti devono passare tutti per la trafila del male?

«Non per la trafila del male, ma per quella dell’ignoranza».

121 – Perché alcuni Spiriti hanno seguito la via del bene ed altri quella del male?

«Non hanno essi il libero arbitrio? Iddio ha creato gli Spiriti non cattivi, ma semplici ed ignoranti, cioè con eguale attitudine per il bene e per il male. Quelli che sono malvagi, divengono tali per propria volontà».

122 – Come mai all’origine, quando non hanno ancora coscienza di sé stessi, gli Spiriti possono avere libertà di scelta fra il bene ed il male? Vi è in essi un principio, una qualche tendenza, che li porti piuttosto all’uno che all’altro?

«Il libero arbitrio si svolge a seconda che lo Spirito acquista la coscienza di sé stesso. Non vi sarebbe più libertà, se la scelta fosse sollecitata da una causa indipendente dalla volontà dello Spirito. La causa non è in lui, ma fuori di lui, nelle influenze a cui cede in virtù del suo libero volere. Questa è la grande allegoria della caduta dell’uomo e del peccato originale: gli uni hanno ceduto, gli altri hanno resistito alla tentazione».

Donde vengono allo Spirito queste influenze esterne?

«Dagli Spiriti imperfetti, i quali cercano d’impadronirsi di lui e di dominarlo e sono lieti tutte le volte che riescono a farlo soccombere. Ecco ciò che hanno voluto adombrare con la figura di Satana».

Lo Spirito va soggetto a questa influenza solo nei suoi primordi?

«No, essa dura finché egli non abbia acquistato una tale padronanza di sé medesimo, da togliere agli Spiriti cattivi ogni speranza di riuscita».

125 – Gli Spiriti che hanno seguito la via del male, potranno giungere allo stesso grado di superiorità degli altri?

«Sì, ma le eternità saranno per essi più lunghe».

127 – Gli Spiriti sono stati creati tutti eguali rispetto alle facoltà intellettuali?

«Eguali; ma, poiché non sanno da dove vengono, bisogna che il libero arbitrio abbia il suo corso. Essi progrediscono più o meno rapidamente in intelligenza come in moralità».

128 – Gli esseri che noi chiamiamo angeli, arcangeli, serafini e simili, formano una categoria speciale di natura differente dagli altri Spiriti?

«No, sono gli Spiriti puri, cioè quelli che giunsero al sommo della scala e riuniscono in sé tutte le perfezioni».

129 – Gli angeli, dunque, hanno già percorso tutti i gradi?

«Sì; gli uni perché accettarono il loro compito senza mormorare, arrivarono alla perfezione più presto; gli altri ci misero un tempo più o meno lungo».

130 – Se l’opinione, secondo la quale alcuni esseri furono creati perfetti e superiori a tutti gli altri, è fallace, come va che essa si trova nella tradizione di quasi tutti i popoli?

«Siccome il vostro mondo non è ab aeterno e molto tempo prima che esso esistesse altri Spiriti avevano già raggiunto il grado supremo, gli uomini hanno potuto credere che in esso fossero stati creati».

131 – Ci sono i demoni, nel significato comune di questa parola?

«Se ci fossero, sarebbero opera di Dio e Dio sarebbe giusto e buono se avesse fatto degli esseri eternamente dediti al male ed infelici? Demoni, quando così vogliate dire, ce ne sono ma si trovano nel vostro mondo inferiore o in altri simili e sono gl’ipocriti che fanno, di un Dio giusto, un Dio malvagio e vendicativo e credono che le abominazioni che essi commettono in suo nome possano essere a Lui gradite».

Dove vanno i nostri spiriti dopo la morte?

Dopo questa premessa, passiamo agli argomenti che riguarderebbero il nostro spirito dopo la morte fisica a seguito dell’ennesima incarnazione.

959 – Da che proviene all’uomo il sentimento istintivo della vita futura?

«Lo abbiamo già detto: prima d’incarnarsi lo Spirito la conosceva. L’anima conserva una vaga rimembranza di ciò che sa ed ha veduto nello stato spiritico».

960 – Da che nasce la credenza, che hanno tutti i popoli, di pene e ricompense future?

«Dal presentimento della realtà che lo Spirito porta seco nell’incarnarsi. Sappiate che non invano vi parla un’intima voce e avete torto di non darle abbastanza retta. Se l’ascoltaste bene e più spesso, diverreste migliori».

961 – In punto di morte qual è il sentimento che domina nel maggior numero degli uomini? È il dubbio o la speranza?

«Il dubbio negli scettici ostinati; il timore nei cattivi; la speranza nei buoni».

962 – Come mai ci sono scettici, dal momento che l’anima ha innato il sentimento delle cose spirituali?

«Ce ne sono meno di quanto si possa credere: molti si atteggiano a spiriti forti per orgoglio; ma, quando sono presso a morire, perdono la serenità e la sicurezza che ostentavano e cercano la fede».

964 – Segue Iddio ogni nostro atto per ricompensarci o punirci?

«Egli ha le sue leggi che li regolano: se le violate è colpa vostra. Se un uomo commette un eccesso, Dio certamente non pronuncia una sentenza contro di lui per dirgli, ad esempio: “Tu fosti intemperante ed io ti punirò!”. Egli ha tracciato un limite: le malattie, e spesso la morte, sono la conseguenza degli eccessi. Ecco il castigo, cioè il risultato dell’infrangere le leggi. Così accade in tutto».

965 – I dolori e le gioie dell’anima dopo la morte hanno qualche cosa di materiale?

«Il buon senso da solo dice di no, poiché l’anima non è materia. Quei dolori e quelle gioie non hanno niente di carnale e tuttavia sono mille volte più vivi di ciò che provate sulla Terra, perché lo Spirito disincarnato è più impressionabile, poiché la materia non ne attutisce più le sensazioni».

966 – Perché mai l’uomo si fa spesso un’idea così grossolana ed assurda delle pene e dei godimenti della vita futura?

«Perché la sua intelligenza non è ancora molto sviluppata. Il fanciullo comprende forse come l’adulto? D’altra parte, la cosa dipende anche da quello che gli hanno insegnato: è di lì che deve cominciare la riforma. Il vostro linguaggio difettoso non può esprimere ciò che è al di fuori di voi. Quindi, occorsero paragoni e voi prendeste immagini e figure per realtà. Ma, a seconda che l’uomo s’istruisce, il suo pensiero comprende sempre meglio le cose che la parola non riesce ad esprimere bene».

967 – In che consiste la felicità dei buoni Spiriti?

«Nel conoscere tutte le cose e nel non avere né odio, né gelosia, né invidia, né ambizione, né alcuna di quelle passioni che fanno sciagurati gli uomini. L’amore che li unisce è per essi fonte di suprema felicità. Non provano né i bisogni, né i patimenti, né le angosce della vita materiale. Gioiscono del bene che fanno e la beatitudine degli Spiriti è sempre proporzionata alla loro elevatezza. Vero è che i soli Spiriti puri fruiscono della felicità suprema, ma nemmeno gli altri sono infelici: tra i malvagi e i perfetti c’è una infinità di gradi in cui le gioie sono relative allo stato morale. Quelli che sono abbastanza progrediti comprendono la felicità degli altri che li precedono e aspirano ad essa; ma questo è per loro un motivo di emulazione, non di gelosia: sanno che dipende da essi l’arrivarci e lavorano a questo fine con la tranquillità della buona coscienza, lieti di non avere a soffrire quanto soffrono i “cattivi”».

969 – Come bisogna intendere le frasi che “i puri Spiriti sono riuniti in grembo a Dio ed occupati a cantarne le lodi“?

«Queste sono allegorie per esprimere che essi vedono e comprendono la perfezione divina, ma che non si devono prendere alla lettera come molte altre. Tutto, nella natura, dal granello di sabbia al sistema di mondi, canta, vale a dire, proclama la potenza, la saggezza e la bontà di Dio; ma non crediate che gli Spiriti beati stiano in eterna contemplazione; questa sarebbe una beatitudine stupida e monotona e, peggio ancora, quella dell’egoista, poiché la loro esistenza riuscirebbe di un’inutilità senza termine. Non più soggetti alle tribolazioni dell’esistenza corporea, il che non è poca felicità, conoscono e sanno tutte le cose e mettono a profitto l’intelligenza acquistata fino a quel momento nell’aiutare il progresso degli altri Spiriti: questa è la loro occupazione, che costituisce nello stesso tempo la loro felicità».

970 – In che consistono i patimenti degli Spiriti inferiori?

«Sono svariati come le cause che li produssero e proporzionati al grado d’inferiorità, come lo sono i godimenti a quello di superiorità. Tuttavia, possono compendiarsi così:

  • bramare tutto ciò che loro manca per essere felici e non poterlo avere;
  • vedere la felicità e non parteciparvi;
  • rammarico, invidia, rabbia e disperazione di ciò che impedisce loro di essere avventurati;
  • rimorsi, ansietà morale indefinibile. Hanno il desiderio di tutti i beni, ma non lo possono soddisfare e ne sono torturati».
  •  

971 – La vicendevole influenza degli Spiriti disincarnati è sempre buona?

«Sempre buona quella dei buoni Spiriti, s’intende; ma gli Spiriti perversi cercano di distogliere dalla via del bene e del pentimento coloro che credono adatti a lasciarsi trascinare e che spesso hanno trascinato al male durante la vita».

Dunque, la morte non ci libera dalla tentazione?

«No, ma l’ascendente dei cattivi Spiriti è molto minore sui disincarnati che sugli uomini, perché quelli non si possono più sedurre con le passioni materiali (sesso, potere, denaro ecc.)».

972 – E come tentano i cattivi Spiriti gli altri disincarnati, giacché a questo scopo non possono più servirsi delle passioni?

«Giova distinguere: è vero che, per gli Spiriti, le passioni non esistono più materialmente, ma è vero anche che esse perdurano nel pensiero degli Spiriti volgari. Ora, i malvagi fomentano quei desideri vani trascinando le loro vittime nei luoghi dove hanno lo spettacolo di queste passioni e di tutto ciò che può eccitarle».

A che pro quelle passioni, poiché non hanno più l’oggetto reale?

«Perché servano di supplizio agli Spiriti rei: l’avaro vede dovizie che non può possedere; il dissoluto, orge a cui non può prendere parte; l’orgoglioso, onori che invidia ma non può godere».

973 – Quali sono i maggiori tormenti a cui possono essere condannati gli Spiriti malvagi?

«Riesce impossibile descrivere le torture morali, che sono il castigo di alcuni misfatti. Lo stesso Spirito che le prova stenterebbe a darvene un’idea, ma di certo la più tremenda è la erronea sua persuasione di essere condannato a soffrire eternamente».

974 – Da che è derivata la dottrina del fuoco eterno?

«Da una immagine presa, come tante altre, per realtà».

E il timore che ispira, può produrre un buon effetto?

«Vedete voi e giudicate se valga come freno anche per molti di coloro che la predicano. Chi insegna cose che la ragione più tardi rigetta, dà un’impressione che non è durevole né salutare».

975 – Gli Spiriti inferiori comprendono la felicità del giusto?

«Sì, e questo costituisce il loro supplizio, giacché capiscono che ne sono privi per propria colpa. Perciò lo Spirito, sciolto che sia dalla materia, aspira a nuove esistenze corporali, poiché ogni esistenza, se impiegata bene, può abbreviare la durata di quel supplizio. Allora sceglie le prove con cui potrà espiare le sue colpe, poiché egli soffre di tutto il male che ha fatto o del quale fu la causa volontaria, di tutto il bene che avrebbe potuto fare ma non ha fatto e di tutto il male venuto dal bene che ha trascurato di fare. Lo Spirito non ha più cosa che gli faccia velo: egli è come uscito fuori dalla nebbia e scorge quello che lo allontana dalla felicità. Allora soffre molto di più, poiché comprende quanto è stato colpevole. Ogni illusione cessa per lui, che vede la realtà delle cose».

977 – Dal momento che gli Spiriti non si possono nascondere reciprocamente i loro pensieri e gli atti della loro vita, ne segue che il reo è sempre al cospetto della sua vittima?

«Il buon senso stesso vi dice che non può essere altrimenti».

Questa conoscenza di tutti i nostri atti riprovevoli, e la continua presenza di coloro che ne furono le vittime, sono castighi per il reo?

«Più grandi che non sembri; ma durano solo fino a che egli non abbia espiato le sue colpe, sia come Spirito e sia come uomo in nuove esistenze corporali».

986 – Lo Spirito che è progredito nella sua esistenza terrena, può tornare a incarnarsi nello stesso mondo?

«Sì. Se non gli è bastato il tempo per terminarvi il suo compito, può domandare di finirlo in una nuova esistenza; ma allora questa non è più un’espiazione».

987 – Che sarà dell’uomo il quale, senza far male, tuttavia non si adopera a sufficienza per scuotere da sé il giogo della materia?

«Poiché non avrà fatto alcun passo verso la perfezione, dovrà ricominciare un’esistenza uguale all’ultima infruttuosa: egli rimane stazionario e così prolunga i dolori della espiazione».

989 – Ci sono alcuni che, senza essere propriamente cattivi, col loro carattere fanno infelici tutti coloro che li circondano. Quale sarà la loro sorte?

«Costoro non sono buoni di certo: come Spiriti liberi patiranno per la vista di quelli che avranno reso infelici e poi, in un’altra esistenza, soffriranno quanto avranno fatto soffrire gli altri».

990 – Il pentimento avviene nello stato corporeo o in quello spiritico?

«Nello stato spiritico; ma può essere sentito anche nello stato corporeo, quando sappiate rettamente distinguere il bene dal male».

991 – Qual è la conseguenza del pentimento nello stato spiritico?

«Il desiderio di una reincarnazione per purificarsi. Lo Spirito, comprendendo le imperfezioni che gl’impediscono di essere felice, aspira ad una nuova esistenza nella quale possa espiare le sue colpe».

992 – Qual è la conseguenza del pentimento nello stato corporeo?

«Progredire già in questa vita, ove si abbia il tempo di riparare alle proprie colpe. Allorché la coscienza gli fa un rimprovero e gli indica una imperfezione, l’uomo può sempre farsi migliore».

994 – Il perverso, che non si è pentito delle sue colpe durante la vita, se ne pente sempre dopo la morte?

«Sempre, e allora soffre di più perché risente tutto il male che ha fatto o di cui fu causa volontaria. Il pentimento, tuttavia, non è sempre immediato: ci sono Spiriti che si ostinano nella via del male nonostante il loro patire. Ma presto o tardi riconosceranno il proprio errore e il pentimento verrà. Ad illuminarli lavorano i buoni Spiriti ed anche voi potete adoperarvi a questo stesso scopo».

1.000 – Possiamo noi riscattare le nostre colpe in questa vita?

«Sì, col ripararle. Ma non crediate di poterlo fare con qualche privazione puerile o col largheggiare, morendo, di quello che più non vi abbisogna. Iddio non guarda al pentimento sterile, facile sempre, e che non costa se non la pena di picchiarsi il petto. La perdita di un dito mignolo in servizio degli altri cancella più colpe che il tormento del cilicio durato lunghi anni con l’unica mira di sé stesso. Il male non si risarcisce che col bene ed il risarcimento non ha merito se non tocca l’uomo nel suo orgoglio o nei suoi interessi materiali. Che serve alla sua giustificazione il restituire, morendo, l’oro male acquistato allorché, dopo averne approfittato, diventa inutile? Che gli serve la privazione di qualche frivolo godimento, o di qualche cosa superflua, se il torto fatto agli altri resta sempre lo stesso? Che gli serve, infine, l’umiliarsi davanti a Dio se conserva il suo orgoglio davanti agli uomini?».

1.002 – Che deve fare colui il quale, in punto di morte, riconosce le sue colpe ma non ha più il tempo di ripararle? Gli basta, in tale caso, il pentirsi?

«Il pentimento ne affretta la riabilitazione, ma non lo assolve. Non ha forse davanti a sé tutto l’avvenire?».

1.004 – Su che cosa si basa la durata delle pene per il colpevole?

«Sul tempo necessario per il suo miglioramento. Poiché lo stato di sofferenza o di felicità è proporzionato al grado di purificazione dello Spirito, la durata e la natura delle sue pene dipendono dal tempo che egli impiega ad emendarsi. Secondo che progredisce e i suoi sentimenti si elevano, le sue pene diminuiscono oppure cambiano natura».

1.005 – Allo Spirito sofferente il tempo sembra ugualmente lungo o meno lungo di quando era vivo?

«Pare anzi più lungo, giacché nell’oltretomba il sonno non esiste più. Soltanto per gli Spiriti arrivati a un certo grado di purezza il tempo, se così posso dire, si cancella davanti, all’infinito».

1.007 – Ci sono Spiriti che non si pentono mai?

«Ce ne sono alcuni il cui pentimento è assai tardivo, ma asserire che non si emenderanno mai sarebbe negare la legge del progresso e pretendere che il fanciullo non possa mai divenire adulto».

1.008 – La durata delle pene dipende sempre dalla volontà dello Spirito? Non ce ne sono che gli vengono imposte per un tempo determinato?

«Ce ne sono anche di queste; ma Dio, che vuole solo il bene delle sue creature, accoglie sempre il pentimento, e il desiderio di migliorarsi non è mai senza frutto».

1.009 – Se così è, le pene imposte non saranno mai eterne?

«Interrogate il vostro buon senso, la vostra ragione, e chiedetevi se una condanna ad una pena eterna per qualche momento di errore non sarebbe la negazione della bontà di Dio! E veramente, che cosa è mai la vita, anche la più longeva, in confronto dell’eternità? Eternità! La comprendete bene questa parola? Patimenti, torture senza fine, senza speranza, per qualche passo falso! Il vostro criterio non aborrisce da un tale pensiero?».

«Che gli antichi abbiano veduto nel Signore dell’universo un Dio terribile, geloso, vendicativo, si capisce: nella loro ignoranza hanno attribuito alla Divinità le passioni degli uomini. Ma quello non è il Dio fatto conoscere dal Cristo, che colloca l’amore, la carità, la misericordia, l’oblio delle offese tra le prime virtù. Potrebbe Dio non avere egli stesso quelle qualità che impone a noi come un dovere? Non si contraddice chi vuole ascrivergli bontà infinita e vendetta senza fine? Dicono che egli anzitutto è giusto e che l’uomo non ne comprende la giustizia; ma la giustizia non esclude la bontà e Dio non sarebbe buono se condannasse a pene orribili, eterne, la maggior parte delle sue creature. Potrebbe Egli obbligare i suoi figli alla giustizia se non avesse dato loro i mezzi di comprenderla? E del resto, non è il lato sublime della giustizia, accoppiata con la bontà, il far dipendere la durata delle pene dagli sforzi del colpevole? In questo sta la verità delle parole: “A ciascuno secondo le sue opere”. Dedicatevi con tutti i mezzi che sono in vostro potere a combattere, a distruggere l’idea della eternità delle pene, sacrilega bestemmia contro la giustizia e la bontà di Dio, causa principale della incredulità, del materialismo e della indifferenza religiosa che si sono diffuse fra gli uomini fin da quando cominciò a svilupparsi la loro intelligenza. L’uomo, appena dissipate le tenebre del Medioevo, ne intuì la mostruosa ingiustizia e, non potendo accettare quella dottrina senza rinunziare alla ragione, la respinge sdegnoso e spesso, insieme con essa, respinge lontano da sé quel Dio in nome del quale si pretende di imporgliela. Da qui i mali innumerevoli che vi sono piovuti addosso e ai quali noi veniamo a rimediare. Il compito che vi additiamo non sarà troppo difficile, poiché tutte le autorità su cui si appoggiano i sostenitori di questa dottrina si sono astenute dal pronunciarsi chiaramente intorno ad essa. Né i Concili, né i Padri della Chiesa hanno mai risolto questa grave questione. È vero che nei Vangeli ci sono parole che, prese alla lettera, potrebbero far credere che il Cristo abbia minacciato il colpevole di un fuoco inestinguibile, di un fuoco eterno, ma non si è voluto comprendere che quelle parole sono simboliche e che in esse non c’è proprio nulla che provi l’eternità delle pene. Il Cristo non poteva insegnare una dottrina che distrugge la giustizia e la bontà di quel Dio che Egli ci impose di amare con tutto il nostro cuore».

«Povere pecorelle smarrite! Sappiate riconoscere il Buon Pastore il quale, piuttosto che volervi bandire in eterno dalla sua presenza, vi viene egli stesso incontro per condurvi all’ovile».

«Figli prodighi, lasciate il vostro volontario esilio e rivolgete i passi verso la casa paterna. Il Padre vi stende le braccia e non desidera altro che festeggiare il vostro ritorno in famiglia».

«Vane logomachie! Non siete ancora paghi del sangue che avete fatto spargere? Vorreste riaccendere di nuovo i roghi? Si disputa sulle parole “eternità delle pene”, “eternità dei castighi”; ma non sapete dunque che per eternità gli antichi intendevano ben altra cosa di quello che intendete voi? Il teologo consulti la radice del vocabolo e scoprirà che il testo ebraico non dava a questa parola il significato di senza fine, di irremissibile che acquistò poi nelle traduzioni fatte dai Greci, dai Latini e dai moderni. L’eternità dei castighi corrisponde all’eternità del male. Fino a che fra gli uomini esisterà il male, esisteranno i castighi: in questo senso si devono interpretare i sacri testi. Quindi, l’eternità delle pene è relativa, non assoluta».

«Venga presto il giorno in cui tutti gli uomini, pentiti, si rivestiranno della bianca stola dell’innocenza e quel dì non più gemiti, non più stridore di denti. La vostra ragione è certamente limitata, ma tuttavia è il più grande dei doni di Dio ed è gravissima colpa non farne uso. Ora, non è possibile che ci sia un uomo solo, di buona fede e che faccia uso della ragione, il quale intenda in altro modo l’eternità delle pene».

«Castighi eterni! Ma allora bisognerebbe ammettere l’eternità del male. Però, ammettere che Iddio abbia potuto creare il male eterno significherebbe negare il più magnifico dei suoi attributi, cioè la sua onnipotenza, giacché non può essere onnipotente chi è costretto a creare un elemento distruttore delle sue opere».

«Figli dell’uomo, non volgete più gli sguardi affannosi negli abissi della Terra per cercarvi i castighi. Volgete gli occhi al cielo, piangete, sperate, espiate e rifugiatevi nel pensiero di un Dio intimamente buono, sovranamente potente, essenzialmente giusto».

«Giungere all’unione con Dio è la mèta ultima dell’umanità. Per raggiungere questa mèta sono necessarie tre cose: la giustizia, l’amore e la scienza. Tre cose opposte, invece, ce ne allontanano: l’ignoranza, l’odio e l’ingiustizia. Ebbene, in verità vi dico: voi calpestate questi principi fondamentali, quando travisate l’idea di Dio con l’esagerazione della sua severità. Come ammettere infatti, senza travisare l’idea di Dio, che possa esserci nella creatura maggiore clemenza, maggiore mansuetudine e più vera giustizia di quanta ce ne sia nel Creatore? Non comprendete inoltre che, ostinandovi in questo assurdo, voi distruggete anche l’idea del vostro inferno, rendendolo ridicolo e inammissibile alle persone intelligenti, come è ripugnante ai cuori il sozzo spettacolo dei roghi e delle torture del Medioevo? E che? Ora che l’era delle cieche rappresaglie è tramontata per sempre e bandita da tutte le legislazioni umane, sperereste forse di darle vita e poterla continuare tenendo oppressa l’anima dell’uomo con l’orrore e lo sgomento di torture ideali?».

«Fratelli in Dio, credete a me, se non vi decidete a ravvivare i vostri dogmi coi benefici efflussi che di questi tempi i buoni Spiriti, per volere di Dio, versano sulla Terra e vi ostinate a mantenerli inalterati e inalterabili, li vedrete andare in frantumi nelle vostre stesse mani».

«L’idea dell’inferno con le sue fornaci ardenti e con le sue bollenti caldaie, poté avere una qualche efficacia ed essere perdonabile in secoli di ferro e in tempi di oscurantismo e di generale ignoranza, ma nel secolo decimonono è uno spauracchio che non atterrisce più alcuno; può essere, tutt’al più, un vano fantasma buono a spaventare i bambini che poi, fatti adulti, ne ridono, come del lupo mannaro. Persistendo in questa atroce mitologia voi generate l’incredulità, fonte di dissoluzione sociale, poiché ogni ordine di società, senza una efficace sanzione penale, viene scosso e vacilla e finisce col precipitare nell’abisso dell’anarchia».

«Orsù, dunque, uomini di fede ardente e viva, avanguardia della luce, all’opera!».

«Non si tratta di sostenere vecchie favole oramai screditate, ma di richiamare a nuova vita la vera sanzione penale sotto forme adeguate ai vostri costumi, ai vostri sentimenti, ai lumi dei vostri tempi e conformi ai dettami della ragione».

«Secondo la nuova dottrina, chi è il colpevole? Colui che, per un traviamento, per un falso impulso dell’animo, si scosta dalla méta della creazione, la quale consiste nel culto armonico del bene, del vero e del bello, predicato con la parola e con l’esempio dal più perfetto modello dell’umanità: Gesù».

«Qual è poi il castigo che tiene dietro a questa colpa? La conseguenza naturale di quel falso impulso che lo ha fatto deviare dal sentiero che conduce alla méta, cioè una somma di dolori necessaria per fargli aborrire la sua deformità morale. Questo è il pungolo che eccita l’anima a ripiegarsi sopra sé stessa e a desiderare la sua riabilitazione, la liberazione dalla schiavitù del male».

«Pretendere che sia eterno il castigo di una colpa non eterna, significa togliergli ogni efficacia. In verità vi dico: cessate dal credere che possono essere ugualmente eterni il bene, che è essenza del Creatore, e il male, che è contingenza della creatura. Affermate invece la cessazione graduale dei castighi e delle pene, a cui si giunge per mezzo delle reincarnazioni, e d’accordo con la ragione e col sentimento farete cadere la barriera che l’ignoranza e la superstizione, non sempre in buona fede, hanno innalzato fra l’uomo e Dio».

1.010 – Il dogma della resurrezione della carne è forse la conferma della resurrezione insegnata dagli Spiriti?

«Precisamente. Queste parole, come tante altre, se prese alla lettera sembrano assurde e inducono alla incredulità; ma date loro una interpretazione logica, e quelli che voi chiamate liberi pensatori le ammetteranno senza difficoltà, appunto perché ragionevoli. Questi liberi pensatori non sono alieni dal credere; essi hanno, come e forse più che gli altri, sete dell’avvenire; ma non possono ammettere ciò che è contraddetto dalla scienza e dal buon senso. La dottrina della pluralità delle esistenze è conforme alla giustizia di Dio; essa sola può spiegare ciò che senza di essa è incomprensibile e quindi il suo principio non poteva non essere nella religione».

1.011 – Così, dunque, la Chiesa col dogma della resurrezione della carne, insegna essa stessa la reincarnazione?

«La cosa è chiara. Questa dottrina, d’altra parte, è la conseguenza di molte cose che passarono inosservate ma che non si tarderà a comprendere in questo senso. In breve, si riconoscerà che dello Spiritismo si trovano prove quasi in ogni passo delle Sacre Scritture. Quindi, gli Spiriti non vengono già a rovesciare la religione, come qualcuno pretende, bensì a confermarla, a sancirla con prove irrefutabili. Però, essendo venuto il tempo di lasciare il linguaggio figurato, essi si esprimono senza allegorie e danno alle cose un senso chiaro e preciso che non possa andare soggetto ad alcuna falsa interpretazione. E per questo fra poco avrete più credenti e veri religiosi di quanti non ne abbiate oggi».

1.012 – Alle pene, come ai godimenti degli Spiriti secondo i loro meriti, è destinato un luogo circoscritto nell’universo?

«Le pene e le gioie sono inerenti al grado di perfezione degli Spiriti: ciascuno di essi trova in sé stesso il principio della propria felicità, od infelicità e, poiché essi sono da per tutto, non vi è alcun luogo speciale destinato al castigo, né alla ricompensa. Quanto poi agli Spiriti incarnati, sono più o meno felici a seconda che il pianeta in cui essi abitano sia più o meno avanzato».

Ciò posto, l’inferno e il paradiso non esisterebbero come se li figura l’uomo?

«Questi sono concetti umani. Da per tutto ci sono Spiriti felici o infelici. È vero, come abbiamo detto, che gli Spiriti dello stesso ordine si riuniscono per simpatia; ma, specialmente quando sono elevati, possono riunirsi dove loro meglio piace».

1.013 – Che si deve intendere per “Purgatorio”?

«Dolori fisici e morali: il tempo della espiazione. È quasi sempre sulla Terra il Purgatorio, nel quale Iddio vi fa espiare le vostre colpe».

1.014 – Come mai alcuni Spiriti, i quali nel linguaggio rivelano la propria elevatezza, hanno risposto a persone serie, intorno all’Inferno e al Purgatorio, secondo l’idea comune?

«Hanno dovuto parlare un linguaggio compreso dalle persone che li interrogavano: quando queste sono troppo imbevute di certe idee, non vogliono urtarle troppo bruscamente per non offendere le loro convinzioni. Se uno Spirito dicesse senza precauzioni oratorie a un musulmano, per esempio, che Maometto non è un profeta, non ne avrebbe davvero troppo buona accoglienza».

Questo si capisce da parte di quelli che ci vogliono istruire: ma non spiega come certi Spiriti, interrogati intorno al loro stato, abbiano risposto che soffrivano le torture dell’Inferno o del Purgatorio.

«Quando sono inferiori e non del tutto spogli della materia, serbano in parte le idee terrestri ed esprimono le loro impressioni coi termini che sono loro familiari. Il trovarsi in un ambiente che loro non permette di scrutare appieno l’avvenire fa sì che spesso, Spiriti disincarnati da poco, parlino come avrebbero fatto in vita. Per Inferno deve intendersi una incarnazione penosissima con l’incertezza di un’altra più avventurata; per Purgatorio una vita di prove ma con la coscienza di un avvenire migliore. Allorché voi sentite un gran dolore, non dite forse che soffrite le pene dell’Inferno o che soffrite come un dannato? È evidente che queste sono parole figurate».

1.015 – Che vuol dire un’anima in pena“?

«Uno Spirito errante che soffre, incerto del suo avvenire, a cui potete dare sollievo e che spesso ve lo chiede venendo a comunicare con voi».

1.017 – Alcuni Spiriti hanno detto di abitare il quarto, il quinto cielo e simili: che vogliono significare?

«Richiedesti quale cielo abitassero a chi aveva l’idea di molti cieli l’uno sopra l’altro, come i piani di una casa, e risposero con lo stesso linguaggio; ma per loro quelle parole (quarto, quinto cielo) esprimevano diversi gradi di elevatezza e in conseguenza di felicità. Lo stesso accade a chi domanda a uno Spirito se sia nell’inferno. Qualora egli soffra, dirà di sì, poiché per esso l’Inferno è sinonimo di sofferenza, quantunque sappia di non essere in una fornace. Un pagano avrebbe risposto che era nel Tartaro».

Lo Spirito  e le esperienze come incarnato

Veniamo ora alla nostra esperienza nel corpo fisico, che è l’unica realtà che conosciamo. Perché siamo nati? Qual è il senso di condurre un’esistenza spesso problematica, quando non, addirittura, drammatica? Non si poteva rimanere Spiriti? A queste domande rispondono i disincarnati in maniera esauriente. Leggiamone assieme qualcuna, presa sempre dal Libro degli Spiriti di Kardec:

132 – Qual è lo scopo della incarnazione degli Spiriti?

«Iddio la impone loro come il mezzo per giungere alla perfezione, sopportando tutte le vicende dell’esistenza corporale che, per i più, è una espiazione od una prova, per pochi una missione. L’incarnazione ha nello stesso tempo un altro scopo, quello cioè di attribuire allo Spirito la sua parte nell’opera della creazione. Per conseguire questo scopo, lo Spirito prende in ogni mondo una veste corporea in armonia con la materia di esso, condizione essenziale per potervi operare in conformità degli ordini di Dio, e mentre concorre alla esecuzione dei disegni di Dio lavora anche per il proprio perfezionamento».

133 – Gli Spiriti, che fin da principio hanno seguito la via del bene, hanno bisogno anch’essi della incarnazione?

«Tutti sono creati semplici ed ignoranti e non s’istruiscono che nelle lotte e nelle tribolazioni della vita corporea. Iddio, che è giusto, non poteva farne felici alcuni senza sofferenze e senza fatica, quindi senza merito».

Ma allora, che giova agli Spiriti l’aver seguito la via del bene se Dio non li dispensa dalle pene della vita corporea?

«Raggiungono più presto la méta. Inoltre, le pene della vita sono spesso una conseguenza delle imperfezioni dello Spirito e chi ne ha meno soffre anche meno tormenti; così chi non ha invidia, né gelosia, né avarizia, né ambizione, non soffrirà le torture che sono conseguenza di questi difetti».

166 – In qual modo l’anima, che non ha conseguito la perfezione durante la vita corporea, può finire di purificarsi?

«Col subire nuove esistenze».

Come compie l’anima queste nuove esistenze? Forse trasformandosi ma rimanendo sempre allo stato di Spirito?

«L’anima, purificandosi, soggiace senza dubbio a trasformazione; ma per purificarsi le occorrono le prove della vita corporea».

Dunque, l’anima ha più esistenze corporee?

«Sì, noi tutti abbiamo avuto parecchie esistenze. Coloro che dicono il contrario vogliono mantenervi nell’ignoranza in cui sono essi stessi».

Da questo principio sembra risultare che l’anima, dopo aver abbandonato un corpo, ne prenda un altro, il che vuol dire che essa si reincarna in un nuovo corpo. È così che va inteso?

«Precisamente».

167 – Qual è lo scopo della reincarnazione?

«Espiazione e miglioramento progressivo dell’umanità; senza di che, dove sarebbe la giustizia?».

168 – Il numero delle esistenze corporee è limitato, o invece lo Spirito si reincarna perpetuamente?

«Ad ogni nuova esistenza lo Spirito fa un passo nella via del progresso; quando poi si è spogliato di tutte le sue imperfezioni, non ha più bisogno delle prove della vita corporea».

169 – Il numero delle incarnazioni è lo stesso per tutti gli Spiriti?

«No, chi progredisce rapidamente si risparmia nuove prove. In ogni modo, queste incarnazioni successive sono sempre numerosissime poiché il progresso è quasi infinito».

170 – Che diventa lo Spirito dopo la sua ultima incarnazione?

«Spirito beato, perché puro».

171 – Su che si appoggia il principio della reincarnazione?

«Sulla giustizia di Dio e sulla rivelazione, giacché noi ve lo riveliamo di continuo. Un buon padre lascia sempre aperto ai suoi figli un adito al pentimento. Non vi dice forse la ragione che sarebbe ingiusto privare per sempre dell’eterna felicità tutti quelli che non ebbero la possibilità di migliorarsi? Forse non sono figli di Dio tutti gli uomini? Solo fra gli egoisti regnano l’iniquità, gli odi implacabili e le pene senza remissione».

172 – Le diverse esistenze corporee si effettuano tutte sulla Terra?

«No, ma nei diversi mondi. Quella di quaggiù non è né la prima, né l’ultima, ma tuttavia una delle più materiali e lontane dalla perfezione».

173 – L’anima passa da un mondo all’altro ad ogni nuova esistenza corporea o può compierne varie sullo stesso globo?

«Può rivivere più volte sullo stesso globo, se non è progredita abbastanza, perché possa meritare d’incarnarsi in uno superiore».

Cosicché possiamo comparire più volte sulla Terra?

«Certamente».

Possiamo ritornarvi dopo essere vissuti in altri mondi?

«Sì, voi potete aver già vissuto altrove e anche sulla Terra».

174 – È proprio necessario rivivere sulla Terra?

«No, ma se non progredite potete andare in un altro globo, non certo migliore, e che può essere anche peggiore».

175 – Ha qualche vantaggio chi ritorna ad abitare la Terra?

«Nessun vantaggio particolare, a meno che non vi ritorni in missione».

Non sarebbe maggior felicità rimanere allo stato di Spirito?

«No, no! Si rimarrebbe stazionari, mentre è necessario progredire verso Dio».

176 – Gli Spiriti, dopo essere vissuti in altri mondi, possono incarnarsi in questo senza esservi mai comparsi prima?

«Sì, alla stessa maniera voi potete incarnarvi altrove. Tutti i mondi sono solidali: ciò che non si compie in uno, si può compiere in un altro».

Ci sono uomini i quali sono venuti per la prima volta sulla Terra?

«Molti e di diversi gradi».

Si può riconoscere, da qualche segno, se uno Spirito fa la prima apparizione sulla Terra?

«No, perché non gioverebbe a nulla».

178 – Possono gli Spiriti reincarnarsi in un globo relativamente inferiore a quello su cui sono già vissuti?

«Sì, quando hanno da compiervi una missione per contribuire al progresso dell’umanità che vi abita; nel qual caso accettano con gioia le tribolazioni di quella esistenza, perché porgono loro il mezzo di progredire».

Non accade così anche per espiazione, potendo Iddio mandare Spiriti ribelli in mondi inferiori?

«Gli Spiriti possono rimanere stazionari, ma non tornare indietro; la loro punizione consiste nel non progredire e nel ripetere le esistenze male impiegate nel mezzo più confacente alla loro natura».

Quali Spiriti devono ripetere la medesima esistenza?

«Quelli che vengono meno al compito e alle prove».

179 – Gli esseri che abitano ciascun mondo sono giunti tutti allo stesso grado di perfezione?

«No, avviene come sulla Terra: ce ne sono di più e di meno avanzati».

180 – Nel passare dal nostro mondo in un altro, lo Spirito conserva l’intelligenza che aveva in questo?

«Senza dubbio; ma è possibile che egli non vi abbia più gli stessi mezzi di manifestarla. Ciò dipende dal grado del suo avanzamento e dallo stato del corpo che starà per prendere nella nuova reincarnazione».

183 – L’essere deve passare per l’infanzia ad ogni incarnazione anche negli altri mondi?

«L’infanzia è una transazione necessaria da per tutto, ma non dappertutto è incosciente come fra voi».

184 – La scelta del mondo in cui reincarnarsi è in facoltà dello Spirito?

«Non sempre; ma può domandarla e ottenerla, se lo merita, perché i vari mondi non sono accessibili agli Spiriti che secondo il grado della loro elevatezza».

Se lo Spirito non chiede nulla, che cosa determina il mondo in cui dovrà reincarnarsi?

«Appunto il grado della sua elevatezza».

185 – Lo stato fisico e morale degli esseri viventi è sempre lo stesso in ogni globo?

«No, giacché anche i mondi ubbidiscono alla legge del progresso. Tutti, anche i più splendidi, hanno avuto principio, come la Terra, in uno stato inferiore. La Terra stessa subirà a sua volta tale trasformazione e diverrà “un paradiso terrestre” quando i suoi abitatori saranno divenuti buoni».

186 – Vi sono mondi in cui lo Spirito cessa di vestire un corpo materiale e non ha più altro involucro che il perispirito?

«Sì; e questo stesso negli Spiriti puri diviene così etereo che per voi è come se non esistesse».

Non ci sono, dunque, limiti precisi fra lo stato delle ultime incarnazioni e quello di puro Spirito?

«E infatti questi limiti non esistono: la differenza si va cancellando a poco a poco insensibilmente, come la notte che svanisce innanzi ai primi albori del giorno».

187 – La sostanza del perispirito è la medesima in tutti i globi?

«No, essa è più o meno eterea. Nel passare sui vari mondi, lo Spirito si riveste della materia propria di ciascuno di essi e ciò avviene con la celerità del lampo».

188 – Gli spiriti puri abitano mondi speciali o sono nello spazio universale senza essere legati più a un globo che ad un altro?

«Gli Spiriti puri abitano certi mondi; ma non vi sono confinati come gli uomini sulla Terra. Essi possono, meglio degli altri, trovarsi, per così dire, da per tutto»

190 – Qual è lo stato dell’anima nella sua prima incarnazione?

«Quello che è l’infanzia per la vita corporea. L’intelligenza è sul destarsi e si prova a vivere»

191 – Quelle dei nostri selvaggi sono anime nello stato dell’infanzia?

«D’infanzia relativa; ma sono già sviluppate, perché hanno passioni».

Dunque, le passioni sono segno di sviluppo?

«Di sviluppo sì, ma non di perfezione. Sono segno di attività e di coscienza dell’io, ma nell’anima primitiva l’intelligenza e la vita sono allo stato di germe».

192 – Si può, con un portamento irreprensibile in questa vita terrena, balzare al sommo della scala e divenire Spirito puro senza passare per i gradi intermedi?

«No, poiché ciò che l’uomo quaggiù crede perfetto è ancora molto lontano dalla perfezione: ci sono qualità che egli non conosce e non potrebbe comprendere. Egli non può essere più perfetto di quanto comporta la sua natura terrestre; ma da questa perfezione a quella a cui deve giungere c’è una grande differenza. Il fanciullo, per quanto si sviluppi assai precocemente, deve passare per la giovinezza prima di raggiungere l’età matura; l’ammalato, siano pur fenomenali i suoi progressi nella guarigione, deve passare per la convalescenza prima di recuperare la perfetta sanità. E poi lo Spirito deve progredire così in scienza come in moralità e, se non ha progredito che in una di queste due cose, bisogna, per toccare la sommità della scala, che progredisca anche nell’altra; tuttavia, quanto più l’uomo progredisce in questa vita, tanto più brevi e meno penose saranno le sue prove future».

Può l’uomo, almeno in questa vita, assicurarsi un’esistenza futura meno sparsa di amarezze e di tribolazioni?

«Certamente, può diminuire la lunghezza e le difficoltà del cammino. Solo l’infingardo si trova sempre allo stesso punto».

193 – Può l’uomo, nelle sue nuove esistenze, discendere più in basso di quello che era?

«Come uomo, per “condizione sociale”, sì; come Spirito, no».

194 – Può lo Spirito, che fu quello di un uomo dabbene, in una successiva incarnazione animare il corpo di uno scellerato?

«No, perché non può degenerare».

196 – Poiché gli Spiriti non si possono migliorare senza le tribolazioni della vita corporea, sarebbe questa una specie di trafila o di Purgatorio per cui devono passare gli esseri del mondo spirituale allo scopo di giungere alla perfezione?

«Proprio così. Essi migliorano per mezzo di quelle prove, con l’evitare il male e praticare il bene. Solo dopo molte incarnazioni ed epurazioni successive raggiungono, in un tempo più o meno lungo e secondo i loro sforzi, lo scopo a cui mirano».

– È il corpo che, per migliorarlo, agisce sullo Spirito oppure è lo Spirito che, per migliorarsi, agisce sul corpo?

«Lo Spirito. Lo Spirito è tutto; il corpo è una veste che si scioglie in putredine».

207 – I genitori trasmettono spesso ai loro figli una rassomiglianza fisica. Trasmettono loro anche una rassomiglianza morale?

«No, poiché hanno Spiriti diversi. Il corpo procede dal corpo dei genitori, ma lo Spirito non procede dallo Spirito dei genitori. Fra i discendenti di tutte le singole razze non vi è che consanguineità».

Da dove vengono le rassomiglianze morali che talvolta esistono fra i genitori ed i figli?

«Dall’essere Spiriti simpatici attratti gli uni verso gli altri dalla parità di tendenze».

208 – Lo Spirito dei genitori ha influenza su quello dei figli dopo la loro nascita?

«Sì, e grandissima. Come abbiamo già detto, gli Spiriti devono vicendevolmente aiutarsi a progredire. Orbene, gli Spiriti dei genitori hanno, per compito da svolgere, quello di insegnanti dei loro figliuoli per mezzo dell’educazione. Chi vi manca è colpevole».

218 – Lo Spirito incarnato conserva forse qualche traccia delle sensazioni avute e delle nozioni acquisite nelle esistenze precedenti?

«Gliene resta quella vaga rimembranza che gli uomini chiamano idee innate».

Dunque, la teoria delle idee innate non è una chimera?

«No. Le cognizioni acquisite in ciascuna esistenza non si perdono. Lo Spirito, sciolto che sia dalla materia, se ne ricorda sempre. Durante l’incarnazione può dimenticarle in parte, ma l’intuito che gliene rimane aiuta il suo avanzamento, senza di che dovrebbe ricominciare sempre da capo. Ad ogni nuova incarnazione, lo Spirito prende il suo punto di partenza da quello nel quale era rimasto nella precedente».

Quindi fra due vite vi è una grande connessione?

«Non sempre così grande quanto potreste credere giacché, come fu osservato, le condizioni sono spesso assai differenti e nell’intervallo lo Spirito ha potuto progredire».

219 – Qual è l’origine delle facoltà straordinarie di coloro che, senza precedente studio, sembra che abbiano l’intuizione di alcune parti dello scibile, come delle lingue, del calcolo e simili?

«La rimembranza del passato, il progresso antecedente dell’anima di cui però essi stessi non hanno coscienza. Da dove vorreste che provengano? Il corpo cambia ma lo Spirito no, sebbene muti l’involucro esteriore».

817 – L’uomo e la donna sono eguali davanti a Dio ed hanno i medesimi diritti?

«Non ha Egli dato ad entrambi l’intelligenza del bene e del male e la facoltà di progredire?».

818 – Da dove viene l’inferiorità morale della donna in certe contrade?

«Dall’autorità ingiusta e crudele che l’uomo ha preso su di lei. È frutto delle istituzioni sociali e dell’abuso della forza sulla debolezza. Fra gli uomini poco progrediti dal lato morale, la forza crea il diritto».

819 – Perché la donna è fisicamente più debole dell’uomo?

«Perché si capisce che le sono assegnati compiti particolari. L’uomo è fatto per lavori gravi, perché è più forte; la donna, che è più debole, per i leggeri. Ma tutti e due devono aiutarsi a vicenda nelle prove di una vita spesso piena di amarezze».

820 – La debolezza fisica della donna non la pone, per natura, sotto la dipendenza dell’uomo?

«Dio ha dato all’uomo la forza per proteggere il debole e non per assoggettarlo».

823 – Che cosa è il desiderio di vedere perpetuata la propria memoria con monumenti funebri?

«Un ultimo atto di orgoglio».

Ma la sontuosità dei monumenti funebri non proviene, il più delle volte, dai parenti che vogliono onorare la memoria del trapassato, piuttosto che dal trapassato stesso?

«Allora è orgoglio dei parenti, che vogliono esaltare sé stessi. Raro è che quelle dimostrazioni tendano ad onorare il morto; spesso, invece, si fanno per amor proprio, per vanità e per sfoggio di ricchezza. Credete forse che la memoria di un essere diletto duri meno, nel cuore del povero, solo perché non può portare che un fiore sull’umile fossa? E credete voi che il marmo salvi dall’oblio chi visse inutilmente sulla Terra?».

824 – La pompa dei funerali è proprio biasimevole?

«No, quando onori la memoria di un uomo dabbene può essere giusta e di buon esempio».

843 – Ha l’uomo il libero arbitrio dei suoi atti?

«Poiché ha quello di pensare, ha anche quello di agire. Senza arbitrio, l’uomo sarebbe una macchina»

844 – L’uomo fruisce del libero arbitrio fin dalla nascita?

«Non può avere libertà d’agire prima che abbia volontà di fare. Nel primo periodo della vita, la libertà è quasi nulla; poi si svolge e cambia di oggetto con le facoltà. Siccome il fanciullo concepisce i pensieri in rapporto ai bisogni della sua età, egli applica il libero arbitrio alle cose che gli sono necessarie».

845 – Le predisposizioni istintive che l’uomo porta con sé nascendo, non sono di ostacolo all’esercizio del libero arbitrio?

«Le predisposizioni istintive sono quelle dello Spirito prima della sua incarnazione. Qualora egli sia poco progredito, possono incitarlo ad atti riprovevoli, assecondate in questo anche da Spiriti ai quali quelle predisposizioni riescono simpatiche; ma per chi vuole combatterle non c’è attrattiva irresistibile. Ricordatevi che: volere è potere».

868 – Può essere rivelato all’uomo l’avvenire?

«In generale gli è nascosto: Iddio non ne permette la rivelazione che in casi rarissimi e straordinari».

869 – Per quale ragione è nascosto l’avvenire all’uomo?

«Se l’uomo conoscesse l’avvenire, trascurerebbe il presente e non agirebbe con piena libertà poiché, dominato dal pensiero che, se una cosa deve accadere, riterrebbe inutile occuparsene o cercherebbe di evitarla. Ma Dio non lo ha voluto, affinché ognuno concorresse al compimento delle cose stabilite, perfino a quelle a cui vorrebbe opporsi. Così voi stessi preparate più volte, senz’avvedervene, gli avvenimenti che si effettueranno nel corso della vostra vita».

886 – Qual è il vero senso della parola carità secondo il Cristo?

«Benevolenza verso tutti, indulgenza per le imperfezioni altrui, perdono delle offese».

887 – Gesù ha pur detto: Amate anche i vostri nemici. Ma l’amare i nemici non è contrario alle nostre inclinazioni naturali e l’inimicizia non proviene forse dal difetto di simpatia fra gli Spiriti?

«Senza dubbio non si può sentire per i propri nemici un amore tenero e appassionato: il Maestro non l’intendeva così. Amare i propri nemici vuol dire perdonare ad essi e rendere loro bene per male. Di questa guisa vi innalzate, mentre con la vendetta vi abbassereste».

893 – Qual è la più meritoria di tutte le virtù?

«Tutte le virtù hanno merito, perché tutte sono segni di progresso nella via del bene. È virtù ogni resistenza volontaria agli stimoli delle cattive inclinazioni; ma il sublime della virtù sta nel sacrificio dell’interesse personale per il bene del prossimo, senza secondo fine. La virtù più meritoria è quella che si fonda sulla più disinteressata carità».

907 – Il principio delle passioni, che viene dalla stessa natura, è cattivo di per sé stesso?

«No, il male della passione consiste nell’eccesso volontario, giacché il principio fu dato all’uomo per il bene. Ma egli abusa e lo converte in colpa».

908 – Come determinare il limite dove le passioni cessano di essere buone o cattive?

«Le passioni sono come i cavalli: utili, se domati, pericolosi se indomiti. Sappiate dunque che una passione diviene dannosa quando non potete più dominarla e, in una maniera qualsiasi, arriva a nuocere a voi stessi o ad altri».

909 – Potrebbe l’uomo vincere, con i suoi sforzi, le sue cattive inclinazioni?

«Sì, e talvolta con sforzi ben lievi. Ma di solito gliene manca la volontà! Quanto sono pochi coloro che cercano di vincere le loro cattive inclinazioni!».

913 – Quale vizio può essere considerato, fra tutti, come cardinale?

«Lo abbiamo detto più volte: l’egoismo, da cui deriva ogni male. Studiate tutti i vizi e lo ritroverete in fondo a ognuno di loro. Pertanto, avrete un bel combatterli ma non giungerete ad estirparli fino a che non curerete il male dalla radice, fino a che non ne avrete distrutta la causa. Tendano dunque tutti i vostri sforzi a questo fine, perché in esso sta la vera, paurosa piaga della vostra società. Chi vuole approssimarsi in questa vita alla perfezione morale strappi dal suo cuore ogni sentimento egoistico, poiché l’egoismo è incompatibile con la giustizia, la carità e l’amore, e soffoca ogni altra virtù».

941 – Il timore della morte è per molti cagione di sgomento già da giovani. Da dove nasce quell’apprensione poiché hanno dinanzi a sé l’avvenire?

«Hanno torto, è vero, ma che volete? Fin dalla prima fanciullezza si tenta di persuaderli che vi è un Inferno e un Paradiso, e che è assai più probabile che vadano all’Inferno, poiché s’insegna loro che quanto sta nella natura stessa è un peccato mortale per l’anima. Quindi, cresciuti negli anni, se hanno un po’ di criterio non possono ammettere questi concetti e divengono atei o materialisti, riducendosi a credere che oltre la vita presente non c’è più nulla. Se invece persistono nelle credenze dell’infanzia, stanno sempre sotto l’incubo di quel fuoco eterno che deve bruciarli senza distruggerli. La morte non impaurisce il giusto, perché la fede lo rende certo dell’avvenire, la speranza gli accenna una vita migliore e la carità, di cui ha praticato la legge, lo assicura che nel mondo in cui sta per entrare non incontrerà alcun essere del quale abbia a temere lo sguardo».

985 – La reincarnazione dell’anima in un mondo meno materiale è un premio?

«È la conseguenza della sua purificazione poiché, mano a mano che gli Spiriti si vanno purificando, s’incarnano in mondi sempre più perfetti, fino a che non si siano spogliati di tutta la materia e lavati di ogni sozzura per godere eternamente la felicità dei puri, tutt’uno con Dio».

É utile conoscere le vite passate?

La Perfetta Giustizia divina espletata nella legge di causa-effetto concede la possibilità a tutti gli Spiriti di purificarsi e crescere per iniziare la salita nei piani spirituali. Ma non prevede, una volta reincarnati, che ci si ricordi delle vite passate e del motivo preciso per il quale siamo oggi sulla Terra. Certo, ci viene da pensare, che sarebbe tutto più semplice se conoscessimo quali sono gli angoli da smussare. Ma non è detto che conoscerne gli obiettivi sia garanzia di risultato. Anche il ladro sa che non deve rubare, eppure lo fa. Il libero arbitrio fa sì che siamo noi, autonomamente, a scegliere quale strada imboccare ad ogni bivio. Se l’uomo non avesse questa libertà di azione non sarebbe nemmeno colpevole del male compiuto o meritevole del bene operato. Ad ogni scelta troviamo situazioni diverse, spesso non ancora sperimentate nella vita, e questo può mettere veramente a dura prova la nostra volontà. Chi si è “abituato” a fuggire dalle responsabilità derivate dai propri impegni, per esempio, uccidendosi o uccidendo chiunque gli sia di ostacolo, continuerà a farlo per diverse incarnazioni fino a quando capirà che deve assumersi il coraggio di affrontare le proprie responsabilità.

Buttiamo lo sguardo oltre

Volendo accettare la teoria della reincarnazione, quale vantaggio ne avremmo? Se si è deciso di raggiungere una determinata méta, il mezzo con cui verrà raggiunta sarà sempre secondario all’impegno assunto. Sarà una questione di tempo, piuttosto, se invece di andare in macchina si pensa di usare una bicicletta o di avviarsi a piedi; quello che conta è raggiungere la méta. Quindi, l’insegnamento di Gesù è quanto mai opportuno per lasciare il ciclo delle vite nella materia e superare la barriera che separa dalla vera esperienza di crescita, quella a livello di puro Spirito.

Paradiso, Purgatorio, Inferno

Parliamo dei luoghi dove, secondo la visione cristiana e in base al nostro operato, si dovrebbe andare dopo la morte. Forse poteva bastare, un tempo, l’idea che tutto si riducesse ad un pianeta, la Terra, sul quale si svolgeva un’unica esperienza di vita nell’intento di guadagnarsi il Paradiso, pena l’Inferno. Il Paradiso era immaginato sopra le nuvole e l’Inferno nel sottosuolo (salire al Cielo, sprofondare all’Inferno). Dio, si credeva un tempo, passava il tempo a tener nota di quello che l’uomo faceva per poi fargliela, eventualmente, pagare. Poi si è scoperto che la Terra è un bruscolino nello spazio e inoltre gira su sé stessa e intorno al Sole e, con tutto il sistema solare, gira a 700.000 km/ora attorno al centro della nostra Galassia, che è una delle almeno 500 miliardi di Galassie presenti nell’universo finora conosciuto. Ogni Galassia, a sua volta, si ritiene contenga 300-500 miliardi di stelle più i relativi pianeti e satelliti. Dov’è finito il Paradiso? È quindi stato spostato nell’immaginario: non più un luogo ma uno “stato” dello Spirito.

E il Purgatorio? E l’Inferno? Per il Purgatorio, entrato mille anni dopo nella cultura cristiana-cattolica, non si è trovata una collocazione ben definita. Si tentò una definizione nel secondo Concilio di Lione, 1274, per completarla nei Concili di Firenze del 1438 e di Trento nel 1563. Ma le stesse ragioni che motivano i Cattolici a credere nel Purgatorio sono utilizzate dagli Ortodossi e dai Protestanti per provarne l’inesistenza. I Cattolici sono quindi gli unici al mondo a credere nel Purgatorio. La parola Inferno non appare mai nella Bibbia, dove troviamo il termine Sheol (l’oltretomba nebbioso pieno di ombre vaganti) o Geenna (la discarica di Gerusalemme dove venivano gettati e bruciati i rifiuti della città, compresi i cadaveri dei condannati a morte). Ancora oggi si usa il termine Inferno per indicare il luogo delle pene eterne nell’ambito delle tre fedi monoteistiche. L’idea che le anime dei malvagi meritassero una punizione eterna in un luogo apposito si ritrova anche presso le religioni pre-cristiane. In genere esso era concepito come un luogo buio e sotterraneo (gli Inferi) ed era il regno di una divinità preposta alla sorveglianza. Nel cristianesimo, questa divinità è anch’essa malvagia (Lucifero) e dedita ad indurre gli uomini verso il “peccato”. Complice la Divina Commedia, nel Medio Evo si andrà affermando l’Inferno come luogo fisico di pene. Solo la teologia più recente, come già detto, ha sottoposto a profonda revisione il concetto di Inferno portandolo in ambito spirituale e pensandolo non più come un luogo ma come un drammatico stato d’essere vissuto dallo Spirito. Da tener presente che l’Inferno, per i cristiani Ortodossi, non è visto come eterno ma avrà termine alla fine dei tempi con un pentimento universale di tutte le creature, chiamato Apocatastasi. E c’è da chiedersi, con buon senso, se una condanna ad una pena eterna, per dei momenti di debolezza avuti durante una unica esperienza di vita, non sarebbe una chiara negazione della bontà di un Dio “Padre”. La nostra presente apparizione corporale sulla scena del mondo, rispetto all’età che l’uomo ritiene abbia il creato, è infinitesimale. É una frazione di tempo nella quale il divisore ha tante cifre quanti sono i granelli di sabbia sulla spiaggia. Risulta difficile pensare che questa inezia di tempo che stiamo vivendo abbia, per il nostro Spirito, un impatto definitivo nel contesto di esistenza e sviluppo del piano divino. É come se ognuno di noi, dovendo giocare la partita che gli meriterà la promozione o la retrocessione, entrasse in campo solamente un istante. Poi venisse immediatamente ritirato, giudicato e messo su una panchina numerata per il resto dell’eternità a gioire o a soffrire. È ragionevole pensare che ogni Spirito abbia davanti a sé tutta l’eternità per crescere e cercare di arrivare il più vicino possibile a quella realtà che chiamiamo Dio, il Creatore, l’Uno, il Tutto. Da parte Sua, Egli non smentisce la Sua paternità e dà a tutti i Suoi figli la possibilità di ravvedersi. Passando da esperienza ad esperienza entrando in corpi materiali, gassosi o luminosi richiesti dai luoghi o dimensioni nei quali si svolgeranno i suoi innumerevoli tentativi, ogni Spirito crescerà nella consapevolezza attingendo da chi sta più in alto di lui e aiutando nel contempo gli Spiriti meno evoluti. Una lunghissima catena di solidarietà che ha l’obiettivo di far arrivare tutti “il più in alto” possibile. Se a giudicare l’operato degli uomini fosse una mente umana super partes, creerebbe tutte le anime nello stesso momento, le metterebbe sulla stessa linea di partenza, con le stesse opportunità materiali, ambientali, psichiche, spirituali e la stessa durata della vita. In pratica, lo stesso compito in classe uguale per tutti, con lo stesso tempo a disposizione. Questo, dicevo, deciderebbe una mente umana imparziale, conscia che sarebbe ingiusto favorire l’uno e danneggiare l’altro. E se questo arriva a pensarlo un uomo, quanto di meglio avrà concepito Dio? É dura pensare che, chi è nato oggi oppure un milione di anni fa, chi è nato sano o malato, chi è morto subito o ha vissuto cento anni, chi da intelligente e chi da stupido, chi da ricco e chi da povero, chi da drogato e chi da intellettuale, chi in una Nazione ricca e chi in aree disagiate abbia avuto le stesse precise opportunità per raggiungere, volendolo, il premio. Per quale motivo se uno nasce in un corpo completamente inutilizzabile, e passerà tutta la vita accudito da altri senza rendersene conto, dovrebbe meritare il Paradiso? O se nasce in un Paese povero e diventa un bambino-soldato o un disadattato dovrà andare all’Inferno? E perché se un bimbo muore nel seno materno oppure nei primi anni dovrebbe andare in Paradiso senza le tribolazioni della vita? E di esempi simili se ne possono fare all’infinito.

Cosa dicono dell’Aldilà le persone “normali”?

Ma non tutti si accontentano di aspettare ”dopo morte” di conoscere l’Aldilà. Molti grandi personaggi, nel campo spirituale ed esoterico, hanno svolto un grande lavoro per far conoscere a noi tutti quello che esisterebbe dopo la vita. Fra questi ricordiamo quanto riportato e descritto da: Bailey Alice, Barrett William, Blavatsky Helena, Bozzano Ernesto, Brofferio Angelo, Cavalli Vincenzo, De Boni Gastone, Denis Léon, Fidani Demofilo, Findlay Arthur, Flammarion Camille, Flint Leaslie, Ford Arthur Augustus, Garret Eileen, Giovetti Paola, Karadja Mary, Kardec Allan, Kerner Justine, Kubler-Ross Elisabeth, Lodge Oliver, Marryat Florence, Owen Robert, Pappalardo Armando, Pompas Manuela, Prieur Jean, Raymond A Moody Jr., Servadio Emilio, Stainton Moses William, Stead William Thomas, Steiner Rudolf, Swedenborg Emanuel, Tweedale Charles, Vassallo Luigi Arnaldo, Wallace Alfred Russel, Zammit Victor. Purtroppo, quasi nessuno conosce un personaggio fra quelli elencati, tenendo presente che l’elenco ricorda solo alcuni nomi, e se viene chiesta la propria opinione al classico uomo della strada, questi risponde: “Di là non è mai tornano nessuno…!”. Vale allora la pena parlare di tutte quelle persone che, da vivi, hanno avuto modo di visitare il cosiddetto Aldilà e di ritornare per raccontarlo. Parliamo dei fenomeni chiamati:

  • NDE (Near Death Experience – Esperienze di premorte)
  • OBE (Out of Body Experience – Esperienze fuori dal corpo)
  • Ipnosi regressive

sperimentati da persone normali nel corso della loro vita. È stato calcolato, per difetto, che oggi al mondo vivono decine di milioni di persone che hanno avuto queste esperienze; eppure, in pochi sembrano conoscere e dar credito a queste realtà.

NDE

È proprio vero che “Nessuno è più cieco di chi non vuol vedere, né più sordo di chi non vuol sentire”. La grande diffusione libraria, le televisioni ed i social permettono oggi ad ogni individuo, con discernimento, di potersi informare, se lo desidera, su questo fenomeno. La rete è piena di testimonianze di persone che ci mettono la faccia nel raccontare la loro esperienza di premorte e non hanno vergona di apparire sciocchi davanti a tutti, perché credono sinceramente in quello che hanno vissuto. Si tratta per lo più di pazienti temporaneamente deceduti durante un’operazione chirurgica, oppure di cardiopatici con arresto cardiaco prolungato, o vittime di gravi incidenti, o pazienti col diagramma piatto, o coma ritenuti irreversibili. Un particolare molto interessante è dato dalla coerenza che si riscontra in tutte le esperienze riportate, tanto da poter tracciare un fac-simile per tutte gli episodi di NDE così riassunto:

Nella maggior parte dei casi si tratta di una persona in gravissime condizioni, o già morta, la quale si trova improvvisamente a fluttuare sopra il proprio corpo e si mette ad osservare quello che accade sulla scena. Poi attraversa in un attimo un tunnel, o un tratto oscuro, o percorre una strada, e si ritrova in un paesaggio di luce abbagliante. Qui viene accolta da parenti e amici morti di recente. Può ora ammirare panorami dalla bellezza indescrivibile, con particolari e colori paragonabili solo pallidamente a quelli terrestri. Non prova più nessun dolore fisico, se ne soffriva, e viene inondata da un travolgente sentimento di amore, di gioia, di pace. Incontra uno o più esseri luminosi (i cristiani credono di vedere Gesù o altri santi, così come i fedeli delle altre religioni riconoscono i loro santi e Maestri) che li sollecitano a rivedere la propria vita. Questo avviene in maniera rapidissima, ma nello stesso tempo così lentamente da poterne esaminare ogni dettaglio. Il permanere in questo regno di luce è così immensamente gradevole che vorrebbe rimanervi per sempre.
Ma ecco che l’essere, o gli esseri, di luce gli dicono che non è ancora giunta la sua ora e che deve ritornare nel suo corpo.

Il fenomeno è interculturale. Interessante è il particolare che tutti ricordino di aver sperimentato la visione retrospettiva della propria vita. Questa esperienza viene ben descritta anche in antichi testi, vecchi di millenni, quali: Il Libro tibetano dei morti, Il Libro egiziano dei morti, il racconto di Platone su quanto accaduto al soldato Er, gli scritti yogici di Patanjali. Quando le persone che hanno vissuto una esperienza di NDE riprendono conoscenza, riferiscono ogni cosa e sono in grado di descrivere minuziosamente quanto avvenuto attorno a loro: chi li ha raccolti e portati all’ospedale e in che modo, chi c’era in sala operatoria, cosa si sono detti, che strumenti hanno utilizzato, cosa c’era all’interno degli armadietti che hanno aperto, chi era presente in sala d’aspetto, che cosa si dicevano… e così via. Anche le persone ormai cieche da anni non sono esenti dal fenomeno e sono in grado di riferire le persone presenti, il colore dei loro abiti, il mobilio, le piante, i fiori del giardino ecc.

Tutti fanno l’esperienza del viaggio nel regno di luce, anche se la loro “morte” dovesse protrarsi solo per pochi minuti. In effetti, sembra che nell’Aldilà non esista spazio e tempo; ciò che credono essere durato ore o giorni può essere invece accaduto in pochi minuti, ma sufficienti per vedere tutto, bene e senza fretta. Un elemento a sostegno del fatto che non possono essere allucinazioni è che lo vivono anche persone con Elettroencefalogramma (EEG) piatto. Le allucinazioni, come ben sanno gli addetti ai lavori, vengono rilevate da un EEG, eppure queste esperienze vengono riportate anche da pazienti con EEG piatto! Si può quindi concludere che le persone che riferiscono di NDE non soffrano di allucinazioni, ma che abbiano visitato un altro livello della realtà che abitualmente conosciamo. Anche i bambini riferiscono di queste esperienze. Il dottor Melvin Morse, pediatra di Seattle, è uno dei tanti che hanno avuto modo di toccare con mano questo fenomeno in quanto per un decennio ha fatto servizio su un elicottero medico che trasferiva i pazienti negli ospedali. Questo gli ha dato modo di parlare con tanti bambini rianimati il cui racconto era sempre lo stesso: si erano ritrovati fuori dal loro corpo e avevano osservato i medici che lavoravano su di loro, avevano attraversato un lungo tunnel per ritrovarsi in un ambiente di grande luce dove esseri luminosi li rassicuravano e confortavano.

Come in un film

A parte i bambini più piccoli, coloro che sperimentano la premorte rivivono come in un film tutti i momenti, le emozioni, le gioie e i dolori che hanno segnato la loro vita fino a quel momento. Percepiscono anche la gioia che hanno fatto provare agli altri, come pure il dispiacere e il disappunto provato dalle persone a cui hanno fatto del male. Nessun ricordo, per insignificante che sia, viene tralasciato, nemmeno tutti i pensieri fatti nel corso della vita. Si rendono conto, e viene loro rammentato dagli Esseri di Luce, che l’unica regola, l’unico valore, è l’amore e che è importantissimo anche l’apprendimento da incarnati, perché la conoscenza è una delle poche cose che potremo portare con noi dopo questa vita. Ne risulta che, una volta rianimati, queste persone vedono l’esistenza con occhi diversi: perdono interesse per il denaro e i valori del mondo, trascorrono più tempo possibile con le persone che amano, si danno da fare per aiutare gli altri, imparano a sostituire la rabbia con l’amore, leggono e studiano. Spesso non sono compresi dai loro stessi parenti, che non capiscono questi mutamenti, spesso radicali.

Nonostante gli infiniti casi esaminati negli ultimi decenni, l’umanità continua ad ignorare il fenomeno. Forse perché, per partito preso, non intende avallare la possibilità di realtà spirituali, o forse perché insiste la convinzione che esiste solo ciò che può essere oggettivamente provato, o forse perché riconosce la propria incapacità anche solo di accennare ad una spiegazione. Per chi vuole approfondire, esistono infiniti modi per farlo.

 

OBE

Le uscite dello spirito dal corpo sono spontanee nel caso di NDE, ma ci sono persone che hanno imparato come lasciare il proprio corpo quando lo desiderano. Tralasciando di parlare dei mistici di tutte le religioni che ne hanno usufruito e degli sciamani (che usano inalare fumi o bere pozioni per ottenere ciò), come pure dell’esperienza straordinaria e prolungata di Swedenborg, parliamo di persone comuni appartenenti alla nostra epoca. Uno dei più famosi è certamente Robert Monroe, che fu dirigente radiofonico e produttore televisivo. Nel 1958 ebbe a provare i primi sintomi che precedono lo scorporamento; dopo una iniziale e comprensibile paura, li assecondò e imparò a gestirli. Iniziarono così le sue esperienze fuori dal corpo fisico che non abbandonò per tutta la vita. Naturalmente, i primi tempi pensò di non stare bene, di essere affaticato, di avere le allucinazioni. Anche i medici da lui interpellati non avevano altra diagnosi da proporre. Eppure, non gli pareva di essere una persona stressata. Iniziò quindi a tenere un diario per descrivere ogni uscita ed a perfezionare sempre meglio il distacco dello spirito dal corpo. Un amico psicologo gli riferì che questo fenomeno, ampiamente conosciuto in oriente, veniva raggiunto in India dagli yogi solitamente dopo una trentina d’anni di meditazione e studio.

Fece esperimenti quasi tutti i giorni fino al 1964, poi iniziò a mettere tutto in un primo libro “I miei viaggi fuori dal corpo” e il fenomeno iniziò così a divenire di dominio pubblico anche nell’occidente super industrializzato. Usò la sua curiosità e la sua determinazione per trovare un modo empirico per uscire dal corpo, ma cercò anche di scoprire se vi fossero delle motivazioni scientifiche a tutto questo. Nel 1974 fondò l’Istituto non-profit “The Monroe Institute” per insegnare alle persone ad uscire dal corpo in tutta sicurezza. Più tardi scoprì e brevettò una tecnica basata sul suono, tutt’oggi insegnata e impiegata per i viaggi fuori dal corpo. In questi decenni sono migliaia e migliaia le persone che hanno appreso questo metodo e lo utilizzano per migliorare consapevolezza e qualità della vita. Non era un mistico, anzi, era una persona molto pragmatica e, poiché durante i viaggi fuori dal corpo vengono esplorate realtà non fisiche, si inventò dei nomi per ogni locazione visitata.

I viaggi astrali di Robert Monroe

Ha riportato le sue esperienze in alcuni libri, sempre disponibili per chi volesse saperne di più. Grazie ai suoi numerosissimi viaggi poté compilare una mappa riassuntiva dei vari livelli raggiunti, che lui assimilava a sfere concentriche. Diede loro questi nomi:

C1 – è la realtà fisica, la base di partenza, il mondo che tutti noi abitiamo e condividiamo.

Focus 22 – è la prima “sfera” attorno alla realtà fisica. Vi si possono trovare gli spiriti di coloro che sono in coma, sotto anestesia o sotto l’effetto di droghe pesanti.
È possibile, durante l’uscita dal corpo, contattare queste persone.

Focus 23 – circonda il Focus 22. Contiene gli spiriti di coloro che, pur essendo defunti, sono rimasti bloccati tra il mondo fisico e l’Aldilà. Non si capacitano di essere morti, spesso per causa improvvisa, sono molto attaccati ai loro interessi e non sanno come muoversi nell’ambiente in cui si trovano, né cosa fare. In questo livello sono presenti quelli che sembrano essere degli assistenti spirituali che cercano di rassicurarli e di indirizzarli verso luoghi migliori.

Focus 24-25-26 (Territori dei sistemi di fede) – qui sono raggruppati gli spiriti che, da vivi, hanno professato la stessa fede religiosa. Sono presenti tutti i tipi di “Paradiso” nei quali è stato loro insegnato a credere da incarnati. Queste credenze sono molto forti e quando si muore si va, per legge di similitudine, assieme a coloro che la pensavano allo stesso modo. Questi “Paradisi” sono chiamati “Paradisi vuoti” perché, dopo qualche tempo, gli spiriti presenti capiscono le incongruenze delle proprie credenze, pratiche religiose, dottrina e si spostano verso livelli superiori.

Focus 27 – è il livello nel quale si soffermano quasi tutti gli spiriti dopo la morte, a meno che non vengano bloccati nei precedenti territori dei sistemi di fede. Gli spiriti di questo livello possono scegliere fra molte attività: aiutare quelli rimasti intrappolati nel Focus 23 a trovare la loro strada, essere a loro volta assistiti da medici e infermieri spirituali nel caso la morte sia avvenuta dopo lunga e dolorosa malattia (vedi le esperienze dei soldati morti in battaglia riportate dal Bozzano), continuare studi e progetti portati avanti sulla Terra avendo ora a disposizione una quantità enorme di conoscenze e dati. Nel Focus 27 si può anche scegliere di reincarnarsi per evolvere più facilmente, o per aiutare altri nella crescita spirituale, o per apportare all’umanità nuove invenzioni ecc.

La sua immensa, personale esperienza di viaggi nell’Aldilà ha permesso a Monroe di informare che esistono mondi non fisici e che sono molto più complessi e variegati della nostra realtà fisica. È scomparso nel 1995, a 80 anni, lasciando una preziosa raccolta di informazioni su quanto si presenterebbe dopo la nostra morte corporale.

È estremamente facile capire che, per i cultori della materia, i vari luoghi visitati ed etichettati da Monroe non sono altro che i già menzionati piano eterico, astrale e mentale, altrimenti detti prima, seconda e terza sfera, in ognuno dei quali sono presenti infiniti livelli di consapevolezza perché possiamo a ragione ritenere che, fra i trilioni e trilioni di spiriti, non ve ne siano due che abbiano acquisito, in un dato momento, lo stesso identico grado di evoluzione.

Ipnosi regressive

La pratica dell’ipnosi regressiva si perde nella notte dei tempi. Probabilmente i primi a sperimentare la pratiprasavah furono le popolazioni indiane. Il termine sanscrito significa “rinascere a ritroso” e identifica le più antiche pratiche yogiche di regressione.

Più tardi, anche in Europa venne conosciuta e utilizzata questa pratica; poi, osteggiata dalla religione dominante, questa pratica è rimasta nascosta per quasi duemila anni, fino al 1862, quando il tedesco Galitzin ipnotizzò una signora che iniziò a parlare correttamente il francese, che non poteva conoscere, e descrisse nei particolari un omicidio accaduto molto tempo addietro; fatto sul quale Galitzin indagò e trovò conferma anche nei ricordi dei vecchi contadini di quel luogo. Da quel momento, sostenitori e detrattori dell’ipnosi regressiva, e quindi della reincarnazione, si sono dati battaglia e la controversia continua ai nostri giorni. Fu lo psichiatra canadese Ian Stevenson ad iniziare nel 1970 uno studio sistematico del fenomeno, spesso utilizzando i bambini, accumulando centinaia di prove inconfutabili di vite precedenti. In quegli stessi anni anche psicologi e psichiatri di spessore quali Danys Kelsey, Thorwald Dethlefsen, Raymond Moody e Brian Weiss si interessarono all’ipnosi regressiva. Grazie al loro lavoro ci si rese conto che una corretta regressione può portare a ricordi dell’inconscio profondo che si rivelano essere  prove di vite precedenti. Oggi questa tecnica viene spesso praticata per ricercare nelle vite passate la causa di problemi attuali, con l’intento di prenderne coscienza e di risolverli (ma sono rari gli operatori competenti). Quello che si può ottenere è anche la conferma di quanto vissuto nelle esperienze di premorte (NDE) e dei viaggi in astrale (OBE). Il soggetto descrive nei particolari, a ritroso, i momenti della sua dipartita, del luogo in cui è venuto a trovarsi dopo la morte, le esperienze lì vissute, gli incontri fatti, il motivo dell’attuale incarnazione ecc. Tutto questo è sovrapponibile alle esperienze di NDE e OBE, come detto, con la differenza che il racconto non si limita all’ultima esperienza di vita, ma può continuare a ritroso per vite e vite. Per chi cerca di conoscere qualcosa di più sul perché si trova qui e qual è lo scopo di una vita spesso dolorosa, questa esperienza potrebbe aiutare a vivere con più convinzione e rinnovato interesse la propria vita; come pure potrebbe indurre sensi di colpa per le malvagità compiute, oppure rabbia per aver vissuto precedentemente in condizioni migliori.

Internet e le librerie propongono un’infinità di casi fra i quali, con un po’ di buon senso, si possono conoscere le esperienze di professionisti seri e preparati, ricavandone vere e proprie lezioni di vita.

C’è bisogno di operatori.

Confidiamo di trovare volontari disposti a donare del loro tempo per servire i fratelli.

CENTRO SALUTE SPIRITUALE
“Maria Claudia Martins”

Associazione culturale
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37063 – ISOLA DELLA SCALA (VR)

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